| Tradizioni della Vigilia di Natale in Polonia |
| Scritto da Karolina Janeczko | |
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Dicembre è un mese particolare e credo che ognuno di noi è dello stesso mio parere. Non solo sta per finire un altro anno e, ahimé, diventiamo tutti quanti un po’ più vecchi, ma per molti giungono le Feste più originali, più calorose e più belle che si possano vivere, il Natale. Il Natale di casa mia, casa in cui sono cresciuta non sembra, apparentemente, nulla di particolare. Casa mia non e’ una villa in montagna, che con l’arrivo del gelido inverno polacco si copre di neve bianca soffice come panna fresca appena montata. Non c’è nemmeno un albero di Natale alto 5 metri che brilli di migliaia di lucine multicolore come quello che si può ammirare a New York o che conosciamo dai film americani che ci spacciano l’immagine di un Natale tutto scintille, pieno di regali coi fiocchi rossi, campanelli d’argento che suonano “Jingle Bells” e altri elementi che oramai consideriamo quasi nostri ma che alla fin fine appartengono a un’altra cultura che non ha molto in comune con la vera cultura natalizia polacca a cui vorrei dedicare questo articolo.
La Vigilia e il Natale che ricordo e che aspetto ogni anno è un po' diverso da quello ideato dai creatori di film o biglietti d’auguri di stampo internazionale.. anzi...ma procediamo piano passo dopo passo, per capire meglio in che cosa consista la differenza...A casa mia, già a metà dicembre, iniziamo le ricerche di un bell’albero di Natale. Di solito lo prendiamo vivo, dato che il grande soggiorno che abbiamo consente di goderci un vero abete non molto alto, ma sempre profumato di bosco che mia Mamma conserva in un vaso riempito di sabbia affinché non appassisca. Spesso lo teniamo sul balcone, cosi’ il caldo dei termosifoni non lo rovina prima che si possa addobbare. Gli addobbi natalizi che più mi sono cari sono palline di vetro colorate, alcune delle quali hanno più di vent’anni di vita e sono dipinte a mano, funghetti di vetro rosso, con gambo argentato e dell’erba verde disegnata alla base e prima di tutto un grande ornamento in vetro che mettiamo sempre in cima all’albero, quello che mi piaceva così tanto quando ero ancora piccola e come tutti i bambini aspettavo con ansia di poter aprire le grosse scatole di cartone e iniziare a pulire e poi appendere sui ramoscelli dell’albero tutti quegli addobbi fragili, colorati e luccicanti che davano alla casa un fascino e un calore magico che solo a Natale si riusciva a creare, addensare e percepire appieno. Poi c’erano i cosiddetti “capelli d’angelo”, lunghi fili di cellofan prima trasparente, poi, con l’avanzare della tecnologia e delle mode natalizie dorato, argentato o colorato... caramelle di zucchero a strisce biancorosse, lunghe e a forma di bastoncini incurvati, a volte coperti di cellofan verde.. mia madre diceva che non si potevano leccare ne’ mangiare e in effetti una volta assaggiati, nei lontani anni ’80, mi lasciarono sulla lingua un sapore strano, ne’ dolce ne’ salato cosi’ che dopo non li assaggiai mai più.. era tuttavia bellissimo addobbare l’albero. Lo facciamo nella settimana precedente le Feste, tutti insieme, dopo aver fatto le “pulizie di Natale” che in casa mia iniziano a circa 10 giorni prima della Vigilia. L’albero lo mettiamo sempre nell’angolo del salotto, di modo che su entrambe le pareti che lo toccano si riflettano le stelline argentate delle palline o forme fantasiose create dai giochi di luce delle lampadine. L’angolo diventa pezzo di una foresta magica e, con la luce soffusa del lampadario diffonde in tutta la casa l’essenza di Natale: colori, profumi e bagliori di quel simbolo delle Feste che a me, e credo a molti polacchi, rimane sempre il più espressivo e il più amato. Mia Mamma ha l’abitudine di mettere in alcuni posti della nostra casa, sui tavoli, scrivanie, sugli scaffali piccoli ramoscelli di pino o di abete, ornati di palline minuscole o candeline che pero’ non accendiamo mai. In polacco si chiamano stroiki, qualcosa di simile ad “addobbi” e si usa distribuirne alcuni oltre il solito albero di Natale per portare in ogni stanza il profumo e l’atmosfera delle Feste. Fatto l’albero, di solito il 23 dicembre, iniziamo i preparativi alla Vigilia di Natale che nella millenaria cultura polacca assume un’importanza e valore straordinari, inconfondibili ed assolutamente necessari per vivere tutta la bellezza dei giorni natalizi. La Vigilia di Natale non e’ solo il “cenone”.. e’ tutto un rito di gesti, parole e cibi tradizionali che non mancano mai e che insieme formano un intreccio inimitabile in nessuna parte del mondo, di cui andiamo fieri e per cui ci sentiamo particolarmente uniti. La sera della Vigilia, in casa mia e credo in tutta la Polonia si aspetta la prima stellina nel cielo – sono quasi sempre i più piccoli a sedersi sui davanzali e a fissare il cielo in attesa che spunti. La prima stella da il via ai festeggiamenti ed e’ il segno che tutti attendono per poter iniziare a cenare. La tavola intorno alla quale si sederà poi tutta la famiglia e spesso anche degli amici o altri ospiti viene coperta con una tovaglia festiva candida. Al centrotavola, a volte sotto la tovaglia, si mette una manciata di fieno secco che simboleggia il fieno della stalla di Betlemme sui cui la Madonna mise Gesù Bambino in mancanza delle coperte. Sul fieno si mettono due rettangoli di sfoglia di ostia, in sostanza la stessa che si utilizza nelle chiese durante la comunione. I coperti sono festosi, spesso con posate d’argento, e se ne mette sempre uno in più per uno “sconosciuto”. La tradizione di lasciare sempre un coperto pronto per un eventuale ospite che bussi alla porta non e’ usanza solo di casa mia, ma di tutta la Polonia ed e’ una delle più particolari della Vigilia di Natale. Le pietanze tradizionali della Vigilia polacca dovrebbero essere 12, strettamente vegetariane cioè senza carne ne’ uova. Viste però le difficoltà tecniche sia di preparazione sia del successivo smaltimento dei piatti, spesso molto abbondanti c’è chi ne prepara meno, addirittura 4-5 in tutto. In casa mia non seguiamo la regola dei 12 piatti, anche perché, essendo pochi, dobbiamo tener conto delle nostre capacità alimentari che non sono certo le stesse delle famiglie più numerose. Mia Mamma, negli ultimi anni insieme a me, ha sempre preparato il nostro “menù ferreo”, e cioè: insalata di patate bollite tagliate a dadini, condite con aceto, spezie e prezzemolo da accompagnare con le immancabili aringhe. Le aringhe le mangiamo sottaceto, sotto forma dei cosiddetti rolmopsy (involtini di aringhe sottaceto ripieni di verdure sottaceto, carote e cetriolini con qualche granello di pepe e foglie di alloro), ma spesso capitano anche ottime aringhe “alla montanara” (śledzie po góralsku) o semplici aringhe sottolio. Questi sono i due “antipasti”. Poi si procede con due o tre zuppe, dipende dalla fantasia della Mamma: minestra alla base di farina di segale (barszcz biały), minestra di bietole piccante con tortellini minuscoli ripieni di funghi (barszcz z uszkami) e minestra di funghi porcini (zupa grzybowa). Dopo mangiamo un altro must della Vigilia di Natale – la carpa. In casa mia si prepara la “carpa all’ebrea” (carpa al forno con un ottimo sugo di carotine e sedano rapa): si preparano spesso pezzi di carpa al forno semplice, o fritta col burro. La carpa e’ il piatto-simbolo del 24 dicembre e perciò in ogni casa esistono al minimo due o addirittura decine di ricette diverse che vengono a volte utilizzate immutate da decenni o addirittura da secoli. In seguito procediamo con ravioli dolci farciti di prugne secche che in casa mia segnalano la fine del cenone della Vigilia. Da bere mia Mamma prepara il cosiddetto kompot, cioè bevanda di frutta cotta, di solito prugne secche e mele, un ottimo digestivo che si beve spesso in tutto il periodo post-natalizio. Le tradizioni culinarie della Vigilia di Natale variano comunque da regione a regione, e il menù dipende molto dalle origini di ogni famiglia. In alcune regioni della Polonia si preparano dei piatti che non avevo mai assaggiato in vita mia solo perché abito a Cracovia, nel sud della Polonia e nella mia regione coltiviamo tradizioni di cucina diverse. In ogni caso comunque i piatti comuni a tutte le regioni sembrano essere quelli a base di carpa e aringhe, con variazioni a seconda delle singole preferenze. Una tradizione della Vigilia del tutto unica, comune a tutte le case polacche, rimane inoltre il cosiddetto opłatek - una sfoglia di ostia, divisa in pezzetti rettangolari e distribuita nelle chiese polacche nel periodo pre-natalizio che ha, come vi ho descritto sopra, un posto particolare sulla tavola. Con un pezzo di opłatek in mano, prima di cenare, ognuno dei familiari o invitati si avvicina ad altre persone facendogli degli auguri di buona salute, felicità e di un gioioso Natale. Facendo gli auguri ognuno stacca un pezzetto di ostia che tiene in mano l’altra persona e poi lo mangia, in segno della “comunione” o meglio, unità con chi si ha davanti. Cosi’ tutti quanti si fanno gli auguri, e solo dopo ci si siede e si inizia a cenare. Dopo cena, immancabilmente in casa mia, si mangiano dei dolci, obbligatoriamente tipici natalizi come il sernik - torta di formaggio soffice, dolce e tenero tipo mascarpone, alla quale si aggiunge scorza d’arancia e uvetta, speso anche una glassa di cioccolato sopra, oppure il keks - una sorta di plumcake straricco di tanta frutta candita, uvetta, scorza di limone e arancia, datteri, fichi, prugne secche e mandorle sminuzzate. Mia zia, sorella della mamma, fa un ottimo makowiec - rotolone dolce con ripieno di semi di papavero ammorbiditi con liquore e uva passa, o torta alle noci che pero’ mangiamo piuttosto il 25, a Natale. Una volta riempito ogni angolino dello stomaco mia mamma fa del the nero, bollente, e poco dopo iniziamo a canticchiare, spesso insieme a un CD, i kolędy ovvero canti religiosi natalizi che oramai in tale quantità esistono forse soltanto in Polonia. Molti di quei canti sono antichissimi, i testi risalgono anche al ‘400 o ‘500, hanno diverse strofe e nonostante le parole semplici costituiscono per noi un tesoro culturale che chiarisce, spiega e rende più personale sia il senso religioso delle Feste sia la partecipazione alla nascita di Gesù. I canti più belli, secondo me, sono quelli delle regioni di montagna, vicine a Cracovia anche se credo comunque che ogni canto ha una propria bellezza e ricchezza di significato, soprattutto se cantato da chi crede nel suo contenuto. La serata procede, ma molti sbirciano ormai verso l’albero di Natale, sotto il quale attendono dei regali della Stellina. In casa mia è la Stellina a portare i regali e a poggiarli sotto l’albero di Natale, mentre in altre case è l’Angioletto, in altre ancora Babbo Natale, dipende da come e’ la loro tradizione. I regali si aprono pian piano, si portano a tavola, si mostrano a tutti quanti e poi, nella gioia dello stare insieme si aspetta che si faccia l’ora di andare ad assistere alla Messa di Mezzanotte, la cosiddetta Pasterka (Messa dei Pastori) che si svolge sempre e in ogni piccola chiesetta a mezzanotte in punto. Durante la messa, molto solenne, si cantano di nuovo dei canti natalizi, e si visita per la prima volta il Presepe, la cui tradizione in Polonia è sempre molto vivace anche se non tutti lo preparano anche in casa. Il Presepe della chiesa del mio quartiere è sempre stato molto originale, grande, con diversi personaggi spesso mobili, con fieno e piantine vere, con Re Magi e con una grande Stella di Betlemme fatta in stoffa, dentro la quale brilla una lampadina..davvero spettacolare.. Il Natale 2007 lo passo in Italia, a Catania. Se devo essere sincera avrei preferito trascorrerlo a Cracovia, a casa mia, con i miei familiari polacchi, in mezzo alle nostre tradizioni e usanze natalizie ma purtroppo per vari motivi la visita dai miei devo rimandarla fino a febbraio. Il Natale italiano non lo sento così forte e “mio” come quello polacco, nonostante i legami affettivi che oramai mi uniscono sia ai miei amici e familiari italiani sia all’Italia in genere. In ogni caso, le tradizioni natalizie di casa mia le porto dentro di me e spero che questo articolo, personale e soggettivo che sia le abbia ricordate ancora una volta a chi come me passerà le Feste lontano dalla Polonia, spiegando al tempo stesso agli amici italiani il senso e la bellezza del Natale polacco al quale sono tanto ma tanto affezionata. Discuti questo articolo sul forum di italia-polonia.eu.
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