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Ryszard Kapuściński
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Si tratta dell'autore polacco più tradotto al mondo dopo Stanisław Lem, corrispondente in vari paesi del mondo, dalla ex URSS all'Africa fino al Sud America.
Soprannominato il Cesare dei reportage, era amico di personaggi illustri come Che Guevara e Salvador Allende, oltre allo scrittore italiano Tiziano Terzani. Ha avuto, soprattutto, il pregio di voler vivere i posti da lui visitati come uno del posto, cercando di percepire la vera essenza e non l'aspetto superficiale, grazie anche ai rapporti che è riuscito a intraprendere con persone di ogni parte del mondo.
Come è scritto in Autoritratto di un reporter (una vera bibbia per chi vuole intraprendere lo stesso cammino) il suo interesse è sempre però stato rivolto verso l'Africa. All'inizio della sua carriera, il suo scopo era di "passare il confine" (pensava di visitare almeno la Cecoslovacchia), ma dopo essere stato in Cina e in India, cominciò la passione per il continente africano, da dove inviò reportage dai posti più sperduti e martoriati dalle guerre.
Ebano è il testo che maggiormente narra del lungo viaggio dello scrittore in Africa (il cui nome stesso "Africa" o "africano" appare estremamente riduttivo e privo di significato), si tratta di un appassionante viaggio in diversi paesi come Tanganica, Etiopia, Ruanda, Uganda, Camerun, Senegal, vivendo costantemente in contatto con la gente, le realtà e le difficoltà del posto. Durante uno dei suoi viaggi tra l'altro si ammala di malaria cerebrale e rischia anche di morire, oltre a trovarsi continuamente soggetto al caldo insopportabile e all'immensa quantità di insetti.
Il libro è avvincente e descrive un territorio dove l'uomo bianco, nel corso dei secoli, ha fatto man bassa e si è rivelato protagonista e fautore di guerre che hanno portato morte, distruzioni e una mostruosa quantità di sfollati.
Altri testi come La prima guerra del football e In viaggio con Erodoto, raccontano i suoi viaggi in Africa e le sue mille avventure.
Nella sua vita ha vissuto decine e decine di rivoluzioni, quasi andandole a cercare, in quanto riteneva la guerra quasi un fattore normale nella sua vita, avendola praticamente passata interamente in esilio (il suo paese natale, Pinsk, appartenente prima alla Polonia, dopo la guerra passò all'attuale Bielorussia, dove non poté rientrare).
Fra queste, ha vissuto la rivoluzione khomeinista e ha avuto modo di raccontare, in Shah-in-Shah, la sua esperienza nel corso del periodo in cui era al potere l'ultimo scià. Lo scrittore racconta dei suoi incontri, delle testimonianze degli iraniani riguardo gli ultimi scià che si sono succeduti, della loro follìa, degli stretti rapporti con l'occidente, americani in particolare, di come la Savak reprimesse col sangue ogni tentativo di ribellione al regime e di come la rivoluzione Khomeinista del 1979 abbia trasformato il paese da una dittatura filo occidentale e molto comoda ai potenti del pianeta, in una repubblica islamica sotto la guida dei mullah. Tutto il libro è il risultato del riordino di appunti e foto in un albergo deserto dove lo scrittore polacco, praticamente, soggiornava da solo.
Un'altra rivoluzione, raccontata ne Il Negus, è quella in Etiopia, dove lo scrittore descrive la figura di Hailè Selassiè, imperatore dagli anni '30 fino agli anni '70. Nel suo libro sono presenti i racconti di quelle persone che hanno vissuto il suo regno e che sono stati testimoni del suo sfarzo, della sua intransigenza, del periodo in cui governava con pugno di ferro il paese e cercava di portare l'Etiopia alla modernità mentre buona parte del paese moriva di fame, fino alla rivolta delle forze armato che lo hanno, progressivamente, spodestato.
Kapuściński era anche un ottimo conoscitore della URSS, in Imperium, racconta la sua esperienza, partendo dalla sua Pinsk, quando era bambino (ai tempi della seconda guerra mondiale e delle deportazioni), per proseguire nel suo viaggio, dai paesi del Caucaso alla Siberia, fino a una sua avventura dentro il Cremlino. narrando costantemente i suoi incontri e le diverse realtà riscontrate.
Molto interessante è l'opinione che esprime ne L'altro, dove lo scrittore definisce il prossimo secondo due aspetti: il primo, del tutto simile agli europei, con lo stesso sangue, paure, gioie, preoccupazioni, sentimento del freddo, caldo, fame e sete, mentre, in un secondo aspetto, si evidenzia una sostanziale differenza culturale, religiosa, razziale, con un'attenta analisi degli atteggiamenti degli europei, i quali passano da una tendenza dominante a uno studio e a una voglia di conoscenza delle culture differenti.
Sebbene abbia vissuto diverse rivoluzioni, non era un uomo violento. Il suo interesse era capire, conoscere culture diverse, sconosciute, a volte incomprensibili per gli europei. Non utilizzava mai un registratore, perchè sapeva che, registrando, non avrebbe colto le stesse sfaccettature in quanto avrebbe spinto l'interlocutore ad assumere atteggiamenti non naturali.
Ha sempre aspramente criticato i vari corrispondenti in Africa, provenienti da paesi occidentali, i quali vivevano barricati in oasi frequentate solo da altri occidentali, cercando di convincere gli interlocutore che stavano "raccontando l'Africa". Egli sosteneva l'impossibilità di raccontarla da una camera d'albergo e che, per viverla, occorreva adeguarsi agli standard della gente comune.
Durante la sua carriera, in molti si sono chiesti per quale motivo lui non abbia mai scritto molto sulla Polonia. Lui stesso afferma che, in ciascuno dei suoi racconti, c'è sempre un riferimento al suo paese, perchè tutto ciò che vive è sempre confrontato dalla realtà da cui proviene. Inoltre, sono effettivamente presenti alcuni racconti concreti alla sua patria, come in Imperium, in cui comincia raccontando il periodo delle deportazioni russe agli inizi della seconda guerra mondiale e riferimenti vari in Lapidarium II.
Se si vuole percepire la Polonia che particolarmente amava, è necessario leggere Giungla polacca (Busz po polsku in polacco), dove vengono raccontati gli scenari da lui vissuti all'inizio della propria carriera di reporter.
Il libro è stato pubblicato nel 2007, anno della morte del reporter, grazie all'attività della moglie Alicja che ha deciso di recuperare i racconti e di pubblicarli.
I vari racconti del libro sono per lo più ambientati nel Nord-Est, zona dalla quale proveniva.
Racconta inizialmente la sua infanzia, il periodo dei rastrellamenti, la fame, il freddo e la povertà patita durante la guerra, l'impossibilità di tornare a casa in quanto, dopo la guerra, avevano spostato i confini e Pinsk non era più in Polonia.
In questa serie di racconti ha narrato le campagne, le province e i paesaggi di quei luoghi nei primi anni '50, ma soprattutto le persone, i contadini, gli operai, i militari e la semplicità che li contraddistingueva.
Particolare risalto occorre dare agli ultimi due capitoli, dove nel penultimo parla della vita militare e del punto di vista della guerra e della sua assurdità da parte dei commilitoni, ma soprattutto l'ultimo in cui il reporter, in Ghana, cerca di raccontare la Polonia ai vecchi saggi di un piccolo villaggio, paese a loro sconosciuto.

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