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Artisti italiani a Varsavia nel XVIII secolo
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Scritto da Andrea Donato   

Furono molti gli artisti italiani che nel XVIII riempirono la capitale polacca di dipinti, sculture e palazzi. In quegli anni Varsavia aveva il suo massimo splendore, tant'è che grazie alla sua bellezza era chiamata "La Parigi dell'Est".
Nel secolo precedente la città era caduta quasi in rovina e messa a sacco dalle invasioni svedesi cui fece seguito una tremenda epidemia. Soltanto l'elezione di Stanisław August Poniatowski a re di Polonia, portò allo sviluppo della città. Il nuovo re chiamò eminenti artisti fra architetti, pittori e sculturi provenienti da tutto il mondo in particolar modo dall'Italia.

Il più famoso è sicuramente Bernado Bellotto, nipote di Antonio Canal al quale ha "rubato" il soprannome di "Canaletto". Nacque a Venezia nel 1721 e successivamente divenne pittore di corte a Dresda e lavorò anche a Vienna dove gli furono commissionati dei quadri dell'imperatrice Maria Teresa e divenne professore all'Accademia delle belle arti. Ma il basso stipendio non gli permetteva di mantenere la famiglia, allora decise di andare a cercar fortuna a San Pietroburgo, sperando di ricevere una proposta di lavoro dalla zarina Caterina II. Ma non arrivò mai in Russia perchè nel 1768 si fermò a Varsavia dove divenne pittore di corte e non lascerà più la capitale polacca dove morirà nel 1780.
Durante questi 12 anni il pittore si dette molto da fare dipingendo tantissimi quadri e soprattutto un ciclo di 26 vedute ad olio di Varsavia. La minuziosità con la quale ha immortalato la capitale polacca è stata di grande aiuto per gli artisti e gli architetti che presero parte alla pianificazione della ricostruzione della città a seguito delle distruzioni della II Guerra Mondiale. Quindi l'aspetto dell'odierna Varsavia per un certo grado lo dobbiamo al pittore italiano che scelse come patria d'adozione la Polonia e Varsavia.

Famosissimo in Polonia e quasi sconosciuto in Italia fu Marcello Bacciarelli che lavorò per il regno della Polonia nel 1756 come ritrattista dell'aristocrazia. Nel 1764 si trasferì per due anni a Vienna, ma quando in Polonia salì al trono Stanisław August Poniatowski venne richiamato a Varsavia forse perchè era un amico di famiglia. Infatti venne tenuto in grande considerazione dal sovrano che nel 1768 gli conferì il titolo nobiliare e gli dette il compito di curare la collezione privata reale. Gli dette inoltre l'incarico di creare una scuola di pittura e lo rese responsabile della politica artistica del regno. Quando il re abdicò mantenne la sua influenza sulla vita artistica locale e fu nominato professore onorario della nuova facoltà di arti dell'Università reale di Polonia.
Le sue numerose opere ornarono le sale del Castello Reale a Varsavia e si possono ancora ammirare al suo interno come anche all'interno del Museo nazionale.

Un altro artista italiano che alla capitale polacca ha dato tantissimo è Antonio Corazzi, ad essere precisi lui arrivò in Polonia il secolo successivo, infatti lavorò a Varsavia dal 1819 al 1847. Grazie al suo operato quando tornò nella sua Toscana, divenne membro dell'Accademia delle Belle Arti.
Egli era un architetto del Neoclassicismo e celebre è la sua opera del Grande Teatro di Varsavia. Progettò anche il Palazzo di Mostowskich attualmente sede della Polizia, l'edificio del Nazionale Banco di Polonia e il monumento dei lealisti (che non è stato ricostruito dopo le distruzioni della II Guerra Mondiale). Passeggiando per Varsavia è molto facile imbattersi in palazzi progettati dal Corazzi infatti molti di essi portano la sua firma.

Un italiano degno di nota è Domenico Merlini. La sua opera più famosa è il bellissimo Parco Łazienki. Si trasferì a Varsavia nel 1750 e costruì diversi palazzi pubblici e privati. Si fece notare anche a corte infatti nel nel 1773 venne nominato addirittura Regio Architetto. Ricordato anche per la ricostruzione del Palazzo Krasiński, sede attuale della Biblioteca Nazionale e la costruzione della cappella del Castello Reale e di altri palazzi. Anche lui morì a Varsavia (nel 1797).

Anche Gaetano Chiaveri si trovava a Varsavia nel XVIII, dal 1737 al 1748 e lavorò al Castello Reale.

Se Corazzi lavorò a Varsavia il secolo successivo al XVIII, Matteo Castelli si trasferì a Varsavia il secolo precedente. Arriva infatti nel 1613 alla corte di Sigismondo di Svezia che in quel periodo era il re della Polonia. Viene ricordato per la ricostruzione del Castello Reale e la costruzione del castello di Ujazdów. Anche Castelli morì a Varsavia (nel 1632).

Insieme a Castelli, nella costruzione del castello di Ujazdów e nella ricostruzione del Castello Reale c'era anche Giovanni Battista Trevano. Che lavorò anche in altre città polacche.

Nella ricostruzione del Castello prese parte anche Giacomo Rotondo (che fu architetto di corte prima di Castelli).

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