| Warszawa 2008 - On the road again |
| Wpisany przez Geom. Calboni | |||||||||
There are no translations available. VENERDI 20 GIUGNO: PARTENZA. Il programma originario prevedeva di raggiungere Warszawa, più o meno comodamente, in aereoplano l’indomani 21 giugno. Come ad ogni viaggio che si rispetti, prima o durante lo stesso, deve obbligatoriamente fare la sua comparsa la famigerata Cappa negativa. La disgrazia sta sempre dietro l’angolo ed è diventata una costante di ogni singolo viaggio. Quasi una inseparabile compagna di viaggio. Alcuni giorni precedenti la partenza, rimbomba la voce di uno sciopero nazionale dei controllori di voli. Si spera fino all’ultimo che lo sciopero rientri e tocca comunque provare a partire, raggiungendo l’aeroporto e vedere lì poi cosa accade. Già un’altra volta, prima di una partenza per Bucarest, mi trovai nella stessa situazione ma, seppur con ritardo, riuscii a partire lo stesso. Spero che anche questa volta, lo sciopero mi causi al massimo un disguido del genere. Ore 16: 30, in procinto di abbandonare l’ufficio, controllo, giusto per perdere del tempo, la posta elettronica. Nooo! La compagnia aerea mi annuncia che il mio volo dell’indomani è stato cancellato a causa sciopero. Apprendo la notizia con profondo dolore. La mia gita a Warszawa e tutto il significato che ne ricopre è fallita. Ma no! Devo recarmi assolutamente in Polska. Dopo i primi secondi di sgomento, la mia mente malata ha già trovato la soluzione alla disgrazia. Mi recherò a Warszawa col caro e vecchio mezzo di locomozione, utilizzato da me centinaia di volte in Italia ed in Europa: il treno. Non riesco neanche a confutare questa ipotesi, la mia mente ha già deciso e non si discute. Prenderò il, per me, familiarissimo treno notturno per Wien e poi dalla capitale austriaca mi imbarcherò al volo per il direttissimo per Warszawa. Sono treni che conosco bene avendone usufruito varie volte. Ma ora non ho tempo da perdere. Abbandono l’ufficio e mi reco ad acquistare il biglietto ferroviario per Wien. Nel frattempo, ricevo una telefonata dalla compagnia aerea che mi propone un altro volo per la Polonia in giorni e condizioni che non sono grado di accettare. Richiedo il rimborso pecuniario. Con gli stessi soldi, grosso modo, mi acquisto il biglietto per Wien. Alla fine, con il treno, dal punto di vista economico ci perderò qual cosina in più ma non di molto. Di tempo di viaggio, invece si che ne perderò. Col biglietto in tasca, rientro a casa, preparo il bagaglio, sistemo delle faccende impellenti ed intorno le 21: 00 mi accingo a salire sull’autobus diretto alla stazione ferroviaria. Noooo! Oltre al danno la beffa! Sui monitor all’interno dell’autobus appare scritto un trafiletto: ”cancellato lo sciopero dei controllori di volo previsto per domani”. La Cappa negativa si vuole prendere gioco di me. Giunto in stazione, apprendo la drammatica verità. Il mio treno è in ritardo di 30 minuti. Non riuscirò mai a prendere la coincidenza per Warszawa. La Cappa negativa le sta provando tutte per farmi restare in Italia. A Bologna, il treno riparte con un’ora di ritardo. Coincidenza per la Polonia saltata e, forse, riuscirò a raggiungerla, se non salteranno fuori ulteriori intoppi, solamente il sabato notte. Con un’alta concentrazione, riesco a non bestemmiare e mi abbandono in un profondo e riparatore sonno. A Mestre il treno si svuota e con esso il mio scompartimento. Forse la Cappa mi sta abbandonando lentamente. Abbasso tutti i sedili e ricado in un sonno più profondo. SABATO 21 GIUGNO: WARSZAWA. Di colpo mi sveglio. Stranamente l’aria condizionata ha retto e nonostante la lunghezza del viaggio sono in perfette condizioni fisiche e di pulizia. Guardo fuori dal finestrino: stazione di Wiener Neustadt. Guardo l’orologio. Non ci posso credere! siamo in perfetto orario, considerando che da qui ci vuole circa mezz’ora per Wien Südbahnhof, la stazione ferroviaria dove attracca il mio treno. Mi pettino in bagno, stranamente pulito, ed in perfetto orario atterriamo a Wien. Le ferrovie italiane dimostrano ancora una volta tutta la loro inefficienza. In Austria si è recuperata un’ora di ritardo. Cosa a cui mai ho assistito. In pole position all’uscita del treno e senza perdere un secondo mi fiondo sul binario attiguo dove, tra pochissimi minuti, parte l’intercity per Warszawa. Il biglietto lo acquisterò direttamente sul convoglio. Il capostazione fischia in orario. La Cappa è svanita quasi definitivamente. Questa volta è stata sconfitta. Via verso l’agognata Warszawa. Schifato da una callarona compagna di scompartimento, mi concedo, in onore dei tempi che furono, una rasatura negli eleganti cessi dell’intercity polacco. L’ultima volta, combinazione, fu su di un Warszawa – Kraków. Il viaggio scorre via lento e rivedo con il sole, tutti quei paesaggi a me familiari, avendo coperto questa tratta in treno svariate volte, ma visti quasi sempre con ghiaccio e neve. Tutto ora mi appare un po’ diverso. Da Breclav fino ad Ostrava, il mio vagone sarà riempiti dall’allegria di una scolaresca ceka in gita. Già da giovani, le giovanette locali appaiono molto simpatiche. Il treno sosta ad Ostrava, un città che scoprii tempo fa e che è sempre nel mio cuore. Almeno una volta l’anno mi ci reco, infatti, in pellegrinaggio. La tentazione di scendere è forte ma è sconfitta dalle alte motivazioni che sono alla base del mio viaggio e che mi spingono fino a Warszawa in treno. Passiamo da Katowice, un’altra città che ha regalato grosse soddisfazioni in passato e con circa quindici minuti di ritardo approdo, finalmente, nella capitale polacca. In aereo sarei arrivato allo stesso orario. Ma con molte ore di viaggio in meno. Essendo abituato a viaggiare in tutte le condizioni e spesso in queste zone, il viaggio, comunque, non mi è pesato poi in fondo molto. Sono assente da Warszawa da circa due anni. L’emozione un po’ si fa sentire. Ed avverto ancor di più la bramosia di rivedere la persona che mi sta aspettando. Assalito dalla confusione, perdo l’orientamento tra i cunicoli della galleria al di sotto della stazione ferroviaria e trovo la retta via solo fuoriuscendo da essa. L’attesissimo incontro rilascia grosse emozioni. Fino ad uno o due giorni prima della partenza, i piani non erano chiari. Tutto è lasciato, come quasi sempre accade, alla casualità. Il motivo del mio viaggio, il fido Jena che già si trova in giro per la Polonia ed un eventuale nostro incontro, il dubbio se restare nella capitale o trascorrere questi giorni in altre località, tutto è lasciato all’improvvisazione. Solamente un paio di giorni prima, viene in soccorso una mia vecchia amica ex erasmus a Firenze di qualche anno fa. Una sua amica è in vacanza fuori città, il suo centrale appartamento ci è offerto. Dalla stazione ferroviaria di Warszawa Centralna, sormontata dal sovietico Pałac kultury i nauki, e circondata da moderni centri commerciali e grattacieli sedi di internazionali uffici direzionali, ci rechiamo, appunto, a casa. Fattasi l’ora e dopo che una clamorosa pettinata d’altri tempi, vista l’occasione, siamo pronti a raggiungere il luogo dell’appuntamento con la mia amica ex erasmus e a vivere il sobota varsaviese. Qualche piccolo cambiamento in centro città lo noto ma in fondo è sempre come me la ricordo. A parte il restyling ancora in atto nella centralissima Nowy Świat. Sotto la Kolumna Zygmunta, incontriamo la mia amica. Saluti, presentazioni e commozione la fanno da padrone nei minuti seguenti. La città è in fermento. Oggi si festeggia l’avvento dell’estate e tutti sono fuori a festeggiare. In vari punti sono organizzati concerti ed happening e le strade della stare miasto e tutti i suoi locali sono strabordanti. La Stare miasto l’avevo vista, praticamente, sempre d’inverno e l’effetto che suscita con tutti quei tavolini dei locali all’aperto, il fiume umano, la Wisła non ghiacciata ma che scorre nel suo letto, regalano certe sensazioni. Sarà anche che le mie due accompagnatrici, entrambe per motivi diversi, mi regalano forti emozioni. Dopo un lungo girovagare per il centro e dopo aver preso visione di spezzoni della partita Olanda – Russia degli Europei di calcio qua e là, ci attestiamo in un bar dove, finalmente, riassaporo una gustosissima Żywiec. Forse la mia birra preferita. Tra ricordi e sputtanamenti trascorriamo piacevoli momenti. E’ quasi mezzanotte e ci rechiamo in plac Bankowy, dove altri amici ci aspettano. In auto ci rechiamo in un punto, per me, sconosciuto del fiume Wisła dove è in corso una festa giusto sulle sue rive. Il posto è molto affollato ed è in corso un rito propiziatorio, è la “festa della corona”. Numerose fanciulle, addobbate per l’occasione in eccentrici vestiti che richiamano al matrimonio, spingono sulle acque della Wisła dei lumini accesi e a seconda se questi prendono il largo o meno, hanno indicazioni se troveranno marito entro l’anno o resteranno all’asciutto. Dopo il rituale, parte un concerto di un noto gruppo locale di musica folk. Quando le nostre Żywiec, sono terminate e segno che la serata è volta al termine. DOMENICA 22 GIUGNO: WARSZAWA. Essendo domenica e non vantando impegni impellenti, ci alziamo diverse ore dopo il canto del gallo. Il tempo di una pettinata veloce e veniamo raggiunti da Jena, in giro per la Polonia già da alcuni giorni e facente tappa a Warszawa. Espletate la formalità di rito, decidiamo di recarci in visita al museo militare polacco, dove tra l’altro è contenuto il museo dell’eccidio di Katyń. Sotto un solo cocente e con un discreto tragitto in bus raggiungiamo la fortezza Czerniakowski, sede del museo. L’ingresso è gratuito e vi penetriamo all’interno. Il museo è composta dal museo delle tecnologie militari polacche, suddiviso a sua volta in tre esibizioni distinte e dal museo di Katyń. All’esterno sono parcheggiati in esposizione decine di mezzi militari. Carri armati di ogni ordine e grandezza, mezzi lanciamissili, mezzi anfibi d’assalto, camion, fuoristrada, aerei militari, elicotteri, ponti radio, radar e finanche una navetta spaziale. I mezzi in esposizione coprono l’intero arco temporale del XX secolo. L’esposizione e la parata di tutti questi mezzi militari, a me e Jena ci riporta alla mente per un attimo, il nostro recente viaggio in Kosovo, dove i militari ed i loro mezzi sono all’ordine del giorno. Terminato il dettagliato giro all’esterno, ci addentriamo nell’esibizione riguardante la storia dell’esercito polacco. Armi, divise, reperti storici non mancano. La terza ed ultima esibizione, riguarda invece la storia dell’aviazione militare polacca. Anche qui i reperti in esposizione si rivelano di grosso interesse. Il museo risulta molto interessante e mi ricorda, per certi aspetti, quello visitato a Minsk. Ci buttiamo ora nel museo sull’eccidio russo di Katyń. Una pagina di storia poco conosciuta e per molto tempo dimenticata. Nel 1940, su ordine del NKVD, il Commissariato del Popolo degli Affari Interni russo, circa 22. 000 prigionieri di guerra polacchi, tra militari e civili, furono massacrati nella foresta di Katyń, nei dintorni di Smolensk. La stessa sorte toccò ai prigionieri reclusi nelle prigioni di Kharkov e Ostashkov. Scoperti questi massacri dai nazisti nel 1943, furono utilizzati da essi stessi come propaganda anti sovietica. L’ex SSSR, comunque, negò le proprie responsabilità fino al 1990, anno in cui ammise il misfatto ma mantenendo ancora oggi discrepanze e circostanze poco chiare. La visita si mostra accattivante e ci schiariamo un poco le idee, anche se in polacco, su questo triste accadimento. Da Auschwitz a Katyń passando per Birkenau, la Polonia sembra essere stata la terra prescelta, anche se da mani diverse, come luogo di eccidi di massa. Terminata la visita, ci trasciniamo in bus nuovamente verso il centro città. E’ una splendida giornata e vogliamo concederci un giro nell’affascinante quartiere di Praga, il più caratteristico ma anche, soprattutto un tempo, quello con più problemi sociali. Prima però, tappa in una pierogeria a masticare dei pierogi, uno dei piatti tipici polacchi. Dopo l’ottima masticata, ci rechiamo quindi nel quartiere Praga. Il nostro giro comincia dall’inizio, da dove è situato lo stadion Dziesięciolecia, lo stadio del decennale, oramai semidistrutto ed utilizzato sempre più come sede di un grande mercato polare. Le centinaia di bancarelle chiuse e la sporcizia post mercato ci fanno intuire che trattasi di uno dei mercati più volgari d’Europa. La nostra romantica passeggiata a tre all’interno del quartiere prosegue indisturbata se non dalle sensazioni che la zona ci riserva. Passiamo dalla vasca dell’orso, rientriamo verso Sródmiescie, il quartiere centrale, e ci rechiamo a darci una pettinata frugale. Stasera c’è l’atteso big match Italia – Spagna, quarto di finale di Euro 2008 e dobbiamo affrettarci. Pronti per gustarci la partita, ci buttiamo in Nowy Świat alla ricerca di uno dei numerosi bar in cui trasmettono le partite dell’Europeo. Un paio di allettanti posti sono già esauriti e la nostra scelta ricade in un pub semideserto. Non ci interessa, l’importante è poter assistere alla partita. I pochi polacchi presenti in sala sono equamente divisi tra il parteggiare per l'Italia e per la Spagna. Annaffiamo la tensione in alcuni giri di Żywiec. I tiri dagli undici metri risulteranno favorevoli agli spagnoli. Con una grande delusione, ci concediamo un ultimo giro per il centro città, che ci sembra alquanto deserto, ed andiamo mestamente a dormire. LUNEDI 23 GIUGNO: WARSZAWA. Dopo una rinfrancante dormita, io e Jena siamo pronti per buttarci in città. La persona per cui in fondo mi trovo a Warszawa è andata al lavoro ed io e Jena abbiamo quasi tutta la giornata per girovagare. La nostra scelta ricade sulla visita al museo della rivolta che il popolo varsaviese attuò nel 1944 contro i nazisti e prima che la città fosse invasa dalle armate sovietiche. Dopo una lunga camminata a piedi raggiungiamo la sede del museo. Il museo consta di tre piani e ripercorre la storia della rivolta giorno per giorno, dal 1 agosto al 2 ottobre 1944 con riproduzioni, materiale cartaceo, visivo ed audio. Una sala video proietta di continuo documentari su quei giorni;dovunque la multimedialità ti permettere di conoscere o di rivivere quei giorni. Come il piccolo giro all’interno della ricostruzione delle fogne cittadine o nelle barricate per strada. O come l’area dedicata al nazismo ed ai suoi crimini o come l’area dedicata al regime sovietico e ad i suoi crimini. Seppur personalmente mi risulta un pò incasinato, in quanto è facile perdere il filo sequenziale dell’esposizione, il museo merita davvero una visita ed è sicuramente uno dei musei storici migliori in Europa. Dopo averlo girato in lungo ed in largo, proseguiamo la nostra visita all’esterno con il muro della memoria e la visita al bunker. Terminata la visita, sotto il solito sole cocente, rientriamo sempre a piedi verso il centro. Il tempo di masticare qualcosa e siamo di nuovi pronti a proseguire la nostra passeggiata in zona Nowe Miasto. In particolare ci inoltriamo verso il quartiere di Muranów, il vecchio quartiere ebraico. E’ pomeriggio inoltrato e rientriamo per pettinarci e prepararci alla nostra ultima serata a Warszawa. Ora siamo di nuovo in tre. Vengo contattato dalla mia vecchia erasmus che ci da appuntamento in centro. Giunti sul luogo dell’appuntamento, ci informa che il cugino, trattandosi di uno dei giorni più lunghi dell’anno, ha organizzato un falò sulla spiaggia. Non ci sono errori, proprio sulla spiaggia del fiume Wisła. Tutti e quattro, dopo aver fatto scorta di birra in un trafika locale, ci dirigiamo in autobus verso il luogo prescelto per il falò. Dribbliamo gli addetti alla sicurezza di un locale adiacente alla spiaggia, dove era stata indetta una serata di gala, e ci inoltriamo tra la fitta vegetazione verso la riva della Wisła. La vegetazione si dirada sempre più fino a lasciare spazio ad una sottile sabbia caraibica. Notiamo i primi avventori del falò e ci uniamo al gruppo. Via le scarpe e, dopo aver contribuito nel raccattare un po’ di legna, giunge, per me, il classico momento dell’iniziazione. Dopo il propiziatorio bagno fino alle ginocchia nel mar Baltico in Lettonia, dopo la camminata a piedi nudi sulle nevi, sempre qui a Warszawa, dopo il guado nel mar Adriatico in Montenegro , dopo il rituale dell’immersione del braccio destro nelle acque ghiacciate sempre della Wisła ma a Kraków e dopo la recentissima immersione fino alle ginocchia nel mar Nero in Romania, mi tocca ora un’altra camminata nelle acque del fiume Wisła. Mi immergo fino alle caviglie nelle tiepide acque e mi concedo una breve passeggiata su quel fondo melmoso. Soddisfatto per il compimento del rito ma leggermente preoccupato per la insalubrità del gesto mi reintegro nel gruppone che man mano aumenta di numero. Tra chiacchierate e risate con i nuovi conosciuti in alternanza a momenti, per me, di alto significato romantico, il tutto innaffiato da ottime birre locali, la serata prosegue in maniera davvero esaltante. Non sempre si ha l’occasione di ammirare il tramonto sulla spiaggia di un fiume di una grande capitale europea, in ottima ed in un caso anche romantica, compagnia. Giunge l’ora di salutare il gruppone. Noi quattro abbandoniamo il falò e ci dirigiamo verso il centro città. Prima però ritorniamo al mondo civile affrontando al buio le frasche fluviali e poi ci concediamo una lunga traversata di uno dei ponti cittadini. Sul ponte, un tornado si abbatte sopra di noi. Un vento clamoroso da far paura al parrucchino di Pippo Baudo, ci tormenta per l’intera traversata. Ma siamo ripagati da una vista in notturna mozzafiato del centro di Warszawa. Per evidenti motivi tecnici, decidiamo di coprire l’ultima tratta in autobus. In uno dei numerosi localini nei sobborghi di Nowy Świat, alcuni amici della nostra amica erasmus ci attendono. Tra risate, stupidaggini e bevute la sera diventa quasi mattina. La compagnia si dissolve, salutiamo la vecchia amica erasmus, dandoci l’arrivederci a presto ed in tre facciamo ritorno nella nostra dimora temporanea. MARTEDI 24 GIUGNO: RIENTRO IN ITALIA. E’ giunto il triste momento di far rientro in Italia ma soprattutto quello di salutare una persona speciale. Purtroppo, si sa, è questa a situazione e non eccediamo in sentimentalismi. Accomiatatoci, comunque tristemente, io e Jena ci dirigiamo verso il terminal Etiuda, da dove decollerà il nostro aereo per l’Italia. Approdiamo ad Orio al Serio, e poi via subito verso Milano , dove Jena si imbarca per Savona ed io per Firenze. Commenta questo racconto sul forum di italia-polonia.eu.
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