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Sulle ali dell'immaginazione
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Scritto da Emilio Pontillo   
Giovedì 28 Luglio 2011 19:26

Quanto vola la fantasia quando si va alle scuole medie (ma si chiamano ancora così?), specialmente quando si vive in luoghi da dove è difficile muoversi per motivi geografici.
Erano gli anni '80, in quelle ore di Geografia si studiavano alla meno peggio i vari paesi d'Europa e la Polonia veniva sistematicamente prima dell'allora URSS, vuoi per motivi geografici, vuoi per altri di tipo politico.
Veniva facile pensare a un paese con culture molto simili a quelle sovietiche, se non addirittura interpretarlo come una parte dello stesso impero, così vicina alla "Russia bianca" e disgraziatamente a Chernobyl.
E' normale con questi studi crescere poi pensando a un paese "dell'Est", magari con la lingua polacca molto simile a quella russa, incomprensibile e magari con caratteri cirillici.
Ah, la disinformazione!
Poi si cresce e si prova ad approfondire, pur senza internet e con informazioni frammentarie, non è cosa semplice.
Eppure le prime immagini che arrivano non sono quelle di Varsavia o di Cracovia, città ancora poco battute dal turismo di massa, ma sono quelle dei vecchi familoki dell'Alta Slesia, con quel mattone rosso in contrasto con un ambiente climaticamente così diverso, purtroppo legati anche ai campi di concentramento di Auschwitz, che creano insieme uno scenario completamente diverso a quello in cui si è abituati.
Agli occhi di un polacco può sembrare però strano, ma l'architettura delle kamienice e anche dei giganteschi blocchi in wielka płyta può clamorosamente destare un notevole interesse.
Ecco perché, agli occhi di un italiano, quartieri come quello di Nikiszowiec, quartiere di Katowice, può sembrare così intrigante e pieno di magia.
Passa il tempo ed ecco un altro scenario, ovvero quello de La doppia vita di Weronika di Krzysztof Kieślowski, girato parzialmente in Polonia.
Proprio quelle vecchie immagini di Irène Jacob che incrocia gli sguardi con il proprio alterego, con Sukiennice sullo sfondo e in un contesto come quello di una manifestazione repressa, accentuato dai colori saturi dati dalla pellicola, rendono il tutto ancor più intrigante.
Come sarà quel posto così apparentemente lontano? Si respirerà davvero quel clima misto fra magia e ignoto?
Poi si visita il paese per la prima volta e le distanze che fino a poco prima sembravano siderali si colmano.
L'impatto è ideale, ovvero quello invernale, dove una coltre di neve si intona perfettamente all'architettura e al paesaggio circostante contornato da un freddo pungente, il tutto in un contesto così silenzioso da diventare assordante.
E' tutto come lo si immaginava, la realtà è forse anche meglio.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Novembre 2011 17:21
 

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