| Gli accordi di Danzica: i 21 punti - L'accordo di Danzica |
| Scritto da Sandro Fratti | |||||||
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L’accordo di Danzica riguardò sostanzialmente due ordini di problemi: i diritti politici e civili da una parte e le riforme economiche necessarie per la difesa dei lavoratori dall’altra. L’aspetto più rilevante consistette naturalmente nel riconoscimento dei “sindacati indipendenti”; questa dicitura entrò in vigore proprio a partire dagli Accordi di Danzica e fu intesa nel senso di indipendenti dal datore di lavoro e dal partito. Inoltre furono riconosciute le garanzie per il diritto allo sciopero; furono riassunte le persone licenziate; fu garantita la libertà di parola e stampa. A livello economico si stabilì un aumento del salario di base, la soppressione dei “prezzi liberi” e l’aumento delle pensioni per compensare l’aumento dei prezzi.
Gli accordi non prevedevano nessun progetto concreto di risanamento economico per uscire dalla crisi, se non la divulgazione dei dati sulla situazione socio-economica e la designazione dei quadri non più secondo l’appartenenza al partito, ma in funzione delle loro qualifiche e capacità. Nel complesso il movimento dei lavoratori riuscì ad ottenere dei risultati importanti, sia sul terreno dei diritti politici sia su quello della difesa delle fasce più deboli. I 21 punti furono la sovrapposizione di molteplici esigenze della società civile, che mostrò incredulità verso le capacità del potere e nelle possibilità del sistema. In ogni caso fu un fenomeno senza precedenti nella storia del comunismo, perché, nonostante buona parte dei termini dell’accordo fossero condannati a rimanere lettera morta, vi fu il riconoscimento formale, di una struttura sindacale indipendente dal potere che avrebbe potuto mettersi a capo di un ampio movimento di rinnovamento nazionale. Lech Wałęsa affermò: “Gli accordi di Danzica avevano gettato nuovi ponti, aperto nuove possibilità di iniziare una fase di coesistenza, reso evidente la necessità di una specie di compartecipazione al potere”. I primi di settembre gli scioperi ripresero in altre regioni, dato che i lavoratori volevano l’estensione degli accordi a tutto il paese. Sorsero dappertutto sindacati indipendenti, in particolar modo a Varsavia, a Wrocław e in tutti i principali centri industriali. A Cracovia anche gli insegnanti crearono un loro sindacato. E intanto il numero delle strutture operaie indipendenti continuava a crescere. Fu così che il 17 settembre a Danzica, si organizzò la prima unità dei rappresentanti dei nuovi sindacati, dove si decise di dare una forma di coordinamento a tutte le realtà esistenti. La settimana seguente delegati in rappresentanza di 36 sindacati indipendenti sotto la presidenza di Wałęsa diedero vita al NSZZ Solidarność (Niezalezny Samorzadny Zwiazek Zawodowy Solidarnosc, Sindacato Indipendente Autogestito Solidarność). L’origine del termine Solidarność fu spiegata dallo stesso Walesa:
“per quanto possa essere paradossale, l’espressione «sciopero di solidarietà» fu usata per la prima volta dal direttore Gniech in persona! «Sciopero di solidarietà»: queste parole del direttore suonavano come un autentico rimprovero. Secondo le nostre risoluzioni precedenti, dovevamo discutere e negoziare solo su problemi che riguardassero esclusivamente gli operai dei Cantieri. Infatti Solidarność nacque quando lo sciopero dei Cantieri navali cambiò bruscamente direzione, quando dopo una vittoria locale nei Cantieri, indicemmo un altro sciopero per appoggiare le altre aziende che avevano bisogno di essere difese”. La solidarietà tra gli operai determinò il salto di qualità nel conflitto; dimostrò possibile organizzare gli operai e ottenere un cambiamento di ampio raggio del sistema. Forse l’elemento assente dalle altre esperienze di insubordinazione che attraversarono la Polonia fu proprio la solidarietà: non si ebbe durante le manifestazioni studentesche del 1969, come in quelle operaie del 1970, s’iniziò a intravedere a partire dal 1976, giungendo alla pena maturazione nel 1980. Un ultimo aspetto da sottolineare fu il ruolo svolto dagli intellettuali durante i giorni dello sciopero e successivamente nella fondazione di Solidarnosc. Essi furono in un primo tempo gli anticipatori e, sotto molti aspetti, l’elemento scatenante del movimento e successivamente consiglieri discreti. La preparazione e l’esperienza di anni di opposizione, resero gli intellettuali degli utili consiglieri o esperti, come si diceva in Polonia, per traghettare un movimento di milioni di lavoratori verso un riconoscimento pacifico, evitando uno scontro violento con le autorità. Quindi nonostante il ruolo primario e fondamentale degli operai, gli intellettuali svolsero il compito di “sostegno parallelo”, in termini organizzativi e politici, per gli operai polacchi e per i loro interessi.
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