| POLONIA: dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale alle libere elezioni del 1989. |
| Scritto da Andrea Donato | |||
|
Essendo un’amante della storia del Novecento e soprattutto della storia della Seconda Guerra Mondiale, ho deciso di scrivere qualcosa che riguarda la Polonia di quel periodo perché molte persone non ne sono a conoscenza. Ricordo che alle superiori in un compito di storia c’era qualche domanda sulla Polonia e ovviamente tutti i miei compagni di classe chiedevano aiuto a me.
Tutto iniziò quando Hitler e Stalin (che pochi sanno che significa “pugno di ferro”) decisero di firmare il Patto Molotov-Ribbentrop del 23 agosto 1939.
Firmato dal ministro degli esteri sovietico Vyacheslav Molotov e dal ministro degli esteri tedesco Joachim von Ribbentrop, questo era un trattato di non aggressione fra Germania e l’Unione Sovietica nel quale clausole segrete aggiuntive sancivano la divisione dell'Europa in due sfere d'influenza che confinavano al centro della Polonia.
Dopo solo due settimane dalla nascita del patto, il dittatore tedesco decise subito di mettersi all’opera e iniziò ad invadere la Polonia per iniziare l’opera di spartizione della nazione con Stalin.
Le truppe tedesche si diressero a Danzica, dove nella zona di Westerplatte, una guarnigione di soli duecentodieci polacchi si rese famosa per la strenua resistenza opposta dal 1 al 7 Settembre 1939.
Espugnata la città polacca, gli uomini di Hitler puntarono verso la capitale, quindi andando oltre la sua sfera d'influenza.
Per non allarmare troppo Stalin, ipocritamente, sollecitò la Unione Sovietica a intervenire per spartire "democraticamente" il bottino.
L’attacco di Stalin partì il 17 Settembre: fu lento e moderato, ma l'occupazione fu altrettanto spietata: centinaia di migliaia di intellettuali, ufficiali, tecnici furono uccisi o deportati (Massacro di Katyń), con l'intento di eliminare quella parte della società polacca che non l'amava.
Tutto questo avveniva mentre le altre due superpotenze, Francia e Inghilterra, stavano a guardare senza intervenire. Inoltre centinai di migliaia di civili furono deportati nei gulag dove la stragrande maggioranza moriva di fame.
Se i russi si sono comportati in questo modo, i tedeschi certo non sono da meno: vennero perseguitate le elite, vennero chiuse le università e le scuole superiori, vennero saccheggiati tutti i tesori della cultura polacca e vennero portati in Germania.
Nel frattempo continuavano gli arresti, le esecuzioni di massa, e le deportazioni nei campi di concentramento. Nelle camere a gas istallate nei campi di sterminio di Auschwitz, Maidanek e Treblinka morirono circa tre milioni di polacchi, non solo gli ebrei come si crede, ma anche altri tantissimi cittadini polacchi.
Intanto il 22 giugno del 1941, la Germania rompe ogni “patto di non aggressione” con Stalin e invade l’Unione Sovietica, ma le truppe naziste arrivate a Mosca caddero nello “scherzo della natura” che fregò anche Napoleone, dovettero cioè abbandonare ogni speranza di conquista perché l’esercito non era preparato a sopportare l’inverno russo.
In questo periodo la resistenza del popolo polacco non venne a mancare e si formò un governo polacco in esilio riconosciuto dagli Stati Uniti. Il primo ministro diventò Władysław Sikorski.
Nella Polonia invasa, nacque invece l’Esercito Nazionale (Armia Krajowa o più semplicemente AK), una rappresentanza del governo di Sikorski (famosa nella lotta di Montecassino in Italia) e si svilupparono numerose forme di insegnamento clandestino.
Il ruolo dell’AK peggiorò la situazione della Polonia nei confronti dell'URSS che nel 1943 ruppe i rapporti diplomatici con il governo polacco.
I comunisti residenti nell’Unione Sovietica fondarono l’Unione dei Patrioti Polacchi. Purtroppo in quell’anno morì il primo ministro Sikorski, fu arrestato il comandante dell’AK Stefan Grot-Rowecki e nel ghetto di Varsavia scoppiò un’insurrezione placata dai tedeschi con le armi.
Nel Luglio 1944 i sovietici istituirono il comitato di Liberazione Nazionale (PKWN), sottomesso al regime. Pochi giorni dopo, (1 Agosto 1944) nella capitale polacca scoppiò un’insurrezione, famosa con il nome di “Rivolta di Varsavia”, in cui gli abitanti cercarono l’ultimo tentativo di conquistarsi la piena indipendenza.
Durante la ribellione, che durò fino al 2 Ottobre, persero la vita 17 mila insorti e 180 mila abitanti della capitale, alla fine della quale i tedeschi cominciarono a radere al suolo indisturbati l’intera città.
Il 9 maggio 1945 cadde il Reich tedesco e si concluse questa sanguinosa guerra che vedeva (in teoria) la Polonia tra i vincitori.
Il risultato per la nazione fu quello di aver perso 6,5 milioni di cittadini, di aver la capitale completamente distrutta e di aver subito perdite di materiali e perdite culturali enormi.
Inoltre, la Polonia uscì dalla guerra con un governo imposto dall’esterno, nato nella conferenza di Jalta del Febbraio 1945, e composto da uomini che non suscitavano nessuna fiducia fra il popolo polacco.
Già nel 1944, il Comitato Polacco di Liberazione Nazionale stipulò con l’unione sovietica un accordo sul confine della Polonia sulla linea di Curzon che fu poi confermato con il trattato del 16 Agosto 1945.
Nell’estate del 1945, durante la Conferenza di Potsdam, si tracciò il confine lungo i fiumi Odra e Nysa. Lo spostamento del territorio verso Ovest era legato alla deportazione tedesca decisa nella Conferenza di Potsdam e al trasferimento di milioni di polacchi dai territori orientali perduti.
Famoso fu il caso di L'viv (Leopoli in italiano, Lwów in polacco) che passò all’Ucraina, i cui abitanti polacchi furono trasferiti in Polonia a Wrocław (Breslavia).
Il Governo Provvisorio di Unità Nazionale fu composto dai rappresentati del Partito Operaio Polacco (PPR), del Partito Socialista Polacco (PPS) e del Partito dei Contadini (PSL), guidato da Stanisław Mikołajczyk.
Nonostante questo, il potere reale si trovava nelle mani del PPR comunista che disponeva di un esercito e dell’appoggio sovietico.
Infatti, nel 1947, il PSL fu brutalmente disintegrato e i risultati delle elezioni parlamentari falsati. La stessa sorte del PSL toccò al PPS che fu unito al PPR formando il Partito Operaio Unificato Polacco (dicembre 1948).
Da allora il partito comunista aveva il monopolio del potere, e i tentativi di ricevere un consenso sociale iniziarono con il Comitato Polacco di Liberazione Nazionale che adottò una riforma agraria e portò avanti una lotta contro l’analfabetismo, rendendo l’istruzione gratuita e obbligatoria. Inoltre, i lavoratori godevano di assicurazioni sociali e vennero stampati libri a basso costo.
Tutto questo fu creato per cercare di soffocare possibili aspirazioni nazionali. Ma comunque gli anni postbellici furono caratterizzati da un boom demografico e da un grande lavoro di ricostruzione del paese.
Nel 1948, però, il comunismo si fece sentire e in economia dopo la distruzione dell’attività privata del commercio, furono aboliti i principi di libero mercato, al loro posto fu introdotta un’economia centralizzata e iniziarono investimenti nell’industria bellica.
Iniziò anche la collettivizzazione delle campagne che coincise con il periodo di massima ferocia del terrore stalinista. Infine ci fu l’attacco alla Chiesa cattolica con l’arresto del primate di Polonia, il cardinale Stefan Wyszyński (di cui abbiamo sentito parlare tempo fa sui giornali).
Soltanto nell’Ottobre del 1956, ci fu una svolta, con l’elezione a primo ministro di Władysław Gomułka che ricevette molti assensi popolari, soprattutto rimettendo in libertà il primate di Polonia e rinunciando alla collettivizzazione delle campagne.
Il consenso popolare andò scemando quando Gomułka provocò un altro grave conflitto con la Chiesa. La famosa lettera dell’Episcopato Polacco ai vescovi tedeschi (“vi perdoniamo e chiediamo perdono”), aprì l’epoca del difficile dialogo polacco-tedesco negli anni ’65 e ’66 riscontrando proteste da parte del Partito.
Nell’inverno 1970 a Danzica, Gdynia e Stettino scoppiarono degli scioperi e l’esercito ricevette l’ordine di sparare sulla folla di operai.
In seguito a questo, il primo ministro perse il potere e fu eletto Edward Gierek. Il nuovo governo, come il vecchio, intraprese un tentativo di riforma del sistema, ma risultò tutto inutile.
Nel 1976 nuovi scioperi vennero fermati con la forza e un gruppo di intellettuali formò il Comitato per la Difesa degli Operai (KOR), ma nella società polacca si temeva uno scontro con il potere che toglieva ogni prestigio alle nuovo comitato. Comunque nella formazione della coscienza sociale ebbe un grande ruolo la cultura, in quanto nonostante la censura, lo Stato lasciava piccoli margini di libertà il che permise lo sviluppo del cinema polacco, del teatro della musica della letteratura e delle arti figurative. La Chiesa ebbe un’influenza particolare sull’atteggiamento dei polacchi e toccò il culmine quando nell’Ottobre del 1978 viene eletto papa il cardinale Karol Wojtiła che, con il suo viaggio in Polonia nel Giugno del 1979. segnò una grande svolta nella storia contemporanea della Polonia.
Nell’estate del 1980 la nazione fu “invasa” da una catena di scioperi. Lech Wałęsa si trovò a capo del comitato dei cantieri navali di Danzica e gli intellettuali polacchi si impegnarono nella protesta nella veste di consiglieri. Le autorità, quindi, furono costrette a dare il loro consesso alla creazione di sindacati liberi.
Fu in questa occasione che nacque l’enorme “Solidarność” con 10 milioni di membri.
Le concessioni non durarono molto, infatti nel dicembre dell’anno dopo un gruppo di ufficiali dell’esercito ed esponenti del partito, con a capo il generale Wojciech Jaruzelski, proclamò una legge marziale alla quale i polacchi risposero con resistenza civile.
Lo stato di guerra non risolse il problema in quanto il potere sfuggiva dalle mani dell’apparato dirigente mentre cresceva il prestigio dell’opposizione. Fu allora che Lech Wałęsa ricevette il premio Nobel per la pace.
Nel 1988 gli scioperi aumentarono in tutta la Polonia e nel 1989, con la mediazione della Chiesa e favoriti dalla congiura internazionale, dalla perestrojka nell’URSS e dall’appoggio degli stati occidentali, iniziarono i colloqui alla così detta “tavola rotonda”. Questo portò, al Giugno del 1989, a libere elezioni parlamentari, basate su un contratto fra il potere e l’opposizione e grazie a Lech Wałęsa si poté formare il primo governo non comunista del blocco sovietico presieduto da Tadeusz Mazowiecki.
Da quel giorno l’esempio della Polonia accelerò le trasformazioni in tutta l’Europa centro-orientale.
Spero che queste righe entrino nella testa dei ragazzi/e che amano la Polonia e che molto spesso non si rendono conto dell’importantissima storia che c’è dietro questa nazione.
|



