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Sulle ali dell'immaginazione

Quanto vola la fantasia quando si va alle scuole medie (ma si chiamano ancora così?), specialmente quando si vive in luoghi da dove è difficile muoversi per motivi geografici.
Erano gli anni '80, in quelle ore di Geografia si studiavano alla meno peggio i vari paesi d'Europa e la Polonia veniva sistematicamente prima dell'allora URSS, vuoi per motivi geografici, vuoi per altri di tipo politico.
Veniva facile pensare a un paese con culture molto simili a quelle sovietiche, se non addirittura interpretarlo come una parte dello stesso impero, così vicina alla "Russia bianca" e disgraziatamente a Chernobyl.
E' normale con questi studi crescere poi pensando a un paese "dell'Est", magari con la lingua polacca molto simile a quella russa, incomprensibile e magari con caratteri cirillici.
Ah, la disinformazione!
Poi si cresce e si prova ad approfondire, pur senza internet e con informazioni frammentarie, non è cosa semplice.
Eppure le prime immagini che arrivano non sono quelle di Varsavia o di Cracovia, città ancora poco battute dal turismo di massa, ma sono quelle dei vecchi familoki dell'Alta Slesia, con quel mattone rosso in contrasto con un ambiente climaticamente così diverso, purtroppo legati anche ai campi di concentramento di Auschwitz, che creano insieme uno scenario completamente diverso a quello in cui si è abituati.
Agli occhi di un polacco può sembrare però strano, ma l'architettura delle kamienice e anche dei giganteschi blocchi in wielka płytapuò clamorosamente destare un notevole interesse.
Ecco perché, agli occhi di un italiano, quartieri come quello di Nikiszowiec, quartiere di Katowice, può sembrare così intrigante e pieno di magia.
Passa il tempo ed ecco un altro scenario, ovvero quello de La doppia vita di Weronika di Krzysztof Kieślowski, girato parzialmente in Polonia.
Proprio quelle vecchie immagini di Irène Jacob che incrocia gli sguardi con il proprio alterego, con Sukiennice sullo sfondo e in un contesto come quello di una manifestazione repressa, accentuato dai colori saturi dati dalla pellicola, rendono il tutto ancor più intrigante.
Come sarà quel posto così apparentemente lontano? Si respirerà davvero quel clima misto fra magia e ignoto?
Poi si visita il paese per la prima volta e le distanze che fino a poco prima sembravano siderali si colmano.
L'impatto è ideale, ovvero quello invernale, dove una coltre di neve si intona perfettamente all'architettura e al paesaggio circostante contornato da un freddo pungente, il tutto in un contesto così silenzioso da diventare assordante.
E' tutto come lo si immaginava, la realtà è forse anche meglio.

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Lwów - Leopoli - L'viv (Ucraina)

Monumento di Adam Mickiewicz a Lwów
 
Direte: ma che c'entra una citta' dell'Ucraina su un sito dove si parla di Italia e di Polonia?
C'entra invece, perche' Leopoli e' una citta' particolare, oltre a essere bellissima e merita una menzione per il sentimento polacco ancora molto forte.
Infatti quella che i polacchi chiamano Lwów, fino alla seconda guerra mondiale, era Polonia a tutti gli effetti, solo grazie all'intelligenza di alcuni è stata spostata in Ucraina, cacciando via buona parte dei polacchi che sono andati a vivere chi in Slesia, chi a Wrocław.
Comunque la sezione riguarda la mia esperienza di viaggio, eccovela.

Al ritorno da Bieszczady abbiamo deciso, io e Pani Webmaster, di dirigerci verso Przemyśl e poi fino al confine di Medyka per lasciare la macchina e superare il confine a piedi.
Gia' al confine un paesaggio molto triste, con tante signore ucraine a vendere alcool e sigarette (una stecca costa circa 20 hr, quindi circa 10 zł e l'alcool costa meno della carne), dato che in Ucraina costano molto meno, praticamente quell'area e' una zona franca di contrabbando.
Comunque, dopo un'ora di fila per passare a piedi la frontiera, entriamo in Ucraina e prendiamo un autobus affollatissimo diretto verso Lwów.
Arriviamo dopo circa 1 ora alla bellissima stazione centrale, un vero gioiello, e ci mettiamo in marcia verso il centro in cui domina il bellissimo Ratusz con l'obiettivo di raggiungere l'associazione polacco-ucraina per aiutarci a trovare una stanza.
A Lwów, e' molto popolare andare a dormire da privati, noi con 20 euro in tutto abbiamo dormito 2 notti, certo non in un albergo a 4 stelle, ma non siamo andati in Ucraina per dormire.
Comunque, gia' la cosa curiosa era che buona parte delle persone di una certa eta' parlavano correttamente il polacco, per cui, per noi, era assolutamente semplice muoverci e destreggiarci nonostante i caratteri cirillici delle indicazioni.
Lo stesso posto dove abbiamo dormito, era presso un signore che parlava correttamente in polacco, che, sentendolo parlare e avendo vissuto la Polonia, l'URSS e l'Ucraina, non si sentiva appartenente a nessuno di questi paesi, si sentiva solo Lwowianky.
Tralasciando i vari posti che abbiamo visitato, tra il bellissimo centro, dov'e' presente una gigantesca statua dedicata ad Adam Mickiewicz, la Czarna Kamienica (dove si recavano i re polacchi), il Wysoki Zamek e lo Skansen che abbiamo trovato chiuso (purtroppo non sapevamo che l'unico giorno di chiusura era proprio il lunedì), merita una particolare nota il Cimitero Łyczakowski.
Il posto e' particolarmente sentito sia dagli ucraini che dai polacchi perche' li' sono sepolti scrittori come Maria Konopnicka e Ivan Franko, artisti vari e, soprattutto, molti caduti per la liberta' polacca e ucraina.
Inoltre, adesso si sta lavorando alacremente per renderlo patrimonio culturale dell'UNESCO, dopo che i sovietici, nel 1971, l'hanno quasi completamente raso al suolo entrandovi con i carroarmati e costruendovi un muro proprio in mezzo.
Leopoli é una città che sicuramente mantiene ancora il fascino dei paesi dell'est, ancora in giro si possono trovare vecchie macchine del periodo sovietico, case ancora in rovina, altre rinnovate e bellissime, comunque molto pulita e sempre più curata. Sicuramente fra qualche anno sarà una delle mete turistiche più ambite, fa piacere comunque esserci andati in un periodo in cui ancora il turismo di massa non è arrivato.
 
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Italia - Polonia in Vespa

Domenica 14 ottobre alle ore 10.30 sono pronto a partire per questo mio viaggio che mi porterà a raggiungere la capitale dell'est europeo e ad iniziare una nuova vita. La giornata è di quelle da addii.
Per un'ultima volta carico la Vespa, baci e raccomandazioni da mamma e nonna e parto in direzione di Serravalle Scrivia dove mi fermo a salutare gli zii.
Faccio altri 15 km e arrivo nel paesino di amici (dove mi sta aspettando mio padre), mangio e bevo come un lupo. Aspetto qualche ora dopo la mangiata, abbraccio mio padre e riparto intorno alle 16 con il ritornello del boss che mi frigge nell'orecchio (My father's eyes). Passo Piacenza, Cremona, Mantova seguendo la Padana inferiore, gustando gli odori delle cittadine cresciute sulle rive del, patria del grande Virgilio.
Sbaglio strada un paio di volte in prossimità di Padova e mi ritrovo a gironzolare per paesini immersi nel verde dell'alto Polesine (a ricordarmi che anche in mezzo all'oro c'e' sempre un po’ di povertà). Sono già stato da queste parti un paio di anni fa e mi ritorna il ricordo di una conversazione avuta con una maestra di scuola che mi spiegò come in queste zone è particolarmente forte il fenomeno dell'emigrazione. Infatti la mancanza di lavoro spinge la maggior parte dei giovani verso le grandi città.Raggiungo Padova dopo 400 km, infreddolito, nonostante mi sia fermato per indossare almeno un maglioncino, alle 21 dove sono accolto da una mia amica.
Il lunedì passo l'intero giorno a girare senza meta...una giornata da turista giapponese con tanto di guida (la mia amica) e macchina fotografica al seguito per Padova. Un'altra bellissima giornata ma colorata da quella malinconia simile all'ultimo giorno di vacanza ai tempi della scuola.
La sera conosco una coppia di Australiani. Gireranno l'Europa fino a Febbraio. Lui mi domanda curioso, dove vado con quella „uespa” come la chiama lui. Il suo ' You are very crazy, vespaman!' fa sorridere entrambi. Passiamo la serata insieme a raccontarci le nostre vite e poi ci salutiamo. Lui oltre al classico “safe journey” aggiunge “take it easy” e di nuovo scoppiamo a ridere.
Ci salutiamo e martedì sono in sella. Il sole splende e la temperatura e' mite, faccio rifornimento di benzina e via per Tarvisio (il percorso lo scelgo di giorno in giorno, senza troppi piani e soprattutto senza l'ormai necessario a detta di molti, Gps?!?!?).
Passo Treviso, la valle del Piave in cui il ricordo della tragedia della prima guerra mondiale e' ancora vivo…zona che ora e' ricca di industrie; passo vicino alla fabbrica dell'Aprilia a Noale e mi viene da pensare non so perchè a Colannino e a come la Piaggio si sia trasformata in questi ultimi anni, spesso verso orizzonti poco consoni alla vecchia e gloriosa marca.
Passo veloce per Udine, e poi su il Tagliamento verso Tarvisio. Gemona del Friuli ,la Carnia e le sue doline.
A questo punto comincio a rendermi conto che e' da più di 200 km che sono partito e non sono ancora in riserva. Arrivato a destinazione infatti, mi renderò conto di aver tenuto per tutto il viaggio medie di 37 38 km al litro nonostante la velocità sia stata vicina agli 80, 90 km/h.
Raggiungo Tarvisio, tempo per due foto, un panino, un caffè e via in Austria (strombazzate di clacson e pugno alzato al cielo). Decido di raggiungere Graz attraverso Villach e Klagenfurt sorta sulle rive del bellissimo lago di Wörthersee. Foto d'obbligo. Ho scelto la strada giusta. Vedo monti, paesini e panorami incredibili. A questo punto per raggiungere Graz senza prendere l'autobanhsono costretto ad arrampicarmi su per una montagna…arrivo in cima a 1500mt, le cime già innevate e gli impianti di risalita che partono proprio dalla strada...
Entro in una baita dove alcuni omoni con i baffoni giocano a carte e bevono birra. Poi via giù per Graz da dove decido di mettere le ruote (ruotine, meglio) in direzione dell'Ungheria. Scende la nebbia e la temperatura, tengo duro, entro in Ungheria e al primo motel mi fermo. Dopo 500 km sono praticamente congelato e distrutto e mi addormento subito.
La mattina la nebbia e' aumentata e la temperatura scesa vicino allo zero. 20 km e mi fermo per fare il pieno. Nonostante non piova sono praticamente zuppo dalla testa ai piedi.
Tra le nebbia passo miriadi di paesini che se non sapessi di essere in Ungheria, potrei tranquillamente scambiare per polacchi, cechi o slovacchi. Infatti sono presenti ovunque i segni di 50 anni di follia di regime totalitario; tra cui il triste e grigio aspetto delle città.
Passo paesi da nomi impronunciabili...mi fermo a Csorna…la Vespa e' da un po’ di km che sembra avere qualche problemino...A bassi giri singhiozza, non riesco a partire senza una buona dose di frizione (chissà che benzina ho messo su, mi viene da pensare). Mi fermo a pulire il carburatore (sarà proprio come avevo pensato io). Casualmente li vicino stanno inaugurando un monumento a ricordo delle vittime del 1956, in cui l'intera Ungheria si ribello all'egemonia russa. Ribellione finita nel sangue quando l'esercito russo entro a Budapest pochi mesi dopo.
Entro in Slovacchia (vai con le clacsonate di rito) a Bratislava con il castello sulla collina a dominare una città piena di vita che saluto con qualche strombazzata di clacson e via per Zilina... Tra i Carpazi e il verde della campagna slovacca mi ritrovo vicinissimo al confine Ceco che supero poco dopo.
Le mie ruote solcano solo per pochi chilometri le strade ceche, attraverso i Carpazi (e via altri passi alpini) entro in Polonia (vai con altre strombazzate). La temperatura e' bassissima vicina allo zero. Voglio arrivare a Żywiec, il paese in cui producono la famosissima e omonima birra.
Nel letto di un alberghetto trovato li vicino mi addormento non prima pero di essermi bevuto una meritata birra chiaramente prodotta li a pochi metri di distanza.
La mattina il sole che mi ha accompagnato fino al giorno prima mi abbandona…pioggia e vento e temperatura bassa...parto con: doppio paio di calzini (uno di lana) scarponcini, calzamaglia, pantaloni da sci, maglietta di cotone, maglietta termica e maglione di lana con giacca Dainese. Guanti pesanti, sottocasco, cappello di lana e casco integrale...in più indosso la mitica cerata con pantaloni antipioggia...risultato che non posso muovermi praticamente ma almeno non sento freddo e non mi bagno...
Strada bagnata, vento trasversale, e lo stato delle strade non aiuta certo...stringo i denti e risalgo...Bielsko-Biala, Katowice. Passo nel paese di Tychy. E' da li che esce la nuova 500 e vedo un paese cresciuto intorno alla fabbrica.
Giungo a Częstochowa (foto sotto il santuario obbligatoria) e finalmente il cartello Warszawa! Quasi 500 km già alle spalle oggi...sbrigo alcune faccende e via di nuovo per Działdowo…sono già le 20.00, mi aspettano altri 150 km di freddo, strade da paura e buio intenso…praticamente vado avanti solo per inerzia...quando raggiungo quota 2000 km sul tachimetro dalla partenza, mi alzo sulla sella e suono il clacson all'impazzata cosi per risvegliare le articolazioni del mio corpo congelato...
Finalmente dopo milioni di buche e quasi 700 km giornalieri raggiungo la meta....esulto come un bambino, e bacio la Vespa. Mi accorgerò solo il giorno dopo che gli ultimi trenta chilometri gli ho fatti praticamente senza rendermene conto, con il vento polare in faccia in una sorta di trans buddista.
CE L’HO FATTA! CI SONO RUSCITO! E penso a tutti quelli che mi non credevano ci riuscissi davvero. Vorrei vedere le loro facce. Tutta invidia di chi vorrebbe una volta uscire dalla normalità della vita di tutti i giorni ma non ci riesce perchè ha troppa paura.
All'inizio avevo qualche dubbio sulla mia “vespetta” che e' risultata essere incredibilmente affidabile. Piuttosto ho a volte dubitato della mia resistenza fisica sotto acqua freddo e vento.
Un viaggio bellissimo, davvero, senza paragoni...vivere cosi alla giornata, fermarsi dove capita senza troppi problemi esistenziali. Con un po’ di dispiacere per chi non si muove di casa senza sapere a che ora ci sarà la cena nell'albergo prenotato un anno prima e che senza gps non posteggia neppure nel garage.
Spero un giorno di poter avere un'altra esperienza simile, magari in compagnia di altri folli
Ho già in mente un'altra folle sfida..verso steppe lontane...ci rivediamo fra un anno!

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Il racconto è già presente su altri siti ed è stato pubblicato su italia-polonia.eu con il consenso dell'autore.

 

Szarlotka (torta di mele)

Ingredienti  per l’impasto
3 bicchieri e mezzo di farina di grano*
100g di burro
125g di margarina
2 cucchiai di panna (acida)
1 cucchiaino di lievito per i dolci
un bicchiere di zucchero a velo
un pizzico di sale
1 bustina (16g) di zucchero vanigliato
4 tuorli
1 uovo intero


*bicchiere di capacità 250 ml
 
Ingredienti per il ripieno
2 chili di mele (Renette)
un bicchiere di zucchero
2 cucchiai di pane grattugiato
succo di limone
un cucchiaino circa di cannella in polvere (quanto basta)
 
 
PROCEDIMENTO PER L'IMPASTO

Lavoriamo tutti gli ingredienti fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea.
Mettiamo un terzo della pasta nel congelatore per 40 minuti.
Stendiamo il resto della pasta sulla carta da forno e mettiamola (con la carta) nello stampo (le dimensioni di quello mio: 40x25cm).
Inforniamo a 170 ˚C per 15 minuti circa.

PROCEDIMENTO PER IL RIPIENO

Grattugiamo le mele sbucciate, spruzziamole con del succo di limone, aggiungiamo e mescoliamo tutti gli altri ingredienti.
Mettiamo le mele sulla pasta già parzialmente cotta.
Tiriamo fuori la pasta surgelata e grattugiamola sulle mele.
Inforniamo a 170 ˚C per un’ora circa (fino a quando la pasta diventa dorata).
Se la pasta si cuoce troppo presto, si consiglia di coprirla con un pezzo di foglio d’alluminio per evitare di bruciarla.

Buon appetito!
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