| Adam Mickiewicz |
![]() E' uno dei più illustri poeti nella storia della letteratura polacca. E' nato a Zaosie, vicino a Nowogródek, la vigilia di Natale del 1798. Ha seguito una formazione di tipo classica presso l’Università di Vilnius, studiando letteratura polacca. Dopo aver ottenuto una cattedra a Kaunas, cominciò ad appassionarsi ai filosofi dell’Illuminismo francese e del Romanticismo. In questo periodo, prese parte ad una società segreta dal nome Filomati e Filareti, criticando fortemente l’abbraccio paterno russo sul regno polacco. Per questo, nel 1823, insieme ad altri membri della società, venne arrestato dalla polizia russa e non tornò mai più nella sua terra madre. Visse in alcune città russe, tra cui Mosca, San Pietroburgo e Odessa. Durante questi anni, affinò i rapporti con gli scrittori russi e cominciò ad avere i primi consensi come poeta, grazie all’opera Ballady i romanse, che diede il via all’età romantica della letteratura polacca con il ritorno alle credenze, all’immaginazione popolare e il rinnovo del linguaggio poetico, insieme a Gli avi e Grażyna. Quando si parla di Soplica a molti verrà in mente un’alta bottiglia di vodka, dal vetro trasparente e un tappo rosso; mentre se si rammenta Pan Tadeusz si penserà subito ad una tozza bottiglia di vodka dal vetro opaco. Niente di sbagliato, ma come mai queste bottiglie di liquore hanno un nome così curioso? Soplica e Horeszko erano due proprietari terrieri. Il primo era un giudice, l’altro un conte e insieme si contendevano la proprietà di un castello. Tadeusz era nipote di Soplica e figlio di un fratello scomparso dopo aver ucciso, anni prima, per questioni d'onore, il padre del giudice Horeszko e un misterioso frate di nome Robak. Questi personaggi, fanno parte di un poema di 12 libri intitolato Pan Tadeusz e chiamato epopea nazionale. Il poema, del 1834, rappresenta la lettura obbligatoria in tutte le scuole polacche ed è una narrazione realistica sulla vita nobiliare del tempo, pieno di lirismo e nostalgia. Un’epopea per un mondo scomparso, che porta la firma di uno scrittore particolarmente importante per la Polonia: Adam Mickiewicz. Più tardi, si trasferì a Parigi, dove insegnò letteratura slava presso il collège de France. Nonostante la lontananza dal suo paese, Mickiewicz, fu molto attivo politicamente, tanto che in Italia, organizzò una legione polacca per la quale elaborò un programma democratico e liberatorio. Nel 1855, andò addirittura a Istanbul, durante la guerra di Crimea, per sconfiggere i russi, ma qui il 26 novembre 1855 morì di colera. Adesso è possibile vedere la sua tomba presso la Cattedrale di Wawel a Cracovia. Come la maggior parte dei polacchi, anche in Mickiewicz si può notare il suo senso religioso verso la vita, caratterizzato dalla penetrante semplicità linguistica. I suoi pregi letterari, spesso vengono lasciati da parte, ricordando lo scrittore solo come un grande bardo del popolo polacco, noto per il suo enorme patriottismo. Egli lasciò la sua grandissima impronta anche in Italia. Lo scrittore polacco era esule a Parigi quando la caduta della monarchia francese mobilitò gli animi. Nel 1848 si recò a Roma perché era convinto di persuadere il Papa a schierarsi dalla parte degli oppressi. Mentre si trovava nello stato pontificio, il poeta proclamò il “Simbolo politico polacco”, che rappresentava il manifesto dei volontari che avevano scelto di aderire al suo appello di formare una legione polacca che combattesse al fianco degli italiani. Ma sia il Papa che numerosi connazionali polacchi, si rifiutarono di dichiarare guerra all’Austria, quindi Mickiewicz decise di lasciare Roma e partì in direzione di Milano, insieme alla sua legione, inneggiando il motto: per la nostra e la vostra libertà. Lungo tutto il tragitto egli e il suo gruppo di volontari vennero accolti con grandi manifestazioni e i discorsi che teneva nelle piazze delle città attraversate, entusiasmavano i cittadini italiani. Secondo Mickiewicz, gli italiani e i polacchi sono popoli fratelli e nei propri discorsi sottolineava la voglia di libertà e di indipendenza dei due stati amici. Grazie alle pressioni di Giuseppe Mazzini sul governo provvisorio di Milano, il quale era diffidente verso le formazioni straniere, il patriota riuscì a formare un battaglione polacco che si rese particolarmente utile nei combattimenti tra Lonato, Desenzano e Marazzone. Dopo la firma dell’armistizio, i legionari polacchi, dal Piemonte si diressero verso la Toscana poiché i piemontesi, ricevettero pressioni dall’Inghilterra e la Francia affinché non provocassero gli austriaci e i russi con formazioni militari polacche. Purtroppo l’utilizzo della legione di Mickiewicz fu poco rilevante, ma si portò dentro un eco davvero considerabile, tanto che Cavour, nel discorso che tenne alla camera il 20 Ottobre 1848 disse: il gran moto slavo ha ispirato il primo poeta del secolo, Adamo Mickiewicz, e da questo fatto noi siamo indotti a riporre nelle sorti di quel popolo una fede intera. Perché la storia ci insegna che quando la Provvidenza ispira uno di quei geni sublimi, come Omero, Dante, Shakespeare o Mickiewicz, è una prova che i popoli in mezzo ai quali essi sorgono sono chiamati a alti destini. Adam Mickiewicz è stato un grande personaggio della storia della Polonia, ma da quanto ho scritto si capisce facilmente che egli si è dato da fare molto per la causa italiana. Ecco infatti che adesso se andiamo a Roma, nelle zona del Pincio, troviamo il viale Adamo Mickiewicz o se andiamo in alcune piazze italiane troviamo il nome di Mickiewicz. La foto di cui sopra è stata scattata a Lwów (Ucraina) e rappresenta un monumento proprio a lui dedicato. Si ringrazia Andrea Donato per il contributo
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