Perché il polacco è difficile

Si parla solo dello studio della lingua polacca.
Le scuole di lingua verranno immediatamente bannate.
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Lorenc
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Perché il polacco è difficile

#1 Messaggio da Lorenc » giovedì 3 febbraio 2011, 0:55

In questi post (li ho dovuti spezzettare) voglio analizzare le ragioni per cui la lingua polacca è difficile da imparare per gli italiani (e non solo!). In particolare, a parità di ore di studio, motivazione, predisposizione allo studio ecc., penso sia decisamente più facile per un polacco imparare l'italiano che viceversa.
Questo perlomeno per quanto riguarda l'apprendimento da un livello di base ad un livello alto o medio-alto; imparare una lingua davvero perfettamente è difficile in ogni caso, ma veramente poche persone si pongono questo obiettivo.

Voglio esplicitare che non voglio in alcun modo criticare il polacco o parlarne male. Mi piacerebbe solamente discutere la mia analisi personale. Mi scuso per la lunghezza.
In parte sono stato motivato da alcune discussioni fatte con polacchi.
In fatto è che le persone, in particolare quando parlano solo la propria lingua, non hanno idea di quali aspetti possano essere difficili per gli stranieri (e questo vale per tutti i popoli e le lingue).
Ad esempio, a volte mi sono sentito dire che un aspetto difficile è l’ortografia, per via di omofoni tipo morze/może, quando per uno straniero questo aspetto è una delle ultime preoccupazioni!

È anche vero che, in alcune cose, il polacco è più semplice dell'italiano.
Ad esempio:
a) Mancanza degli articoli.
b) Mancanza del congiuntivo.
c) Al passato non c'è distinzione tra passato prossimo e passato remoto.
d) Il condizionale è semplice da formare.
e) La posizione dell'accento tonico è prevedibile.

Purtroppo per noi, queste caratteristiche benevole non possono compensare le altre difficoltà.
Questa è la lista dei fattori che in concomitanza rendono il polacco difficile, in ordine di difficoltà dal più difficile al più facile. Il numero che segue è pensato come il numero di ore di studio necessarie per passare da zero ad un livello avanzato (non prendetelo troppo sul serio, è solo indicativo e ad occhio!).

1) Vocabolario. 600h
2) Verbi. 200h
3) Sostantivi e preposizioni. 150h
4) Aggettivi e avverbi. 80h
5) Numeri. 60h
6) Pronuncia e ortografia. 30h

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Perché il polacco è difficile - una analisi dettagliata 2

#2 Messaggio da Lorenc » giovedì 3 febbraio 2011, 0:56

1) Primo ostacolo: le radici delle parole e i suoni non sono familiari.

Il polacco è una lingua slava e le parole in qualche modo riconoscibili per un italiano monolingue sono abbastanza poche, stimerei un 10-15% (intendo parole come dyrektor, tytuł, literatura, benzyna...).

Per quanto la grammatica dia problemi molto rilevanti (vedere i punti seguenti!), è alla fin fine il vocabolario puro e semplice a costituire l'ostacolo più grosso.
Già dalla primissima lezione bisogna confrontarsi con decine di parole sconosciute. Per raggiungere un livello medio-alto è necessario memorizzare migliaia di radici, un compito non da poco.

Il problema del vocabolario esiste in senso inverso per i polacchi che imparano l'italiano.
Tuttavia, mi pare, imparare il vocabolario polacco per gli italiani è più difficile che il viceversa, per importanti ragioni di tipo fonetico.
Come discuterò successivamente nel punto 5, la fonetica polacca presenta rilevanti problemi per gli italiani, mentre il viceversa non è vero. Le parole polacche hanno spesso gruppi di consonanti che le rendono difficili per un italiano, mentre la maggior parte delle parole italiane sono, credo, piuttosto semplici da pronunciare per un polacco, grazie alla loro struttura sillabica semplice.

Questo problema di fonetica si ripercuote nell'apprendimento del vocabolario, visto che è difficile memorizzare parole con si sanno pronunciare!

Esempi di parole secondo me difficili sono (le prime che mi vengono in mente):
powierzchnia, przestrzeń, szczęście, wziąć, mgła, lśniący, ćma, wrzesień, wspaniały, powszechny, trzydzieści, chrzciny, źdźbło, wskrzeszenie, zmartwychwstały...

A un livello di base, anche i comunissimi gruppi tipo szcz e ść sono già un problema. Per un italiano monolingue, i primissimi dialoghi tipo "Halo? Cześć Krzysztof!" sono un problema e ci si deve arrangiare alla bell'e meglio.

A parte i problemi dovuti ai gruppi di consonanti, come discuterò nel punto 5, gli italiani hanno anche problemi con il suono "y", il quale tende a venire sostituito o da una "i" o da una "é".
Per questo, coppie di parole tipo przyszłość/przeszłość, wyjść/wejść, wyłączyć/włączyć sono difficili per noi da ricordare e distinguere (quale è quale?!). Oltretutto tali coppie hanno spesso di significati opposti, cosicché è importante distinguerle.

Naturalmente via via che lo studio prosegue e si acquisisce familiarità le cose cambiano, ma lo shock iniziale può essere alto.
Grazie al cielo molte parole polacche hanno una struttura semplice per un italiano, ad esempio:
woda, kawa, niebo, kura, koń, żelazo, gazeta, kanapa, pies, lustro, futro, noga...
Quando un italiano vede queste parole, si rincuora :-)

Potrei sbagliarmi ma un altro fattore che rende un po' più difficile per gli italiani imparare il vocabolario è che molte parole, spesso dal significato opposto oppure simile, si assomigliano molto. Ad esempio penso a sequenze tipo: podpis/napis/przepis/opis/popis/zapis/spis/odpis/wpis...
Non è facile ricordare quale è quale!
Ciò accade perché derivano da radici verbali dove il verbo è derivato tramite una preposizione.
In italiano mi pare che cose del genere accadano meno.

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Perché il polacco è difficile - una analisi dettagliata 3

#3 Messaggio da Lorenc » giovedì 3 febbraio 2011, 0:59

2) Il sistema dei VERBI

La differenza principale dei verbi polacchi rispetto a quelli italiani è l'aspetto verbale perfettivo/imperfettivo.

Quando si deve usare un verbo ci sono tre passaggi:
A) Decidere il modo/tempo da usarsi e, soprattutto, se usare la forma imperfettiva o perfettiva.
B) Ricordarsi il verbo appropriato.
C) Coniugarlo correttamente.

Per quanto mi riguarda, il problema non è tanto A quanto B e C.
La scelta del modo e del tempo è di solito semplice. Ci sono casi in cui la “consecutio temporum” polacca è diversa da quella italiana, ma non sono molto comuni.
Anche la scelta dell’aspetto perfettivo/imperfettivo, una volta che si è capito il concetto, è di solito abbastanza facile se ci si riflette.
Il problema è ricordarsi quale è la forma perfettiva e quale la imperfettiva! zamykać o zamknąć? pomagać o pomóc? uciekać o uciec? È necessaria molta di pratica per ricordarsi con sicurezza.

Un altro problema strettamente legato è ricordarsi il verbo giusto. Esistono infatti moltissimi “grappoli” di verbi che differiscono per una preposizione ed è facile (per me) confonderli l’uno con l’altro, ad es.: pisać, napisać, podpisać, przepisać, spisać...
Se i phrasal verbs inglesi vi stanno antipatici, qui vi divertirete davvero :-)
Ad esempio, ho contato che per il verbo pić (bere) esistono ben 38 forme derivate (contando separatamente forme riflessive, iterative e i diversi aspetti):
pić, pijać, wypić, wypijać, napić się, przepić, przepijać, przepić się, przepijać się, rozpić, rozpijać, rozpić się, rozpijać się, spić, spijać, spić się, opić, opijać, opić się, opijać się, upić, upijać, upić się, upijać się, zapić, zapijać, zapić się, zapijać się, popić, popijać, popić się, dopić, dopijać, nadpić, nadpijać, podpić, podpijać.

Ognuno di questi ha una sfumatura diversa: bere abitualmente (wypijać), incoraggiare a bere alcol (rozpić), bere la parte superficiale di un liquido (spić), bere alcol per dimenticare problemi (zapić), finire di bere una bevanda (dopić), bere un goccio (nadpić), ubriacarsi (upić się). Eccetera.
Per complicare ancora di più le cose non tutti i verbi citati sono transitivi ma possono reggere varie forme: upić się piwem (verbo + instrumentale; ubriacarsi di birra), napić się piwa (verbo + genitivo; bersi una birra).
E questo di pić non è che un esempio.
È vero che a volte il significato può essere derivato dalla preposizione, ma questo solo a volte.

Una categoria a parte è quella dei verbi di moto (iść, jechać, biec, lecieć...).
Sono solo una decina ma sono importanti e, allo stesso tempo, molto complicati (tanto per cambiare). Essenzialmente ogni verbo italiano di questo tipo (ad es. "andare") si frantuma in sei verbi diversi (ad es. andare-> iść, pójść, chodzić, jechać, pojechać, jeździć), in base all'aspetto, alla “veicolarità” e alla “determinazione”.
Visto che poi la coniugazione non è semplicissima (jechać, jadę, jedzisz; iść, poszedłem/poszłam...) gli errori per gli stranieri sono praticamente inevitabili.

Una volta identificato il verbo da usare rimane il punto C, la coniugazione vera e propria. E sono dolori. Ci sono 4 coniugazioni principali, e le prime due hanno due sotto-classi, cosicché in totale ci sono in pratica 6 classi verbali. I verbi si declinano in base alla persona e anche al genere grammaticale, quindi il numero di desinenze è grande. I verbi della 1° e 2° classe hanno alternanze anche nella radice verbale. A differenza dell'italiano non si può sapere con certezza a che classe appartiene un verbo sapendo solo l'infinito:
kochać-> kocham, kochasz (3a coniug.)
jechać-> jadę, jedziesz (2a coniug. molle)

E poi ci sono imprevedibili forme irregolari (per fortuna non moltissime).
Insomma, c’è da rimboccarsi le maniche. Per ciascun verbo è bene imparare tre forme: l'infinito e la 1° e 2° persona del presente (ad es. pisać, piszę, piszesz). Non aiuta il fatto che la maggior parte dei dizionari non riporti queste forme (questo perché i dizionari sono in genere pensati per i polacchi, non per stranieri).

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Perché il polacco è difficile - una analisi dettagliata 4

#4 Messaggio da Lorenc » giovedì 3 febbraio 2011, 1:03

Punto 3: uso dei CASI.

Veniamo infine a trattare il famoso sistema di sette casi dei sostantivi, che tanta parte gioca nel complicare le cose.
L'analisi logica fatta alla nausea alle scuole medie e, per chi è stato al liceo, lo studio di latino (+greco) sono senz'altro sono utili per capire a grandi linee come funzionano i casi.

Ci sono due passaggi nell'uso dei casi:
A) Decidere quale caso si deve usare.
B) Declinare correttamente la parola nel caso prescelto.

Entrambi i punti sono spinosi.
Decidere quale caso da usare è facile nei casi più semplice: il soggetto in nominativo, il complemento oggetto in accusativo, il complemento di termine in dativo, eccetera.
Ma i complementi possibili sono molti più dei sette casi esistenti, e quindi sono spesso resi da una proposizione + sostantivo nel caso appropriato. Altre volte un determinato caso è usato per scopi lontani dalla sua funzione principale; ad es. l'instrumentale di solito esprime lo strumento con cui si fa qualcosa oppure (con la preposizione z) il complemento di compagnia; si usa però anche in casi diversissimi come il complemento di tempo (wieczorem, di sera) oppure per lo stato in luogo nelle vicinanze di mari, laghi e corsi d'acqua (być nad morzem, essere al mare).
Oppure, se vi trovaste in un deserto e voleste gridare “Acqua! Aiuto!” ricordatevi che la cosa desiderata va espressa al genitivo (“Wody! Pomocy!”), non al nominativo o, che so, al vocativo. Riccardo III sul campo grida infatti “Konia! Konia! Królestwo za konia!” (Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!”.)

Come ho detto sopra l’uso dei casi è abbinato a quello delle preposizioni, che sono tante (la grammatica di Oscar Swan ne elenca 80). Per ognuna bisogna ricordarsi, a parte il significato, il caso che regge.
In alcuni casi la scelta della preposizione e del caso appropriato è molto complicata, come nel sistema di moto a luogo, stato in luogo e moto da luogo, dove la scelta è diversa se se si va in montagna, al mare, verso un luogo aperto, chiuso ecc.
La scelta tra “do+genitivo” o “na+accusativo” per il moto a luogo è un caso esemplare di complicazione. Addirittura Pyzik nella grammatica "Iść czy jechać?", dopo aver speso ben tre pagine sulle scelta tra le due possibilità, conclude con le rincuoranti parole:
Wymienione zasady nie wyczerpują w całości skomplikowanych reguł użycia przyimków `na´ i `do´ w języku polskim. Mają one jedynie pomóc cudzoziemcom w opanowaniu najważniejszyh połączeń semantycznych i strukturalnych.
(Le regole elencate non completano in maniera esaustiva le complicate regole di uso delle preposizioni “na” e “do” nella lingua polacca. Esse servono unicamente allo scopo di aiutare gli stranieri ad imparare le più importanti connessioni semantiche e strutturali.)
E questo è un libro interamente dedicato ai verbi e alle preposizioni di moto!
A volte la scelta dei casi dopo una preposizione mi sorprende.
Ad esempio si dice w nocy (w+locativo; di notte) ma w dzień (w+accusativo; di giorno).
Oppure: Janek pytał o zdrowie mojego ojca (o+accusativo; Janek a chiesto della salute di mio padre) ma rozmawiałem z Jankiem o zdrowiu mojego ojca (o+locativo; ho parlato con Janek della salute di mio padre).

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Perché il polacco è difficile - una analisi dettagliata 5

#5 Messaggio da Lorenc » giovedì 3 febbraio 2011, 1:04

Chiudiamo qua la discussione sulla scelta del caso appropriato e passiamo al punto B, la declinazione. E qui Lino Banfi direbbe che sono volatili per diabetici.

La declinazione (almeno per alcuni casi) dipende dal genere del sostantivo e dalla sottoclasse a cui appartiene. Ci sono cinque generi grammaticali: maschile personale, maschile animato, maschile inanimato, femminile e neutro. Ognuno di questi si scinde in almeno tre sottoclassi principali, in dipendenza dall’ultima consonante che può essere dura, molle o semimolle. E ci sono poi varie altre sottoclassi particolari, come i nomi maschili in -a, i femminili terminanti in consonante, i neutri terminanti in -ę, e altro ancora.
Alcuni casi prevedono alternanze consonantiche e vocaliche, cosicché kościół (chiesa) fa al nominativo kościele, miasto (città) mieście. Un certo numero di parole hanno vari tipi di irregolarità e vanno imparate caso per caso (ojciec, brat, kot...). Pies (cane) ha il genitivo psa, owies (avena) ha owsa ma bies (demonio) fa biesa.

Ma, purtroppo per noi, non finisce qua. Se i problemi fossero “solo” questi basterebbe una mega-tabella con tutte le sotto-classi e le alternanze e una lista di eccezioni.
Un problema rilevante ai livelli più avanzati è che, in alcune situazioni, non ci sono regole sicure e bisogna imparare la forma corretta parola per parola!
Mi riferisco in particolare al genitivo singolare di sostantivi maschili inanimati (che può essere -a oppure -u); al genitivo plurale di nomi maschili terminanti con una consonante molle o semimolle (-ów oppure -i/-y); e al nominativo plurale di nomi femminili con il nominativo singolare in consonante (-e oppure -i/-y).
La categoria peggiore, perché molto comune, la prima che ho citato.
Le linee guida per scegliere tra -a e -u sono complicate e solo indicative.
Addirittura negli anni 50 uno studioso (Stanisław Westfal) ha passato anni ad analizzare una mole enorme di letteratura e ha scritto un libro solo sul genitivo singolare dei nomi maschili. Purtroppo nemmeno lui è riuscito a venirne a capo e l’analisi del perché alcune parole abbiano -a e altre -u è tuttora un mistero per gli studiosi di linguistica, che vedono in ciò l’effetto di antichissime differenze di percezione del mondo... Tutto ciò è senz’altro affascinante, ma non aiuta dal punto di vista pratico.

Legato a questa benedetta scelta tra -a e -u per il genitivo c’è il problema delle parole “facoltativamente animate”. Queste sono parole che dal significato sono non viventi ma vengono declinate come se fossero animate: mam pecha, daj mi batonika e molte altre.
A volte la scelta di declinarle come animate è facoltativa (e comporta una sfumatura diversa di significato), a volte è obbligatoria.
La grammatica Swan, estremamente dettagliata per queste cose, elenca ben 36 classi di parole che sono “facoltativamente” animate. Alcune di queste classi sono fantasiose, e mai avrebbe potuto immaginare esistessero come categorie grammaticali: “movimenti e gesti d’effetto” (drapak, kozioł, nur...), “cianfrusaglie” (grat, gruchot, klekot), “pizzicotti, baci e ceffoni” (całus, klaps, kopniak, przytyczek, szczutek).
Ovviamente la 36-esima categoria è l'immancabile "varie" dove c'è un po' di tutto.

Concludendo, il sistema dei casi è decisamente complesso, anche se meno di quello dei verbi.
Per imparare i casi che servono nel 95% delle situazioni serve un bel po’ di studio e di pratica, ma è del tutto fattibile. Il 5% rimanente include i casi problematici descritti sopra. Per assimilare anche questi (sempre che uno voglia) serve molto tempo e una forza di volontà di un Alfieri (volli, e sempre volli, e fortissimamente volli!)

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Perché il polacco è difficile - una analisi dettagliata 6

#6 Messaggio da Lorenc » giovedì 3 febbraio 2011, 1:06

Punto 4 : AGGETTIVI e avverbi

Gli aggettivi si declinano anche loro, ma il sistema è molto più semplice e regolare.
Una piccola complicazione deriva dal fatto che, oltre alle forme maschile, femminile e neutra (ad es., szybki, szybka, szybkie) esiste anche una forma impersonale (szybko) che funge anche (ma non solo) da avverbio. Serve un po’ di pratica per capire quando usare la forma impersonale/avverbiale. Ad esempio, forme del tipo “mi è facile”/”mi è difficile” sono molto più comuni in polacco e si usano per moltissimi aggettivi, che vanno in questo caso nella forma impersonale (jest mi łatwo, trudno, zimno, smutno...)
Oppure “stai bene con quel vestito” diventa ¨świetnie wyglądasz w tej sukience (świetnie è la forma impersonale/avverbiale).
Il problema di questa forma impersonale, a parte l’uso, è come formarla. A volte si forma con -o, mentre altre volte con ‘-e, dove l’apostrofo indica il rammollimento (=palatalizzazione) della consonante finale. E anche qua le regole sono abbastanza complicate. Ad es. dobry diventa dobrze, ma stary->staro, non starze.
Altri grattacapi li dà il comparativo, dove similmente le regole non sono univoche. Stary ha per comparativo starszy, ma chory ammette solo bardziej chory, non chorszy che non esiste.

Sono queste complicazioni che rendono gli aggettivi e gli avverbi abbastanza complicati da usare.

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#7 Messaggio da Lorenc » giovedì 3 febbraio 2011, 1:07

Punto 5 : il sistema dei NUMERI

Il sistema dei numeri, e del famigerato numero due in particolare, è decisamente cattivello.
Da un punto di vista pratico usare correttamente i numeri non è di solito d’importanza vitale per la comprensione reciproca ma prima o poi bisogna passarci. Ed è dura.
Sebbene tutto sommato le regole e le forme possano essere riassunte in un paio di paginette, l'intero sistema è molto ostico per noi italiani, visto che i nostri numeri sono invariabili e una volta imparato a dire “due” non c’è altro da aggiungere.

Anche i numeri si declinano, e la declinazione dipende dal genere grammaticale della cosa contata; i numeri sostantivati (tipo: “Ho preso due in matematica” oppure “Il due di quadri”) sono a parte e si declinano come sostantivi femminili.
Nel caso comune di due cose contate ci sono ben 4 casi contemplati: due uomini; due donne o due oggetti di genere femminile; due cose di genere maschile inanimato o neutre; gruppo misti uomo+donna, due bambini, due piccoli di animali, parti del corpo a coppie. Ecco le circa venti forme possibili, in ordine sparso: dwa, dwie, dwaj, dwóch, dwu, dwom, dwóm, dwoma, dwiema, dwoje, dwojga, dwojgu, dwojgiem, dwójka, dwójki, dwójce, dwójkę, dwójką.

Ma purtroppo non è tutto qua. Se i numeri si comportassero come aggettivi da concordare con le cose contate, per quanto la declinazione sia complicata, sarebbe ancora ancora fattibile. La complessità del sistema è esasperata poiché ci sono regole grammaticali speciali quando la cosa contata sarebbe (in italiano) il soggetto della frase. Non mi dilungherò ulteriormente su questo punto spinoso visto che sarebbe molto lungo, basti dire che in molti casi bisogna fare estrema attenzione alle concordanze.
Per esempio, considerate le frasi:
-Le mie cinque sorelle erano felici.
-I mie cinque fratelli erano felici.
si traducono con
-Moje pięć sióstr było wesołych
-Moich pięciu braci było wesołych

vale a dire: aggettivo possessivo e numerale in accusativo, cosa contata in genitivo, verbo alla terza persona singolare in forma impersonale, altri aggettivi al genitivo plurale.
Azzeccare al volo frasi di questo tipo richiede ore di allenamento e attenzione certosina per il dettaglio.

In pratica, visto che fino a non arrivare ad un livello avanzato ci sono molti altri aspetti più importanti della grammatica dei numeri, ci si deve rassegnare a parlare in modo un po’ sgrammaticato. Niente di male in ciò ma può essere abbastanza deludente dopo magari anni di studio della lingua che uno debba ancora avere problemi con frasi tipo “due gattini corrono felici per il prato”. (dwoje kociąt biega szczęśliwych po ogrodzie, se non sbaglio)

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Perché il polacco è difficile - una analisi dettagliata 8

#8 Messaggio da Lorenc » giovedì 3 febbraio 2011, 1:08

Punto 6: PRONUNCIA e ortografia.

Rispetto alle difficoltà titaniche discusse in dettaglio qua sopra la pronuncia del polacco è una passeggiata. È sicuramente molto, molto più semplice e congeniale per gli italiani dell'inglese.

Una prima difficoltà è il familiarizzarsi con l'ortografia polacca, che a prima vista può intimidire non poco: lettere comunissime in polacco come w, y, k addirittura non esistono nell'italiano moderno. L’ortografia polacca è un poco più complicata di quella italiana poiché esistono più digrammi (cz, rz, sz, dz, dź, ch ...) ma è tutto sommato regolare e precisa. Lo stesso suono si può spesso scrivere in più modi, ma una parola scritta si può leggere in un solo modo.

Grazie al cielo già dai primi approcci ci si rende conto che il sistema di vocali è molto simile a quello italiano; questo è un vantaggio grandissimo nell'imparare la pronuncia di una lingua.

Il problema principale con le vocali polacche per gli italiani è il suono "y".
Esso è intermedio tra una “i” e una “é”, ed è simile al suono inglese della parola (ad es.) kit.
Gli italiani, anche per influenza della grafia, tendono a sostituirlo con una "i".
Per questa ragione szybko pronunciato da un italiano può suonare ad un polacco come sibko , anche perché il suono sz polacco è più duro (meno palatalizzato) di quello italiano. È forse meglio per noi sostituire “y” con una é molto chiusa. In ogni caso è un problema secondario.

Le vocali nasali ę/ą possono pure introdurre qualche difficoltà quando hanno suono nasale, ad es. książka, mężczyzna, ma con un po’ di pratica si dovrebbe facilmente raggiungere una pronuncia accettabile.

Per le consonanti ci sono più problemi, comunque in larga misura risolvibili.
I fonemi consonantici dell’italiano sono, con una sola eccezione, un sottoinsieme di quelli del polacco e, in più, il polacco permette accostamenti di suoni consonantici che in italiano non si presentato: vedi gli esempi di parole al punto 1.

Altri problemi comuni:
-le differenze tra dure/molle ż/ź, dż/dź, cz/ć, sz/ś ecc. non sono percepite e riprodotte (ma all'inizio se ne può fare a meno).
-il suono aspirato ch, specialmente quando non si trova all'inizio o alla fine di una parola, è un problema potenzialmente grosso.
-s/z : l'italiano ha i suoni /s/ e /z/ ma la distinzione è molto debole. Si scrivono entrambi "s" e la pronuncia è di solito determinata dalla posizione nella parola. Per esempio in italiano le parole che iniziano con "sm-" si pronunciano "zm-", e la "s" tra due vocali è pronunciata "z". Per questo smacznego (buon appetito) tende ad essere pronunciato dagli italiani come "zmacznego", rosa (rugiada) "roza".

Per un polacco credo che la pronuncia dell'italiano non sia difficile.
Le principali difficoltà che ho individuato:

1) Mettere l'accento al posto giusto in parole non piane tipo stupido, libertà, dammelo.
2) Le consonanti doppie sono pronunciate un po' deboli.
3) L'unico suono italiano che non c'è nel polacco standard è quello di “egli”, “moglie”. In prima battuta lo possono sostituire con “llj” (ellji, mollje). Dovrebbe essere semplice da imparare.
4) Non c'è controllo sulla apertura/chiusura delle "e" e "o".

Tutti questi punti sono molto, molto minori, il quarto è quasi una cosa da dizione per attori o giù di lì.

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Re: Perché il polacco è difficile

#9 Messaggio da Andre » giovedì 3 febbraio 2011, 18:38

Lorenc ha scritto: (li ho dovuti spezzettare)
Molto male! :mazza:
Li ho riuniti tutti in un unico thread! La prossima volta scrivi solo un post, veloce da leggere per instaurare un dibattito.
Non intasiamo il forum! Grazie.
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Re: Perché il polacco è difficile

#10 Messaggio da Upojenie » venerdì 4 febbraio 2011, 10:08

Post molto interessante (complimenti per il tono "leggero" e divertente :) )!
Mi ritrovo perfettamente in quanto tu scrivi, seppur io sia agli inizi dell'apprendimento della lingua Polacca. Su molte cose ho raggiunto la conclusione che si debbano semplicemente "imparare a memoria" senza impazzire per incasellarle in una regola.
Su una cosa sono assolutamente sicuro: ogni progresso, anche piccolo, dà enormi soddisfazioni... :mrgreen:

Ciao
Upojenie

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