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Affascinante, cara, unica – Cracovia Ignota

  
L'amica Karolina ci ha inviato una sua guida, molto bella, su Cracovia.
Per chi è già stato nella splendida città polacca, dovrebbe leggere il testo tutto d'un fiato, magari con una bella musica di sottofondo e ritornare lì con la mente, mentre, chi non c'è ancora stato, ne rimarrà sicuramente incuriosito.

E' Il mio primo articolo su questo sito ma certamente non il primo testo che pubblico, né il primo che scrivo. Ne scrissi tanti, in diversi anni, ma sono fermamente convinta che il mio primo articolo che appare su questo sito, interamente dedicato ai rapporti, curiosità e al patrimonio culturale italo-polacco, deve avere come argomento principale la mia città, Cracovia. Non per il testardo campanilismo montanaro per cui noi cracoviani siamo conosciuti in Polonia, non per un delicato suggerimento del moderatore o per un'altra imminente vis maior, ma semplicemente per il fatto che è proprio Cracovia quella che mi manca di più qui, a quasi 3000km di distanza, all'ombra dell'Etna. Mi mancano le strette viuzze del centro storico, così vicino al posto dove, sempre, abito.. le antiche ombre delle basiliche, stormi di piccioni, il tremante luccichio delle tranquille acque della Vistola .. le freddi correnti d'aria che anche in una torrida giornata d'estate sbucano dai portoni socchiusi e vi ubriacano di odore di mattoni centenari, di androni scolpiti e di sotterranei che, si dice, finiscano a chilometri e chilometri dal centro, mai scoperti fino in fondo..Così la vedo, la mia città, e così voglio raccontarvela. Insolita e sconosciuta.. la mia Cracovia Ignota.

Chi la vede per la prima volta ne rimane incantato; è comunque quasi sempre un incanto inaspettato, sottovalutato e a volte persino incosciente. Ricordo di essere rimasta incantata nello stesso modo pure io quando per la prima volta vidi Venezia, Atene, Roma, colpita da una bellezza remota che non riuscivo ad esprimere, un fascino che sentivo ma non riuscivo a verbalizzare. Credo che lo stesso effetto provochi ai turisti la mia città nel sud della Polonia, l'antica dimora dei re, culla dell'arte e del pensiero, grande già agli albori delle prime culture medievali sorte nelle nostre terre nei primi anni dell'alto medioevo. Chi viene per la prima volta, prova a conoscere e a gustarne l'atmosfera con una guida in mano - inizia dalla stupenda Piazza del Mercato , visita Sukiennice [l'ultima parte rimasta del favoloso mercato di stoffe (vedi pol. sukno (stoffa grezza) che, dopo un enorme incendio della metà del XVI secolo non riacquistò mai più la bellezza originaria], il Duomo ( dedicato a Santissima Vergine Maria), procede poi indubbiamente verso il Castello di Wawel, percorrendo lentamente l'antica via Grodzka , la stessa che accoglieva tutti quelli che, secoli prima, venivano a rendere omaggio ai re della Polonia. Visitato il Castello e la Cattedrale - l'ultima, eterna casa per molte famiglie reali - dal colle di Wawel si ammira poi la Vistola e il lontano Tumulo di Kosciuszko, il primo eroe polacco che, combattendo per la libertà della Polonia soffocata dalle dominazioni straniere divenne al tempo stesso eroe degli Stati Uniti. Lì, di solito, finisce il percorso “obbligatorio”, quello suggerito dalle principali guide, quello che per primo si scarica da Google .. quello di cui parlano gli amici appena rientrati dopo un tour “mordi e fuggi” di al massimo una settimana. Qualcuno potrebbe chiedere: tutto qui? Basta così? La favola termina nel momento in cui lasciamo la solenne ombra della Cattedrale, o quando scendiamo la tortuosa e ripida scaletta che porta gli audaci curiosi ad ammirare la campane, appese nella Torre dei Sigismondi (Wieza Zygmuntowska) ? La favola non finisce.. continua invece e sopravvive, nei posti che di solito non si vedono o perché non basta il tempo, o perché semplicemente se ne ignora l'esistenza..la favola continua nelle leggende che spesso la guida frettolosa nemmeno ricorda, nei particolari che, nascosti troppo in alto o troppo in basso, aspettano di essere scoperti. E perciò vorrei che, alla vostra prossima visita a Cracovia, ci faceste caso. Vorrei che vi azzardaste a lasciare le strade battute e vi lasciaste affascinare dalla parte sconosciuta della città. Chi invece ci va per la prima volta, che alzi la testa o al contrario, che ogni tanto abbassi gli occhi. ..che si ricordi un sussurro della leggenda, un verso della fiaba, un frammento della storia di Cracovia che ora , a modo mio, voglio raccontare.

 
WAWEL
 
Le costole di mammut e di balena – clessidra della fine del mondo
 
Quando visiterete la Cattedrale di Wawel, soffermatevi per un attimo all'antico portone. La scala che ci porta non invita certo a correre, ma spesso si ha troppa fretta ad entrare e non ci si immagina nemmeno cosa siano dei grossi ossi anneriti, appesi ad una catena sulla sinistra del portone della Cattedrale. Di solito non si vedono nemmeno. Sono invece costole di mammut e di balene, trovate per volontà del caso nei pressi del Castello. Non sono ossi qualsiasi però; i cracoviani credono che il giorno in cui si romperà la catena e i resti preistorici cadranno per terra segnerà “l''inizio della fine del mondo”. Finora le costole sembrano ben ferme e non lasciano di che preoccuparsi..sarà di nuovo un puro caso, o piuttosto la premura di un cittadino furbo, che con un pezzo di ferro robusto, ogni tanto, aiuta a resistere la catena degli eventi e inganna la storia?

 

Kurza Stopka (La Zampetta di Gallina) e il raduno dei cavalieri
 
Restando sempre al Castello di Wawel provate a trovarvi vicino a Kurza Stopka (torre-non torre della parte abitabile del Castello la cui curiosa forma ben si nota vista dallo sbocco di via Grodzka o meglio ancora, di via Kanonicza - it. Via dei Canonici, chiamata così in quanto quasi interamente occupata dai palazzi di vescovi ed arcivescovi dell'antica Cracovia). Perché Zampetta di Gallina?? Una volta vista la torre, il nome non lascia alcun dubbio ; eretta su degli archi allungati che arrivano fino alla metà di essa, la torre sembra davvero una zampetta di gallina. Divertente, vero? Certo, ma solo fino al tramonto. Al crepuscolo, la torre con i suoi sotterranei diventa scena di uno dei più misteriosi spettacoli dei fantasmi che, in abbondanza, si manifestano in vari luoghi della mia città. Chi avrà la fortuna di trovarsi nei pressi di Kurza Stopka dopo il tramonto sentirà fruscio dei mantelli, scricchiolio di porte , nitrito di cavalli, voci. A Cracovia diciamo che sono i nostri re del passato che vegliano su di noi e sulla nostra città anche dall'aldilà, e che al chiarore della luna si radunano in una sala della loro antica dimora per discutere del futuro del loro paese. . Per molti non è che una leggenda.. anche perché solo chi è buono e giusto riesce a percepire la presenza dei cavalieri e a sentire le loro voci. Chi invece ha la coscienza impura sentirà solo un enorme spavento, e la voglia di fuggire più lontano possibile.. Se avrete quindi la possibilità di avvicinarvi a Kurza Stopka con la luna piena, fermatevi un momento ad ascoltare..si dice che assistere al raduno dei cavalieri porti fortuna, anche ai forestieri.. non resta che provarci..
 
 
Wawel Zaginiony - Wawel disperso
 
Nel frenetico passare da una mostra all'altra, dal Tesoro all'Armeria, dalla Sala del Trono alla Sala delle Teste si dimentica spesso una mostra interessantissima, purtroppo tanto importante quanto trascurata. Sarà perché è stata allestita in un luogo un po' appartato e ingrato (l'ingresso si trova accanto al baretto, sulla sinistra se usciamo dal Cortile, sulla destra se avete appena lasciato la Cattedrale e vi dirigete verso le panchine, per riposarvi un po' e ammirare i possenti cannoni addormentati sul prato..) - basta dire che molti la evitano o la considerano poco interessante mentre è una delle mostre più antiche e più vere di tutto il Colle di Wawel. Wawel zaginiony – Wawel disperso, disperso nell'ombra dei secoli o addirittura millenni, sepolto sotto il Cortile, sotto le Stanze Reali, nel silenzio tombale delle pietre preistoriche e dei reperti archeologici forse fragili ma di un valore inestimabile, ai nostri tempi. Ci troverete gli antichi fondamenti delle prime chiese e cattedrali rudimentali sorte lì dove oggi sorge il Castello rinascimentale, rocce appena lavorate, plasmate dagli antichi artigiani con l'aiuto di arnesi che siamo abituati a vedere solo nei musei. Scendendo sempre più in profondità, alla luce effimera delle lampadine bianche vedrete com'era la Cracovia dell'anno mille, o millecento, vedrete oggetti quotidiani pervenuti nel terreno sottostante non molto tempo fa – pettini, anelli, bracciali di osso o di rame, le prime collane di vetro portate nelle terre vicine dalle legioni Romane e giunte a noi con carovane dei primi mercanti, tanto coraggiosi da farsi strada fra le foreste primordiali che a quel tempo coprivano la gran parte dell'Europa Centrale. Vedrete antiche spade e tombe, tutto ciò camminando su dei ponticelli di pietra molto suggestivi che danno l'impressione di trovarsi sospesi nello spazio e nel tempo , nel vero senso della parola. Mi raccomando, non perdete quella mostra. Il percorso non è lungo, ma ne vale assolutamente la pena.
 
 
N.B – Consigli utili per chi vorrà visitare il Castello di Wawel:
 
la biglietteria centrale (che si trova sul versante nord del colle, sotto la statua equestre di Kosciuszko) non per puro caso apre la mattina presto: le visite vanno prenotate per orari concreti (chi è stato agli Uffizi di Firenze avrà presente cosa vuol dire). Un esempio: Le Stanze Reali del I piano ore 9.30, il II piano ore 10.30 ecc. Questo procedimento garantisce un flusso controllato di migliaia di turisti ed anche un relativo ordine, ma non lascia sicuramente troppo spazio per fare foto, riposarsi sulle panchine o per scegliere souvenirs. Visto ciò, bisogna organizzarsi meglio..Il mio consiglio è quindi quello di:
  • verificare (presso l'Informazione Turistica di via Sw. Jana, angolo con Piazza del Mercato) se il giorno in cui volete visitare Wawel, le mostre che vi interessano sono aperte e disponibili. Tutto ciò per evitare di trovare aperte, ad es., le Stanze del I piano mentre quelle del II sono chiuse, e simili.
  • recarsi alla biglietteria la mattina presto, non alle 10.30 :) come si suol fare. Solo la mattina presto, prima delle 9.00, sono disponibili tutti gli orari, si evitano lunghe file e, di conseguenza, terminata la visita, si ha più tempo per “attività facoltative” quali foto, souvenirs, o un gelatone sulle mura. Tutto ciò non vuol dire che visitare Wawel è una corsa; è per farvi capire che bisogna organizzare bene la mattinata (il pomeriggio è da evitare siccome il museo di Wawel chiude presto)
  • alla biglietteria centrale si prendono solo una parte dei biglietti. Chi vuole visitare la Torre Zygmuntowska (e vedere la famosa Campana di Sigismondo) o chi vuole vedere il Museo Cattedrale deve prendere i biglietti alla cassa nel portone davanti alla Cattedrale.
 
 
La Testa con la bocca fasciata
 
Nelle Stanze reali del castello di Wawel toverete sicuramente la Stanza delle Teste. Venne così chiamata vista la grande quantità (ora, purtroppo, ridotta) di testoline umane, minuziosamente scolpite in legno, che rendono unico il soffitto rinascimentale della Stanza. Uomini e donne, giovani e anziani con espressioni realistiche, pettinature e copricapi di allora, accolgono da secoli chi visita la loro dimora. Guardano con gli occhi di legno, aprono o serrano le bocche .. solo una testa è diversa. La testa di una donna di mezza età, espressione severa, occhi spenti..bocca fasciata. Perché? All'epoca del Rinascimento, la Stanza che noi oggi chiamiamo quella “delle Teste” aveva un altro nome. Era la Stanza dei Giudizi, quella in cui si tenevano i processi e dove il re, in quanto giudice supremo, rilasciava le sue irrevocabili sentenze. Un giorno, nella Stanza si tenne un processo. Il re Sigismondo Augusto, figlio di Sigismondo il Vecchio ( uno dei monarchi più potenti e più importanti della Polonia, marito di Bona Sforza) stava ancora riflettendo sulla sentenza che doveva annunciare. Il caso era difficile e il re stava seduto sul trono, a testa bassa e braccia incrociate davanti a tutte le persone che lo fissavano impazienti, in attesa del suo giudizio. In quel silenzio, improvvisamente, si sentì una voce: “Re Augusto, sii giusto nei tuoi giudizi!”. Fu una delle teste di legno, quella della donna dall'espressione severa, che osò ad interrompere i pensieri del re ricordandogli che i suoi giudizi avevano la facoltà di cancellare o di ridare la vita. Il re, furioso, ordinò allo scultore di fasciarle la bocca affinché non desse mai più lezioni a nessun monarca... e tale rimase fino ad oggi giorno, con la bocca fasciata, ammutolita per sempre. Passando per la Stanza delle Teste dateci un'occhiata. Vi rimarrà impressa.

 
CITTA'
 
Jama Michalika – non solo caffè e dolci..
 
Stanchi delle continue passeggiate e stufi delle inevitabili file davanti alle biglietterie, cercherete sicuramente un rifugio tranquillo dove riprendere il fiato. Invece di cercare disperatamente posto in uno dei ristorantini all'aperto, vi consiglio di lasciare la Piazza del Mercato e di farvi una bella passeggiata lungo via Florianska, alla scoperta di uno dei caffè più magici di Cracovia, chiamato Jama Michalika (Tana di Michalik). Il caffè si trova sulla destra (se partiamo dalla Piazza), a due passi da Mc Donald's la cui vicinanza toglie, dal mio punto di vista, il rispetto che dobbiamo a quel posto tanto bello quanto storico. Jama Michalika diventa famosissimo nel ventennio fra la I e la II Guerra Mondiale – è la meta preferita dei poeti e degli artisti che operano o soggiornano a Cracovia. Ospita il cabaret Zielony Balonik (Palloncino Verde), il cabaret più celebre della Polonia di quei tempi, per diventare infine simbolo della bohème e della vita poetica cracoviana. L'interno è tutto un gioiello: affreschi, tavolini e sedie fantasiose, scolpite in legno prezioso, musica classica, tende, caminetti e luci soffuse vi portano in un'altra dimensione trasformando un semplice pomeriggio in una fantastica retrospezione nei secoli passati, un incontro ravvicinato con l'esuberanza di colori e dei suoni dell'epoca di Baudelaire e Rimbaud. Il servizio è disponibile e simpatico e, nonostante il caffè non sia proprio il massimo, vi consiglio di assaggiare il sernik krakowski (una specie di torta di mascarpone dolce e raffinata) o un altro dolce che vi sembrerà invitante e gustoso. Vi assicuro comunque che anche un semplice biscotto, in quell'ambiente, acquista un sapore speciale, mai sentito prima.
 
 
Le due Torri e un ... coltello
 
 
Visitando la Piazza del Mercato vedrete sicuramente Sukiennice, l'ultima pare conservata dell'antico mercato delle stoffe, un lungo edificio con arcadi e mascheroni, al centro della Piazza. Sukiennice è tagliato in lunghezza da un vasto corridoio ai lati del quale si trovano innumerevoli bancarelle con oggetti in ambra e argento ed altri souvenirs. In larghezza, invece, c'è un altro, corto passaggio segnato da due portoni sempre aperti. In uno di quei portoni (quello che si affaccia al “lato del Duomo”), gli occhi di un visitatore avvertito troveranno un particolare di sicuro interesse, tanto antico quanto tenebroso. In alto, si vede appeso ad una catena un lungo coltello, coperto di ruggine secolare. Sembra un coltello da macellaio: si distinguono facilmente il manico e la lama, lunga almeno 3 volte quello. Chi lo appese, e per quale motivo? Per darvi le spiegazioni necessarie devo farvi tornare col pensiero al Duomo di Cracovia. La basilica gotica di Santissima Vergine Maria, sembra quasi toccare il cielo con due torri che non si assomigliano per niente – la più alta (detta “Hejnalica”), ornata di una guglia dorata con una grande corona e quella più bassa, tozza, coperta solo di un tetto nero “a cipolla”, senza ornamenti. Secondo la leggenda, le due torri le costruirono due fratelli. Facendo a gara per completare la costruzione al più presto possibile, i ragazzi si persero nel lavoro. Il più grande dei fratelli, quando si rese conto che l'altro era più abile e più veloce di lui, divenne invidioso e sempre più amareggiato. La sua torre non aveva la leggerezza e la finezza di quella del giovane. Così', quando un giorno vide terminata l'opera del fratello, perse la ragione, afferrò un coltello e uccise il ragazzo che stava ancora lavorando dei particolari sull'impalcatura. Appena però vide il fratello che giaceva morto a terra, si rese conto del suo errore e, non essendo più in grado di ridargli la vita, si gettòile.
 
 
Hejnal – la musica interrotta
 
Chi viene a Cracovia per la prima volta ne rimane stupito. Ad un tratto, i turisti che girano in Piazza del Mercato si fermano, alzano le teste e si mostrano con le dita la torre del Duomo, dove si intravvede un puntino dorato che riflette vivacemente la luce del sole. E poi si sente musica, musica proveniente dall'alto – un suono di trombetta chiaro, deciso, tranquillo ma allarmante. Noi cracoviani, al sentirlo, diciamo “ah, hejnal”. E affrettiamo il passo. Che cos'è “hejnal”? Che significato ha per la città? La storia di “hejnal mariacki” (ovvero il segnale musicale che ogni ora si sente dalla torre del Duomo di SS Vergine Maria) risale all'Alto Medioevo. In quel periodo Cracovia, in quanto ricca e bella capitale di un vasto territorio, era continuamente tormentata dalle invasioni tartare. I Tartari, un popolo guerriero orioginario dalle immense steppe della odierna Mongolia, assalivano quasi ogni anno la città in cerca di ricchezze e di nuovi schiavi. I Tartari erano un vero “flagello di Dio”, la catastrofe peggiore di tutte e perciò i cracoviani inventavano sempre nuovi metodi per difendersi efficacemente dal pericolo che ogni anno gli costava centinaia di vite, per non parlare di saccheggi, incendi e terrore che seminava nella popolazione. Uno di quei metodi consisteva nel fare guardia, giorno e notte, sulle torri della città. Le guardie avevano il compito di stare sempre all'erta e di avvertire i cracoviani nel caso si avvistassero movimenti sospetti nei prati intorno alle mura o sul fiume. Una notte, secondo la leggenda, una guardia della Torre del Duomo vide dei singoli guerrieri tartari che si avvicinavano alle mura. Convinta che erano solo nell'avanguardia di un esercito molto più potente , diede l'allarme, suonando la tromba e dando così il segnale per serrare meglio le porte e preparare le difese. Nonostante fosse un bersaglio perfetto per gli arcieri tartari, la guardia continuò a suonare. Si svegliarono tutti, e la città era pronta a difendersi. Infatti, i cracoviani avvertiti in tempo riuscirono a respingere l'attacco. Passato il pericolo, salirono in molti sulla torre a cercare la guardia grazie al coraggio della quale erano riusciti a salvare in tempo la città. La trovarono morta, con la gola trafitta da una freccia con piume nere. A quel punto lì qualcuno si ricordò che il chiaro suono di trombetta ad un tratto si era interrotto, e nessuno lo sentì più. In memoria di quell'evento, ogni ora del giorno e della notte, una guardia nella torre del Duomo suona lo stesso segnale con una trombetta, e lo interrompe nello stesso momento in cui cadde morta la guardia di secoli fa che salvò la città dall'invasione tartara.
 
 
Lajkonik - ghan tartaro in groppa ad un cavallino colorato
 
A giugno, a circa una settimana dal Corpus Domini, si svolge a Cracovia la nostra manifestazione folcloristica più caratteristica di tutte – si festeggia “Lajkonik”. Per i forestieri è solo una sfilata in strani costumi d'epoca, che sembrano addirittura non essere storici ma completamente fantastici, inventati da un artista stravagante per festeggiare l'arrivo dell'estate. Non si tratta però di una semplice festa d'estate, ma della pittoresca commemorazione di un evento storico di sicuro interesse. A capo di una lunga fila di uomini in costumi di guerrieri, sbandieratori e musicisti procede una strana figura: un uomo dalla folta barba nera saltella e balla portando addosso una groppa variopinta con la testa di cavallino, ornata di nastri colorati e gioielli luccicati. L'uomo porta stivali rossi e un cappello a punta con fili di palline di vetro e zecchini dorati. Tiene in mano un bicchierone di legno con delle monete, nell'altra invece brandisce qualcosa di simile a un grosso scettro con cui colpisce, a volte con forza, gli spettatori radunati lungo il suo percorso. Ogni tanto si ferma per fare un una danza all'incrocio di strade (il traffico, ovviamente, è fermo per un bel paio di ore), si inchina davanti alle bandiere e stendardi, gira come una trottola, saltella, facendo finta di essere alle prese col suo cavallino irrequieto. Quell'uomo è chiamato “Lajkonik” (da “laj”, un vezzeggiativo utilizzato a volte per incalzare il cavallo ad una corsa più veloce, e “konik”, cioè “cavallino”). Sarebbe semplicemente “uomo che corre in groppa al cavallino”, ma quali sono le origini di quella festa? Si dice che, tempo fa, un gruppo di ragazzi che portavano alle segherie dei tronchi di alberi, legati, seguendo il corso del fiume, avvistarono delle spie tartare nei pressi di Cracovia. Allarmati, dopo aver capito che sarebbe stato impossibile avvisare in tempo la città, decisero di combattere da soli. Presero i loro arnesi e seguirono le spie fino all'accampamento . Dopo una breve lotta, riuscirono a battere i nemici che, per fortuna, non erano molti. Li legarono , si misero i loro abiti, presero le loro bandiere e, cantando, li condussero seminudi alla città. Il più grande dei ragazzi si travestì da ghan tartaro e, in groppa ad un cavallo bianco, entrò per primo precedendo sia i compagni sia i prigionieri. I cracoviani all'inizio erano più che sconcertati, ma capirono subito quale fosse il gioco. Si fece una grande festa, fino all'alba, e per commemorare il giorno in cui i guerrieri tartari furono battuti da un gruppo di ragazzi si festeggia fino ad oggigiorno, ogni anno. Lajkonik balla e salta, e col suo scettro batte dei colpetti sulle spalle degli spettatori. Il colpo di Lajkonik porta fortuna, soldi e buona salute per tutto un anno, ma chi vuole essere colpito deve prima gettare una moneta, anche piccola, nel suo bicchiere di legno – altrimenti niente fortuna o ancora peggio.. Se vi capita di venire a Cracovia nel periodo in cui festeggiamo “Lajkonik” andate a vedere la sfilata. E' più che divertente e poi, porta bene davvero!

 
DINTORNI
 
Skalki Twardowskiego – parco paesaggistico appena fuori dal centro
 
Le visite turistiche, focalizzate innanzitutto su monumenti, ristoranti e acquisto di souvenirs non lascano spesso abbastanza spazio per respirare aria fresca, lontani dal rumore della città (salvo che non andiamo a nasconderci in uno dei piccoli paesini del Garda o del ragusano). Cracovia, nonostante sia relativamente poco estesa e poco industrializzata, rappresenta comunque una vera sfida alla cosiddetta pace dell'anima che ogni tanto ha bisogno di sfuggire all'onnipresente realtà moderna. Per chi ama aria aperta, paesaggi selvaggi e al tempo stesso accessibili, boschi, acque e soprattutto silenzio, nei dintorni di Cracovia persiste ancora un vero paradiso naturale. A pochi minuti di tram o di autobus* troverete infatti un largo parco paesaggistico, chiamato Skaly Twardowskiego (Rocce di Twardowski). Chi era Twardowski? Era un mago leggendario che, secondo la credenza popolare, avrebbe dovuto stabilire un patto col diavolo che, in cambio dei poteri straordinari, doveva poi prendersi la sua anima. Il furbo mago però venne meno alla promessa data e, dopo una serie di drammatiche avventure fuggì dalle grinfie del Male rifugiandosi sulla Luna. A Cracovia crediamo che, nelle chiare notti d'estate, sia ancora possibile vedere il vecchio Twardowski che, seduto sull'orlo della Luna a fumare una lunga pipa, ride ancora dell'ingenuità del diavolo e guarda la sua Cracovia. L'unico suo compagno è un ragno nero che, tessendo un lungo filo, scende fino sopra i tetti delle case per ascoltare le ultime novità e poi ripeterle fedelmente al maestro Twardowski. Qui finisce la leggenda. Non finisce però il fascino delle bellissime rocce di Twardowski sulle quali, nei tempi remoti, passeggiava di notte il mago stesso. Rimangono sentieri sotto gli alberi, rimane il profumo di muschio e il silenzio di un profondo lago che potete ammirare fra le ripidissime e pericolose rocce che scendono a strapiombo fino a toccare la superficie cristallina dell'acqua sottostante. E' un luogo favoloso per fare escursioni in bici, ammirare un vastissimo panorama di Cracovia, ma anche per portare a passeggio il cane o, tempo permettendo, fare un bel picnic in un prato.
 
Un consiglio pratico: cercate di programmare la vostra passeggiata o gita di giorno prima del crepuscolo, per evitare poi non solo le zanzare ma anche un'improvvisa scivolata sui sassi – il posto, oltre ad essere incantevole diventa pure pericoloso soprattutto per chi non conosce il terreno o si avventura troppo sui sassi. E' assolutamente sconsigliabile avvicinarvi troppo ai bordi delle rocce che circondano il lago, visti alcuni incidenti mortali in passato. I poche parole, basta seguire i sentieri e i percorsi indicati, e nelle vicinanze dell'acqua stare nelle zone protette dai recinti per godervi a pieno il fascino di quell'angolo del mondo selvaggio, conservato appena fuori dalle porte della città.
Se partite dal centro, sono c.ca 20min col tram n. 22 o il 19 – direzione Borek oppure uno dei due autobus 124 o 114 in direzione Ruczaj. Scendere alla fermata “Kapelanka”, attraversare la strada e procedere sul lato sinistro per poi, lasciando dietro il benzinaio BP, dirigersi sempre verso sinistra, scegliendo una delle traversine con villette lungo entrambi i lati. In fondo alle stradine vedrete quasi subito alberi, cespugli e rocce. N.B – Meglio se in ogni caso vi procuriate una semplice cartina della città, magari coi tram e gli autobus attuali segnati, così evitate di perdervi).
 
Karolina Janeczko
 
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