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Solidarność e la Chiesa
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Scritto da Sandro Fratti   
Le scelte della Chiesa polacca, fin dagli inizi degli scioperi dell’agosto del 1980 furono quelle di sostenere le rivendicazioni degli operai, invitandoli a un senso di responsabilità per il bene del paese, ma a non insistere una volta raggiunti i loro obiettivi.

Per la Chiesa si doveva cercare di farsi “concedere” dal regime, senza però creare disordine e neppure frizioni non necessarie con il governo e con il POUP. Quel che cambiava con Solidarność era la proposizione in senso stretto del rapporto fra Chiesa e politica.

Solidarność anche se in grandissima parte costituita da cattolici, era un grande movimento sociale che la Chiesa non aveva animato di sua iniziativa. Essa era necessaria al nuovo sindacato per un migliore dialogo con le autorità, ma si prospettava un modello sociale più articolato, nuovo e che, fra l’altro, costituì, come tale, un esempio di breve durata, insufficiente per definire nuovi assetti stabili.

In un quadro nel quale non si poteva parlare di rovesciamento dei rapporti Stato-Chiesa pure con l’elezione dell’arcivescovo di Cracovia a Pontefice, il quale aveva una visione più possibilista e dinamica dell’evoluzione di tali rapporti rispetto a Wyszyński, si può capire allora l’intervento del Primate Wyszyński. La posizione di Wyszyński in favore della cessazione degli scioperi (prima della conclusione degli accordi) suscitò molte critiche. Si capì che aveva una errata valutazione dell’attuale situazione (gli operai in sciopero infatti non risposero al suo appello) e che la sua autorità non poteva certo sostituire le necessarie riforme democratiche.
A Wyszyński fu chiaro però ciò che sicuramente Solidarność avrebbe rappresentato nel futuro.
Comunque nei mesi successivi la posizione della Chiesa funzionò sia come un fattore di compromesso ma anche di sicurezza. Probabilmente Wyszyński, almeno fino alla firma degli accordi di agosto, non riteneva che potesse affermarsi un sindacato indipendente, dal momento che, per l’idea stessa che egli aveva del regime comunista, questo non avrebbe mai accettato meccanismi di correzione al suo interno.
Secondo Wyszyński, l’unica struttura indipendente poteva essere rappresentata dalla Chiesa.
Da parte di Wojtyła, ormai Papa, vi fu, invece, specie nell’incontro con Walesa e gli altri esponenti di Solidarność nel gennaio del 1981, un appoggio più diretto, e i richiami alla cautela ed alla moderazione si accompagnavano a quelli ad avere sempre lo stesso coraggio.
Posizione mediana, sotto l’aspetto dei nuovi equilibri cui avrebbe portato eventualmente Solidarność, si poteva ricavare anche dall’enciclica «Laborem Exercens» del 14 settembre 1981, promulgata dopo la morte di Wyszyński.
Nell’enciclica si affermava la necessità di “movimenti di solidarietà”, si condannavano le ingiustizie del capitalismo e la proprietà dei mezzi di produzione che aveva posto il potere nelle mani di gruppi particolari.
Nella Laborem Exercens il Papa scrisse che il diritto più importante per i lavoratori era un giusto salario; subito dopo veniva il diritto di formare sindacati e renderli “portavoce della lotta per la giustizia sociale”. Le associazioni sindacali dovevano formare parte del “sistema di vasi comunicanti” per completare la vita economica e sociale. La loro attività entrava nel campo della politica, ma non poteva essere usata per fini unicamente politici.
La posizione dell’Episcopato polacco fu molto cauta rispetto all’enciclica: anche se condannava apertamente le ingiustizie, allo stesso tempo ammoniva le associazioni a non “fare politica”. Essa rappresentava un’importante lezione sia per Solidarność che per il regime.
Tutto ciò non impedì di guardare anche ad un altro aspetto, ossia ad una dimensione morale nella quale erano meno nette le divisioni fra episcopato (e fra episcopato e cattolici) da una parte e sinistra laica dall’altra.
Infatti già alla fine degli anni Cinquanta, riviste e intellettuali cattolici aprirono il dialogo con la sinistra, anche se in modo abbastanza isolato. Però, a partire dal 1968 si verificò un certo cambiamento a livello di gerarchia ecclesiastica, che prendeva le difese degli operai ed in generale di coloro che avanzavano richieste di libertà.
Significativo al riguardo l’episodio del 1970, subito dopo gli incidenti di Danzica e Gdynia, quando l’episcopato pubblicò un comunicato con la previsione di alcuni punti da sottoporre alle autorità, ed ai primi posti figuravano le richieste di giustizia sociale e di dignità, anche materiale, per tutti i lavoratori, mentre solo all’ultimo si parlava della libertà della Chiesa.
Si potè notare che proprio a Cracovia cominciò, ad opera del locale club degli intellettuali cattolici, insieme alle riviste di ispirazione cattolica come Znak e Tygodnik Powszechny, una collaborazione con gli intellettuali di sinistra che fu uno degli elementi che consentirono la nascita e lo sviluppo di Solidarność.
Allo stesso modo, si può affermare che la nascita di tutto questo mise in discussione concetti come quelli di “sinistra” o “visione del mondo di sinistra”, non solo nel senso che offrì una riflessione a tutta la sinistra europea, ma anche e soprattutto perché iniziò e si diffuse nella società polacca un modo di esprimersi per indicare un sentimento anti ideologie, ossia né di destra e né di sinistra.
Dopo l’appello del maggio 1980 per la moderazione e la tolleranza da parte delle autorità, il primo intervento di rilievo da parte dell’Episcopato polacco si ebbe durante il grande sciopero nella zona di Danzica, quando il vescovo locale si offrì per mediare, invitando anche gli operai a ritornare al lavoro se avessero ottenuto i loro obiettivi. L’obiettivo della Chiesa polacca era quello di non dare adito a reazioni negative anche al di fuori della Polonia.
Così al summit del Patto di Varsavia del 5 dicembre si auspicò che la Polonia superasse le sue difficoltà del momento e si affermava che essa poteva contare sulla fraterna solidarietà dei membri del Patto.
La linea della Chiesa era, a livello pratico, di sostegno per la concordia nazionale: già l’ultima domenica di agosto aveva visto ai cancelli dei cantieri Lenin di Danzica, una manifestazione per la concordia nazionale, non spontanea, ma che Chiesa, Solidarność e il POUP avevano voluto e realizzato.
Neppure vi furono interventi della Chiesa in dicembre e a gennaio per richiamare tutti i soggetti, a cominciare dal sindacato e dal potere politico, ai pericoli che l’inflazione crescente portava per la stabilità del paese: dalla politica e dalle soluzioni politiche in senso stretto la Chiesa si tenette fuori.
 

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