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La Chiesa e la Polonia
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SłabyŚwietny 
Wpisany przez Sandro Fratti   
niedziela, 27 kwietnia 2008 10:38
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L’eccezionale peso politico e sociale che la Chiesa cattolica ha raggiunto in Polonia ha determinato sempre un crescente interesse per quella che appare l’«anomalia polacca».
In effetti, un peso simile non è riscontrabile non solo in altri paesi dell’Est europeo, ma neppure in altre cattolicissime nazioni europee, Italia, Spagna e Irlanda incluse.
Tuttavia, nella maggior parte dei casi, per cercare di capire la straordinaria forza del cattolicesimo in Polonia, si insiste soprattutto sul ruolo della Chiesa negli anni della spartizione o durante la resistenza antitedesca, finendo inevitabilmente per mettere in secondo piano la specificità della crescita cattolica all’interno delle contraddizioni di un paese del “socialismo reale”.
Più che di una straordinaria persistenza di un passato cattolico, si tratta di un fenomeno di crescita e risveglio religioso, che ha si le sue radici anche nel passato, ma che trae alimento soprattutto dalle tensioni e dalle inquietudini esistenti nella società polacca. La storia della Chiesa in Polonia è tutt’altro che lineare e non mancano sia soluzioni di continuità, sia inversioni di tendenza.
L’intreccio tra vicende religiose e politiche in Polonia è da far risalire a parecchi secoli fa, fin da quando il paese perse la propria indipendenza nel XVIII secolo. La Polonia fu invasa dalla protestante Prussia e dall’ortodossa Russia e la difesa della patria finì spesso per identificarsi con la difesa della religione cattolica e viceversa.
Si può constatare come la connessione tra polonismo e cattolicesimo ha comportato, quasi sempre, la strumentalizzazione del dato religioso per il fine nazionale e come, d’altra parte, la fede cattolica dei polacchi riposava sull’appartenenza alla nazione oltre che sulla trasmissione dei valori cristiani operata dalla Chiesa romana.
Il fattore religioso consentì a un intero popolo di considerarsi unito per secoli, nonostante le spartizioni e il dominio straniero; anzi proprio quest’ultimo fu l’elemento che rafforzò la fede polacca e di conseguenza l’identità nazionale.
La medesima dinamica si verificò durante il periodo socialista, quando uno Stato, non solo laico, ma addirittura sostenitore dell’ateismo, divenne il nuovo oppressore della società civile e la Chiesa si affermò come una delle principali strutture di autodifesa dell’intero corpo sociale.
Al momento della formazione della seconda Repubblica Polacca, il ruolo del clero e dei cattolici organizzati era importante, ma ben lontani dall’essere predominante. Il clero inoltre, aveva appoggiato diversi partiti, a seconda delle situazioni e degli orientamenti individuali. Così, nella prima Dieta legislativa eletta nel 1919 sedettero molti sacerdoti, ma eletti in liste diverse.
La Chiesa cattolica, dunque, si ritrovò non solo a fare i conti con una forte tendenza laica presente tra gli intellettuali, ma era ben lontana dall’avere un’incontestata egemonia a livello operaio e contadino: l’Associazione dei lavoratori cristiani, infatti, si dimostrò, nel periodo tra le due guerre, un’organizzazione debole, senza grande influenza sull’ambiente operaio. Se la partecipazione al movimento cooperativo fu più significativa, i cattolici furono invece marginali nel movimento contadino. Le difficoltà ad esercitare un ruolo politico significativo nascevano, per la gerarchia cattolica, dai molti legami con le oligarchie dominanti e dalla scelta di rivendicare, nei rapporti con il potere politico, soprattutto il ripristino degli immensi privilegi di cui la Chiesa aveva goduto fino a prima delle spartizioni.
La Chiesa cattolica così ottenne, nel Concordato del 1925, una posizione privilegiata senza paragone con qualsiasi altro paese europeo, compresa l’Italia dopo il 1929. Accanto ai diritti tradizionali (inviolabilità degli edifici di culto, facoltà di corrispondere col Vaticano, la presenza negli ospedali e nell’esercito) la Chiesa polacca ottenne anche una posizione privilegiata per il clero nelle cause giudiziarie, un’esenzione quasi totale delle tasse, l’obbligo per i giovani di partecipare ai riti ecclesiastici.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, il cattolicesimo polacco vide realizzarsi un’enorme “saldatura” tra la Chiesa e l’intera nazione nella lotta contro l’invasore. Una spiegazione a tutto ciò è quella fornita da Lidia Müllerowa e Adam Stanowski che, ricordando l’amaro disorientamento provocato dalla sconfitta lampo della Polonia nel 1920, osservarono che fu abbastanza comprensibile che «in quelle condizioni, ci si rivolse a quelle forze morali e a quei modelli di vita ai quali la nazione polacca doveva la sua sopravvivenza durante un periodo di soggezione politica durato 120 anni».
Prima del secondo conflitto mondiale, il numero dei cattolici in Polonia aveva raggiunto il 70% della popolazione, al termine della guerra essi divennero il 98%, grazie anche ad una consistente modificazione dei territori, che fece si che protestanti tedeschi e ortodossi ucraini fossero esclusi dalla nuova repubblica popolare, per non parlare poi del forte ridimensionamento della comunità ebraica sterminata dai nazisti.
La classe dirigente comunista nei primi anni di potere, cioè fino al 1948, eluse il problema Chiesa. Il ridimensionamento del cattolicesimo divenne uno degli obiettivi del POUP. I primi passi in questo senso, furono diretti verso lo smantellamento della legislazione ante la guerra che regolava i rapporti tra Stato e Chiesa.
A partire da 12 settembre 1945 il governo provvisorio decise che il Concordato non aveva più valore dopo la violazione unilaterale da parte della Santa Sede. Questa violazione consistette nel mancato riconoscimento del nuovo governo, impedendo relazioni regolari tra la Chiesa romana e le autorità polacche.
Dopo l’abolizione del Concordato rimase un vuoto giuridico nella regolamentazione tra Stato e Chiesa che nei primi anni non si cercò di colmare. La rimozione di tale aspetto non comportò tuttavia l’assenza d’iniziativa nei confronti della Chiesa, poiché, pur mancando un progetto in positivo, frequenti furono gli accorgimenti per non rompere i rapporti con le gerarchie ecclesiastiche. Venne accettato l’insegnamento religioso obbligatorio nelle scuole, si esclusero inizialmente dalle nazionalizzazioni le proprietà della Chiesa, i cui ospedali furono resi pubblici nel 1948, mentre la proprietà terriera venne nazionalizzata soltanto nel 1950. Inoltre, si destinò una parte degli introiti delle proprietà confiscate a un fondo per lo stesso clero.
Nei primi anni, quindi, il partito comunista tenne presente la delicatezza del rapporto con il cattolicesimo polacco che, di fatto, rappresentava la più consistente opposizione, ormai anche da un punto di vista politico, al regime vigente.
Ma dopo l’allontanamento di Gomulka, due fattori segnarono un irrigidimento in seno al governo: da una parte l’introduzione del divorzio e del matrimonio civile e dall’altra l’attribuzione allo Stato dei registri dello stato civile, senza comunque mettere in discussione il diritto dei cattolici al matrimonio religioso. Da parte della gerarchia ecclesiastica vi fu una forte opposizione e la sua intransigenza, poco gradita a larghi settori del partito, causò la degenerazione dei rapporti tra le due istituzioni.
La nuova condizione giuridica della Chiesa fu sancita soltanto nella Costituzione emanata il 22 luglio 1952 dall’Assemblea legislativa.
I provvedimenti costituzionali si distaccarono in modo essenziale dalla vecchia Costituzione del 1921: alla Chiesa cattolica non fu riconosciuta una posizione “preminente” e le fu impedito di governarsi con le proprie leggi.
Le relazioni, determinate nel 1921 da un accordo tra Stato e Chiesa, furono ora regolate unicamente dalla legislazione emanata dallo Stato.
L’auspicabile separazione fra Stato e Chiesa non si realizzò concretamente, poiché le autorità governative pretesero di poter interferire nelle faccende interne al clero.
Si potè osservare, invece, che nelle altre democrazie popolari, l’ateismo di stato non incontrò rilevanti opposizioni e riuscì ad affermarsi con forza, relegando la religione a un ruolo marginale.
Il fenomeno religioso in Polonia acquisì invece una rilevanza maggiore, principalmente per due motivi: il primo consistette nel fatto che la religione cattolica, a differenza di quella ortodossa, più disponibile e subalterna al potere temporale, era incompatibile con il regime che si stava affermando, non fosse altro che per i suoi legami con la Santa Sede e con ciò che essa rappresentava; il secondo fu che la Chiesa si propose come modello alternativo a un regime che mostrava sempre più il suo volto autoritario e violento. Ciò rese la Chiesa un punto di riferimento per tutti gli oppositori del regime, compresi tanti laici.
Dal dopoguerra la Chiesa polacca assunse un ruolo di guida spirituale, morale e persino politica, che la rafforzò, oltretutto facendone una dei principali soggetti all’interno della società polacca, con strutture socialmente radicate e con un progetto di cambiamento opposto a quello del partito.
I ripetuti tentativi di repressione del governo, anziché indebolire la Chiesa, contribuirono a rafforzarla, al punto che essa costrinse il regime a un compromesso storico che permise l’esistenza di un dualismo politico unico nel suo genere all’interno di un paese strutturato sul modello stalinista.
Il potere politico da un lato si confrontò costantemente con la gerarchia ecclesiastica, nel tentativo di “addomesticarla” e di svincolarla da Roma, dall’altro cercò di sviluppare, sia pur con modesti successi, una chiesa “progressista” che, parallela a quella ufficiale, fosse legata al partito sostenendo un cristianesimo socialista.
Il 14 aprile del 1950 l’Episcopato e il governo polacco, con l’esclusione del Vaticano, raggiunsero comunque un accordo.
In esso si stabilivano i doveri della Chiesa verso lo Stato e le garanzie del governo verso la Chiesa. La logica del clero polacco fu di definire una cornice giuridica all’interno della quale poter operare ed essere protetto formalmente, una sorta di riconoscimento a livello giurisdizionale del “compromesso” con il potere politico. L’accordo trascinava i vescovi su un terreno politico e con ripetuti impegni a combattere le attività ostili allo Stato.
Il prezzo pagato fu altissimo, ma il risultato ugualmente importante: l’episcopato, pur privato di un terzo dei suoi membri (incarcerati), dei suoi mezzi di stampa e di una parte della sua dignità, rimase pur sempre alla testa della Chiesa polacca, scongiurando il pericolo della trasformazione della dissidenza dei preti progressisti in vere e proprie fratture.
Agli inizi degli anni Cinquanta il disagio che crebbe in Polonia tra le masse lavoratrici (e che esploderà nel 1956 con gli scioperi e le manifestazioni di Poznan e di altre città operaie polacche) trovò come simboli due diverse vittime del regime: Gomulka e il Cardinale primate della Polonia Stefan Wyszynski.
Grazie all’appoggio esplicito della Chiesa, Gomulka potè per alcuni mesi godere di uno straordinario consenso popolare e che lo portò anche ad introdurre nelle elezioni successive, la possibilità di presentare diversi candidati, sapendo di poter rischiare un confronto.
Nel periodo di Gomulka la crescita dell’influenza cattolica fu graduale, non impetuosa, e non presentò ancora le caratteristiche di una vera e propria egemonia tra le masse, cosa che avverrà negli ultimi anni di Gierek. Wyszynski cercò di usare questa recuperata forza della Chiesa per una campagna di riconquista cristiana che ebbe le caratteristiche di una vera e propria crociata. Fu proprio a partire dagli ultimi anni di Gomulka che la gerarchia cattolica cominciò ad accrescere la sua influenza e, soprattutto, a stabilire contatti e tacite intese con gli stessi oppositori provenienti dalle file del POUP.
Così il movimento cattolico, al di là delle sue posizioni concrete che potevano essere anche assai discutibili, fu l’unica forza di opposizione esistente. Un’opposizione in generale blanda, opportunistica, ma di certo reale. La politica della Chiesa in Polonia fu quindi basata su un forte realismo, abilmente coniugato con una tattica capace di sottrarre consensi al regime e aumentare la propria supremazia all’interno della società polacca.
Poprawiony: niedziela, 21 grudnia 2008 09:46
 

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