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Malbork-Danzica-Hel-Słowiński

Castello di Malbork
 
CASTELLO DI MALBORK
Andiamo subito al sodo: la prima tappa del nostro viaggio è stata Malbork. Il castello merita davvero la protezione da parte dell'UNESCO, è a dir poco spettacolare. Considerate che, per visitarlo, occorrono circa 3 ore, accompagnati da una guida (le guide sono solo in polacco, inglese e tedesco, si possono comunque acquistare degli opuscoli in italiano).
Abbiamo visitato le varie stanze, le esposizioni, un autentico viaggio nel passato che consiglio a tutti. Il costo è di 30 zł a testa, aggiungo, spesi bene.
All'uscita dal castello, consiglio di passare dall'altra parte del fiume, passare per il ponte di legno e scattare qualche foto dalla parte opposta del fiume, il colpo d'occhio del castello è fenomenale.

DANZICA
Monumentale, incantevole, unica! Ammetto di aver avuto una forte impressione da questa città. Il centro è spettacolare, l'abbiamo girato e rigirato in lungo e in largo, accompagnati da una marea imponente di turisti. La città mi ricorda un po' Amsterdam per la sua architettura, ma giusto un po'.
La primissima tappa però sono stati i cantieri navali e il museo di Solidarność, molto ben fatto, curioso e interessante. Ammetto un certo effetto sia davanti i cancelli della Stocznia, sia al museo, in quanto in quei posti è cambiato il mondo.
Dopo il primo giorno in centro, il secondo siamo stati a Westerplatte (il costo è di 45 zł a testa andata e ritorno) in visita
nel posto dov'è cominciata la seconda guerra mondiale. Anche lì si prova una certa emozione nel pensare al casino che è cominciato in quel piacevole posto in riva al mare. A quanto ho capito, però, sono parecchie le testimonianze non più presenti a causa dell'allargamento del porto e la cosa mi dispiace.
Al ritorno da Westerplatte, abbiamo visitato la sede del comune (l'ingresso il lunedì è gratuito, però non si può visitare la torre) e poi siamo andati nel quartiere di Oliwa a visitare la Cattedrale, anche lì un bellissimo colpo d'occhio (sottolineo che con il tram ci si muove benissimo).
Prima di partire per Hel, abbiamo fatto un salto a Sopot, con visita sul faro e sul molo, molto carino e caratteristico.
 
HEL
E' un posto magico, ma distrutto da turismo. E' ormai insostenibile e purtroppo solo gli attivisti del Fokarium se ne stanno rendendo conto. C'è troppo poco spazio, turisti dappertutto e la città è invasa di negozi e ristoranti, per cui non si vede praticamente niente, non è possibile godere di quello che è un caratteristico luogo di mare.
L'esperienza del Fokarium è significativa, non tanto per il posto che, alla fine, si riduce a una piscina con alcune foche, ma a quanto tende a essere istruttivo verso il rispetto per l'ambiente e per gli animali.
Anche la spiaggia è particolare, mai vista una "circolare", si passa da una parte della costa all'altra senza neanche farci caso, oltretutto si fa una fatica enorme nel camminarci in quanto la sabbia è grossolana e si sprofonda facilmente.
Molto bello il faro, molto antico, da dove si può godere del panorama dell'intero golfo.
Sconsiglio quindi di visitare Hel d'estate e di andarci in macchina (c'è un comodissimo treno, oltre ai traghetti da Gdynia e Danzica).

PARCO NAZIONALE DI SŁOWIŃSKI
Siamo stati 4 giorni a Łeba, praticamente una Hel più grande e più accessibile al turismo di massa, ma anche lì si perde la magia di un tranquillo posto di mare, in quanto, a causa dei vari ristorantini (cucinano pesce ogni 10 m) e dei negozi di cianfrusaglie, non si vede praticamente niente.
Il primo giorno, abbiamo camminato per circa 16 km in direzione della più grande duna mobile, Duna Łącką, per poi rientrare dalla spiaggia da dove si può vedere come l'erosione sia progredita nel corso dei secoli.
Sono presenti infatti ancora residui di tronchi vecchi anche 10.000 anni, purtroppo, sebbene sia in area protetta (anche questo parco è patrimonio UNESCO) capita di trovarci incastrate lattine di birra o imbecilli che, nell'intento di farsi una foto, rischiano di compromettere un tale reperto.
Il secondo giorno siamo andati a Smołdzino, dov'è presente il rilievo più alto del parco (circa 115 m) da dove c'è una bella vista da un'antenna militare e il museo del parco, molto interessante per gli studi sulla flora e sulla fauna del parco.
Dopo siamo andati al faro di Czołpino, costruito alla fine dell'800, molto caratteristico e da dove si possono ammirare dall'alto le dune mobili.
Ultima tappa della giornata è stato lo Skansen di Kluki, molto interessante vedere come si è evoluto il posto nel corso degli anni.
Il terzo giorno ci siamo limitati all'ultimo faro, cioè quello di Stilo, costruito nei primi del '900. Questo faro è fuori parco, però anche da lì si possono vedere le dune mobili e una gran vista del parco.
Oltre a questo, grande turismo di massa, grandi mangiate di pesce, bel porto di Łeba da vedere, dove ai lati si sviluppano delle belle spiagge, tempo atroce (ha piovuto in continuazione e c'è stata pure una tempesta...e noi eravamo in tenda).
Da sottolineare l'incidente che ci è capitato....ci si è rotta la macchina fotografica, però potevamo lasciare la nostra comunità senza testimonianze? Ne abbiamo comprata subito una nuova.
 

italia - Polonia in treno

ANDATA
La mattina del 23 Febbraio mi sveglio presto perchè devo andare a Pisa a fare un esame ma mi accorgo subito di non sentirmi tanto bene. Infatti quando nel pomeriggio torno a Pistoia mi misuro la febbre e il termometro segna 38,3. Per fortuna avevo già preparato le valigie il giorno prima così me ne sto un po' svaccato sul divano mentre comincia a venirmi un po' di mal di gola. Beh, le 19 ore di treno e le 5 di sosta a Vienna non sono certo la migliore medicina.
All'ora della partenza, mio zio accompagna me e mio padre alla stazione di Pistoia dove prendiamo un treno che forse un po' troppo in anticipo ci porta a Firenze.

Il viaggio verso Vienna ha inizio alle 21:49 da Firenze Santa Maria Novella. Grazie alla tariffa smart abbiamo pagato solo 58 euro in due. I vagoni del treno sono austriaci, nuovissimi e piuttosto belli. Dividiamo lo scompartimento con un veneziano che ha perso la freccia rossa da Roma e che cerca di attaccarmi bottone, ma io purtroppo mi sento troppo male e mi addormento fino a Padova dove salirà una ragazza anche lei diretta a Vienna piena zeppa di bagagli. Arriviamo in perfetto orario a Mestre, salutiamo il nostro compagno di viaggio che ci accompagnava da Firenze e acquistiamo due pakistani o simili diretti a Villach. Non riesco più a dormire e allora cerco di rilassarmi guardando fuori dal finestrino mentre il mal di gola comincia a farsi sempre più forte tant'è che per inghiottire vedo le stelle. Meno male avevo con me un po' di antibiotici. Nonostante stessi male, arrivati a Tarvisio Boscoverdescendo per fare un po' di foto alle montagne di neve che ci sono in stazione e alla locomotiva rossa delle ferrovie austriache che prende il posto di quella bianca di trenitalia. Arrivati a Villach rimaniamo in tre nel nostro scompartimento da sei, quindi riesco a dormire molto bene; infatti mi sveglio vicino a Vienna impaurito perchè, grazie ai movimenti del treno, mi stavo sognando di essere a letto con il terremoto.

Siamo arrivati a Vienna alle 8:34 in perfetto orario, dopo 11 ore di viaggio. Io sono distrutto dal mal di gola, la febbre forse non ce l'ho più, mentre mio padre è fresco come una rosa, buon per lui. Per prima cosa andiamo subito alla biglietteria dove per 115 eurocompriamo due biglietti per il treno che fra 5 ore sarebbe partito per Varsavia.

Abbiamo qualche ora da passare nella capitale austriaca. Mio padre prima della partenza aveva bazzicato su internet per cercare come andare in centro (la stazione di Wien Meidling è a sud) e si era stampato orari dei mezzi pubblici per riuscire a visitare più cose possibili. Riusciamo a vedere parecchio utilizzando come base Stephansplatz. Nel frattempo compriamo un po' di souvenirs e torniamo alla stazione perchè  non ce la faccio più dalla debolezza.

Ci riposiamo un po' nella sala d'attesa e poi alle 13:33 il nostro treno per Varsavia parte puntuale. Dopo poco che siamo partiti, per fare già immergere mio padre nel "mondo" polacco, andiamo a mangiare dei buoni pierogi al vagone ristorante a soli 4 euro a testa. Purtroppo non me li gusto a pieno perchè ad ogni boccone mandato in gola muoio di dolore! Per un bel po' del viaggio siamo soli nello scompartimento, riusciamo a dormire e mio padre non può evitare di scattare qualche foto alle stazioni che attraversiamo fra Austria, Rep.Ceca e Polonia. Arrivati in Polonia il treno comincia a riempirsi sempre di più e purtroppo il nostro scompartimento si riempe con un gigantesco polacco e la propria moglie, mentre a Katowice entrano due bambine russe, i quali genitori pensano bene di parcheggiare da noi. Il viaggio con loro è veramente una tortura: urlano, scherzano e cantano fino a Varsavia...scambiandomi tra l'altro per un albanese (nonostante avessi addosso la tuta dell'associazione italiana arbitri di Pistoia con un grande scudetto italiano della FIGC). Mio padre, nonostante tutto, riesce a dormire e comincia ad accusare la stanchezza; infatti quando dal finestrino mi accorgo di essere passati dalla stazione di Milanówek a 31 Km da Varsavia trovo difficoltà a svegliarlo tant'è che il mio vicino di posto quasi si impaurisce perchè lo crede morto.
Alle 21:24 siamo a Warszawa Centralna!!

RITORNO
Alle 6:45 del 4 Marzo riniziamo il nostro viaggio da Warszawa Centralna a Pistoia. Il biglietto, comprato qualche giorno prima in stazione a Varsavia, l'avevamo trovato in offerta a 29 euro a testa. Questa volta dividiamo lo scompartimento con un signore polacco che fino a Vienna, per tutto il viaggio, passerà il tempo a leggere riviste e quotidiani, e con due uomini d'affari che ci lasceranno presto, infatti sono diretti a Katowice e per tutto il viaggio dormono come bambini, con la bocca completamente spalancata! Nel sud della Polonia il macchinista non ha voglia di spingere sull'acceleratore e infatti il treno accumula una quindicina di minuti di ritardo. Durante una passeggiata nell'intercity decido di prendere il rettangolino che specifica la tratta del treno, che sta sulle porte di ogni vagone e metterla nello zaino per ricordo. All'ora di pranzo ritorniamo al solito vagone ristorante e questa volta posso godermi un bel piatto di pierogi, ma mentre mangiamo ci fermiamo in Rep. Ceca nella stazione di Staré Město u Uherského Hradištěe notiamo subito del fumo venire da fuori. Qualcosa non va al vagone, vedo dal finestrino che arriva il capotreno controlla qualcosa alle ruote, fa un paio di telefonate e dopo un quarto d'ora ripartiamo. Non so cosa fosse successo, fatto sta che arriviamo a Wien Meidling con 30 minuti di ritardo rispetto all'orario prestabilito delle 14:23. Poco male, abbiamo meno ore di cazzeggio in terra austriaca. Dopo la stancante settimana passata in Polonia e la sveglia mattutina siamo stanchi morti e decidiamo quindi di rimanere nei pressi della stazione, comprare qualcosa di tipico austriaco per la cena da sgranare in treno e passiamo le ore rimanenti a smanettare col portatile nella sala d'aspetto della stazione.

Alle 19:30 il nostro treno per tornare in Italia, trovato anche questo con l'offerta smart a 58 euro in due, parte puntuale e dividiamo lo scompartimento con quattro ragazze spagnole che fanno l'interrail e che ahimè sono dirette a Roma Termini, quindi dormire sarà una cosa difficile. Per fortuna dopo due chiacchiere raggiungono delle loro amiche più avanti nel treno e fino a Villach non torneranno così riusciamo a sdraiarsi quasi come nel letto e io e mio padre schiacciamo un pisolino. Come detto prima, le spagnole nei pressi di Villach decidono di tornare nel nostro scompartimento per dormire. Loro riescono a dormire profondamente, tant'è che una di loro dorme a bocca aperta russando di tanto in tanto, mio padre anche, io invece fino a Firenze riuscirò solo a riposarmi e basta, ascoltando un po' di musica. A Bologna Centrale è prevista una pausa di ben 27 minuti, mi alzo per passeggiare e per prendere il cartoncino rettangolare anche di questo treno.
Infine puntuali come un orologio svizzero alle 6:18 siamo a Firenze, così riusciamo a prendere il nostro regionale delle 6:38 che alle7:15 in punto ci riporta a Pistoia.

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Italia - Polonia in Vespa

Domenica 14 ottobre alle ore 10.30 sono pronto a partire per questo mio viaggio che mi porterà a raggiungere la capitale dell'est europeo e ad iniziare una nuova vita. La giornata è di quelle da addii.
Per un'ultima volta carico la Vespa, baci e raccomandazioni da mamma e nonna e parto in direzione di Serravalle Scrivia dove mi fermo a salutare gli zii.
Faccio altri 15 km e arrivo nel paesino di amici (dove mi sta aspettando mio padre), mangio e bevo come un lupo. Aspetto qualche ora dopo la mangiata, abbraccio mio padre e riparto intorno alle 16 con il ritornello del boss che mi frigge nell'orecchio (My father's eyes). Passo Piacenza, Cremona, Mantova seguendo la Padana inferiore, gustando gli odori delle cittadine cresciute sulle rive del, patria del grande Virgilio.
Sbaglio strada un paio di volte in prossimità di Padova e mi ritrovo a gironzolare per paesini immersi nel verde dell'alto Polesine (a ricordarmi che anche in mezzo all'oro c'e' sempre un po’ di povertà). Sono già stato da queste parti un paio di anni fa e mi ritorna il ricordo di una conversazione avuta con una maestra di scuola che mi spiegò come in queste zone è particolarmente forte il fenomeno dell'emigrazione. Infatti la mancanza di lavoro spinge la maggior parte dei giovani verso le grandi città.Raggiungo Padova dopo 400 km, infreddolito, nonostante mi sia fermato per indossare almeno un maglioncino, alle 21 dove sono accolto da una mia amica.
Il lunedì passo l'intero giorno a girare senza meta...una giornata da turista giapponese con tanto di guida (la mia amica) e macchina fotografica al seguito per Padova. Un'altra bellissima giornata ma colorata da quella malinconia simile all'ultimo giorno di vacanza ai tempi della scuola.
La sera conosco una coppia di Australiani. Gireranno l'Europa fino a Febbraio. Lui mi domanda curioso, dove vado con quella „uespa” come la chiama lui. Il suo ' You are very crazy, vespaman!' fa sorridere entrambi. Passiamo la serata insieme a raccontarci le nostre vite e poi ci salutiamo. Lui oltre al classico “safe journey” aggiunge “take it easy” e di nuovo scoppiamo a ridere.
Ci salutiamo e martedì sono in sella. Il sole splende e la temperatura e' mite, faccio rifornimento di benzina e via per Tarvisio (il percorso lo scelgo di giorno in giorno, senza troppi piani e soprattutto senza l'ormai necessario a detta di molti, Gps?!?!?).
Passo Treviso, la valle del Piave in cui il ricordo della tragedia della prima guerra mondiale e' ancora vivo…zona che ora e' ricca di industrie; passo vicino alla fabbrica dell'Aprilia a Noale e mi viene da pensare non so perchè a Colannino e a come la Piaggio si sia trasformata in questi ultimi anni, spesso verso orizzonti poco consoni alla vecchia e gloriosa marca.
Passo veloce per Udine, e poi su il Tagliamento verso Tarvisio. Gemona del Friuli ,la Carnia e le sue doline.
A questo punto comincio a rendermi conto che e' da più di 200 km che sono partito e non sono ancora in riserva. Arrivato a destinazione infatti, mi renderò conto di aver tenuto per tutto il viaggio medie di 37 38 km al litro nonostante la velocità sia stata vicina agli 80, 90 km/h.
Raggiungo Tarvisio, tempo per due foto, un panino, un caffè e via in Austria (strombazzate di clacson e pugno alzato al cielo). Decido di raggiungere Graz attraverso Villach e Klagenfurt sorta sulle rive del bellissimo lago di Wörthersee. Foto d'obbligo. Ho scelto la strada giusta. Vedo monti, paesini e panorami incredibili. A questo punto per raggiungere Graz senza prendere l'autobanhsono costretto ad arrampicarmi su per una montagna…arrivo in cima a 1500mt, le cime già innevate e gli impianti di risalita che partono proprio dalla strada...
Entro in una baita dove alcuni omoni con i baffoni giocano a carte e bevono birra. Poi via giù per Graz da dove decido di mettere le ruote (ruotine, meglio) in direzione dell'Ungheria. Scende la nebbia e la temperatura, tengo duro, entro in Ungheria e al primo motel mi fermo. Dopo 500 km sono praticamente congelato e distrutto e mi addormento subito.
La mattina la nebbia e' aumentata e la temperatura scesa vicino allo zero. 20 km e mi fermo per fare il pieno. Nonostante non piova sono praticamente zuppo dalla testa ai piedi.
Tra le nebbia passo miriadi di paesini che se non sapessi di essere in Ungheria, potrei tranquillamente scambiare per polacchi, cechi o slovacchi. Infatti sono presenti ovunque i segni di 50 anni di follia di regime totalitario; tra cui il triste e grigio aspetto delle città.
Passo paesi da nomi impronunciabili...mi fermo a Csorna…la Vespa e' da un po’ di km che sembra avere qualche problemino...A bassi giri singhiozza, non riesco a partire senza una buona dose di frizione (chissà che benzina ho messo su, mi viene da pensare). Mi fermo a pulire il carburatore (sarà proprio come avevo pensato io). Casualmente li vicino stanno inaugurando un monumento a ricordo delle vittime del 1956, in cui l'intera Ungheria si ribello all'egemonia russa. Ribellione finita nel sangue quando l'esercito russo entro a Budapest pochi mesi dopo.
Entro in Slovacchia (vai con le clacsonate di rito) a Bratislava con il castello sulla collina a dominare una città piena di vita che saluto con qualche strombazzata di clacson e via per Zilina... Tra i Carpazi e il verde della campagna slovacca mi ritrovo vicinissimo al confine Ceco che supero poco dopo.
Le mie ruote solcano solo per pochi chilometri le strade ceche, attraverso i Carpazi (e via altri passi alpini) entro in Polonia (vai con altre strombazzate). La temperatura e' bassissima vicina allo zero. Voglio arrivare a Żywiec, il paese in cui producono la famosissima e omonima birra.
Nel letto di un alberghetto trovato li vicino mi addormento non prima pero di essermi bevuto una meritata birra chiaramente prodotta li a pochi metri di distanza.
La mattina il sole che mi ha accompagnato fino al giorno prima mi abbandona…pioggia e vento e temperatura bassa...parto con: doppio paio di calzini (uno di lana) scarponcini, calzamaglia, pantaloni da sci, maglietta di cotone, maglietta termica e maglione di lana con giacca Dainese. Guanti pesanti, sottocasco, cappello di lana e casco integrale...in più indosso la mitica cerata con pantaloni antipioggia...risultato che non posso muovermi praticamente ma almeno non sento freddo e non mi bagno...
Strada bagnata, vento trasversale, e lo stato delle strade non aiuta certo...stringo i denti e risalgo...Bielsko-Biala, Katowice. Passo nel paese di Tychy. E' da li che esce la nuova 500 e vedo un paese cresciuto intorno alla fabbrica.
Giungo a Częstochowa (foto sotto il santuario obbligatoria) e finalmente il cartello Warszawa! Quasi 500 km già alle spalle oggi...sbrigo alcune faccende e via di nuovo per Działdowo…sono già le 20.00, mi aspettano altri 150 km di freddo, strade da paura e buio intenso…praticamente vado avanti solo per inerzia...quando raggiungo quota 2000 km sul tachimetro dalla partenza, mi alzo sulla sella e suono il clacson all'impazzata cosi per risvegliare le articolazioni del mio corpo congelato...
Finalmente dopo milioni di buche e quasi 700 km giornalieri raggiungo la meta....esulto come un bambino, e bacio la Vespa. Mi accorgerò solo il giorno dopo che gli ultimi trenta chilometri gli ho fatti praticamente senza rendermene conto, con il vento polare in faccia in una sorta di trans buddista.
CE L’HO FATTA! CI SONO RUSCITO! E penso a tutti quelli che mi non credevano ci riuscissi davvero. Vorrei vedere le loro facce. Tutta invidia di chi vorrebbe una volta uscire dalla normalità della vita di tutti i giorni ma non ci riesce perchè ha troppa paura.
All'inizio avevo qualche dubbio sulla mia “vespetta” che e' risultata essere incredibilmente affidabile. Piuttosto ho a volte dubitato della mia resistenza fisica sotto acqua freddo e vento.
Un viaggio bellissimo, davvero, senza paragoni...vivere cosi alla giornata, fermarsi dove capita senza troppi problemi esistenziali. Con un po’ di dispiacere per chi non si muove di casa senza sapere a che ora ci sarà la cena nell'albergo prenotato un anno prima e che senza gps non posteggia neppure nel garage.
Spero un giorno di poter avere un'altra esperienza simile, magari in compagnia di altri folli
Ho già in mente un'altra folle sfida..verso steppe lontane...ci rivediamo fra un anno!

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Il racconto è già presente su altri siti ed è stato pubblicato su italia-polonia.eu con il consenso dell'autore.

 

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