facebook
twitter
linkedin

Città

Auschwitz-Birkenau

I campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau sono i principali simboli della follìa tedesca durante la seconda guerra mondiale. Il museo di Auschwitz è patrimonio culturale dell'UNESCO dal 1979.
Si trovano presso la città di Oświęcim (nome polacco di Auschwitz), nel voivodato della Piccola Polonia (woj. małopolskie), a 66 km da Cracovia e a 35 km da Katowice.
Il campo di Birkenau-Auschwitz II è fra tutti il più grande ed è quello che ha contenuto infatti il maggior numero di prigionieri.
Si trova nella località di Brzezinka (ovvero il nome polacco di Birkenau), nella parte Ovest di Oświęcim. 
Già da lontano salta subito all'occhio la stazione dove arrivavano i treni con i deportati, un'immagine simbolica ed estremamente triste.
Salendo le scale della stazione, è possibile vedere tutto il campo, le baracche ancora in piedi, i resti di quelle abbattute e i binari che si estendono al suo interno.
Dopo la guerra, molte baracche sono state smantellate dalla gente del posto per recuperarne il legno, soltanto dopo è stato deciso di crearne un museo ma molto era ormai andato perso.
Scendendo, è possibile visitare le baracche (è però vietato scattare foto all'interno). In alcuni di essi i ripiani dove dormivano i deportati sono ancora presenti, così come i giacigli. Bisogna considera che esse sono state costruite inizialmente per tenerci dei cavalli, solo successivamente sono state "adattate" alle persone, che vivevano assiepate a decine in condizioni disumane.

Il museo di Auschwitz si trova a soli 3 km da Birkenau, sulla ul. Leszczyńskiej. L'ingresso è gratuito (così come a Birkenau). Prima di visitare il museo, è possibile vedere un film (a pagamento) sulla storia del campo.
Proseguendo verso l'ingresso del campo, si arriva all'agghiacciante cancello con la scritta "ARBEIT MACHT FREI", ovvero "il lavoro rende liberi", una frase grottesca quanto macabra, presente in diversi campi di concentramento, dove si ritrovavano a passare i deportati al ritorno dai lavori forzati.
Accanto l'ingresso (contornato ovunque da filo spinato fra i quali si sviluppavano dei corridoi) si trovava una orchestra musicale, costituita da deportati, che doveva continuamente suonare una macraba marcia.
Il percorso all'interno consente di visitare gli edifici dedicati ai prigionieri di ogni paese. Uno di questi è dedicato all'Olanda (al primo piano) e all'Italia (al pianterreno). Si passerà su un'impalcatura in legno attorniati da un'opera di arte moderna. Alla fine del breve tragitto si potrà leggere uno spezzone di del romanzo autobiografico "Se questo è un uomo" di Primo Levi, uno dei sopravvissuti del campo.
Negli altri edifici sono presenti altre mostre, sotto vetro si trovano ammassi di oggetti appartenuti ai prigionieri, come valigie, scarpe, occhiali, pettini, pentole e molto altro. Fra gli oggetti più agghiaccianti, spiccano lo Zyklon B, ovvero il gas usato per uccidere i prigionieri nelle "docce" e tralicci costruiti con capelli umani.
Molti corridoi sono corredati da foto dei prigionieri, immagini che fanno spesso un certo effetto solo provando a capire la sofferenza di ognuno di loro.
I posti forse più tristi sono il muro della morte, luogo delle esecuzioni, accanto al blocco n. 11 e il forno crematorio. Inutile dire che è richiesto il massimo silenzio e rispetto visitando questi posti, dato il numero di persone morte là dentro.
Una visita ad Auschwitz e Birkenau è da fare una volta nella vita, solo per capire o "provare" a capire fino a che punto può arrivare la follìa umana. 
Chi visita il museo, all'uscita, avrà una percezione delle cose un po' diversa. E' un posto che porta a riflettere, un qualcosa che resta nella vita di ogni persona, del proprio bagaglio culturale e della propria coscienza.
0
0
0
s2smodern
2017  italia-polonia.eu