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L'importanza di Giovanni Paolo II - Pagina 2
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Scritto da Sandro Fratti   
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L'importanza di Giovanni Paolo II
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Nel corso della sua prima visita Giovanni Paolo II aveva parlato della sintesi fra l’amore per il proprio paese e quello per Cristo, secondo una linea che era, in sostanza, di tutto l’Episcopato polacco.
Ma un intervento in qualche modo diretto nel vivo della crisi polacca da parte del Papa ebbe luogo con il viaggio di Wałęsa e degli altri dirigenti di Solidarność a Roma circa due anni, nel 1981.
Vi fu sicuramente qualche momento nel quale, però, la visione del Papa non coincise con quella dell’Episcopato polacco. Giovanni Paolo II era più convinto di questi che la posizione della Chiesa fosse con i diritti umani e probabilmente era più convinto dei vescovi che il comunismo avesse le sue debolezze e potesse cadere in tempi non lontanissimi.
Giovanni Paolo II aveva sin dal suo primo viaggio in Polonia manifestato l’idea che il futuro del paese non fosse inevitabilmente incanalato sulla via della sovranità limitata e della fermezza politica.
Con estrema discrezione, nel giugno del 1979, nella cattedrale di Cracovia, il pontefice aveva espresso tale convinzione affermando che il futuro del paese sarebbe dipeso dal numero delle persone che fossero state abbastanza mature da poter essere non conformiste. Egli fece intendere che ci fosse per i polacchi una reale possibilità di influire sul loro futuro.
Era un’impostazione che ridava spazio all'autostima della nazione polacca e incoraggiava il suo senso di identità. Ciò favoriva il confronto fra le diverse componenti di un paese che si trovava in difficoltà effettiva e nel quale gli equilibri di potere della leadership di Gierek rischiavano di non bastare più. L’importanza della crisi economica era più che sufficiente a velocizzare uno sforzo da parte di tutti i polacchi.
Non fu un intervento diplomatico in senso stretto quello del Papa, né il suo primo ritorno in Polonia poteva essere considerato un fatto principalmente politico. Ma l’arrivo di Karol Wojtyła, rappresentante di uno stato non facente parte del blocco sovietico e gli inevitabili riferimenti alla vita concreta che faceva, ebbero un peso innegabile.
Caratteristica fu la scena che si svolse nel giugno del 1979 all’aeroporto di Cracovia. Al momento di ripartire, Giovanni Paolo II baciò sulle guance un imbarazzatissimo Jabłoński, presidente del Consiglio polacco, e poi fece un’aggiunta al suo discorso. Il viaggio, disse Giovanni Paolo II, ha rappresentato «un atto di coraggio da ambedue le parti. Tuttavia, ai tempi nostri, un tale atto di coraggio è necessario. Bisogna avere il coraggio di camminare nella direzione nella quale nessuno ha camminato finora». Da quel momento si ebbe la sensazione come se si fossero piantati dei “semi” che si sarebbero sviluppati, sia nell’azione del Papa e del Vaticano per la Polonia, sia nel succedersi degli eventi.
Il “pellegrinaggio” del Papa, accompagnato da un enorme seguito da parte del popolo nel giugno del 1979, richiamò la rivolta dell’agosto 1980. Ci fu una sorta di continuità profonda negli avvenimenti.

 

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