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Gli accordi di Danzica: i 21 punti
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Scritto da Sandro Fratti   
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Gli accordi di Danzica: i 21 punti
L'accordo di Danzica
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Gli anni 1978-1980 furono contrassegnati da un’intensa attività sociale in Polonia, che si tradusse in rivendicazioni operaie concrete rivolte alle autorità locali e centrali, e formulate soprattutto al POUP (il Partito Operaio Unificato Polacco). Ma il partito deluse le speranza della classe operaia. Nell’estate del 1980 il malcontento sociale crebbe, particolarmente per ragioni economiche. In luglio scioperi più vasti scoppiarono nella regione di Lublino, e durante la seconda metà di agosto, ai cantieri navali di Gdańsk (Danzica).

Le autorità nazionali e quelle locali tentarono più volte di superare lo scoglio rappresentato da una trattativa con gli scioperanti e, soprattutto, con i loro autonomi organi di rappresentanza. Una tale trattativa, a prescindere dal suo esito, avrebbe già indebolito il potere in quanto negava implicitamente il ruolo assoluto del partito e delle sue organizzazioni fiancheggiatrici. Sarebbe stato infranto un vero e proprio tabù del socialismo reale, a cui nessuno in precedenza aveva aspirato neppure nei peggiori momenti di crisi.

Per i dirigenti del POUP l’impatto, anche psicologico, con questa realtà fu violento. Si doveva riconoscere da un lato che il paese non era governato da un partito espressione della classe operaia e dall’altro che la nuova soggettività, espressa dai lavoratori, poteva dare luogo a un percorso di burocratizzazione della quale si conosceva l’inizio, ma non la fine. Fu con questo tipo di indugio che le autorità, arresisi di fronte all’impotenza dei propri mezzi, decisero di intavolare dei colloqui con i rappresentanti dei lavoratori.
Il 23 agosto alle ore 20 la commissione governativa, presieduta dal vice primo ministro Mieczysław Jagielski, giunse ai cantieri di Danzica, centro della mobilitazione, per incontrare il Presidium dell’MKS, con a capo Lech Wałęsa. Il dibattito fu trasmesso dall’emittente locale. Il primo incontro deluse le attese e si concluse con un nulla di fatto.
Il giorno seguente arrivò una delegazione dell’MKS (Il Comitato di Sciopero delle Imprese) di Szczecin (Stettino) che, dopo un colloquio con i rappresentanti di Danzica, espresse il comune punto di vista nel considerare il riconoscimento dei sindacati liberi come la condizione essenziale per sospendere lo sciopero. Questa decisione dimostrò la consapevolezza, da parte operaia, della posta in gioco; dato che non c’era miglioramento economico momentaneo che potesse valere il riconoscimento formale del sindacato, tale formalità significava la concessione di un potere ai lavoratori che in precedenza non era mai esistito. Jerzy Borowczak, giovane operaio dei cantieri di Danzica, scrisse che “il punto più importante era la costituzione del sindacato libero. Sapevamo, infatti, che senza quello non ci sarebbe stato nulla”.  
Il sindacato, quindi, doveva diventare uno strumento permanente in difesa degli interessi dei lavoratori.
Il 26 agosto il confronto riprese, ma le parti restarono distanti da un’intesa. Il vice ministro Jagielski si oppose alla trasformazione dei Comitati di sciopero in sindacati liberi. Il 28 agosto la posizione degli operai si rafforzò con l’entrata in sciopero dei minatori della Slesia; anche qui nacque subito un Comitato interaziendale di sciopero, in rappresentanza di un centinaio di ditte tra cui 55 aziende minerarie, che appoggiava espressamente le richieste dei lavoratori del Litorale Baltico.
Così il 31 agosto, a Danzica, dopo interi giorni di discussione, con momenti di grave frattura sulla questione dell’indipendenza di sindacati e sulla libertà dei prigionieri, si giunse a un accordo di 21 punti riconosciuto da entrambi le parti.
La sospensione degli scioperi fu immediata. Dopo 18 giorni riprese il lavoro nelle città della costa. I membri dell’MKS di Danzica, divenuti membri permanenti, si installarono nei locali che divennero la sede del futuro sindacato indipendente. Fu un risveglio da un giorno all’altro in una società nuova.
A Stettino l’accordo fu raggiunto il 30 agosto, un giorno prima che a Danzica, ma i suoi termini erano di minore universalità nelle richieste.


 

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