I gemellaggi tra città italiane e polacche sono numerosi, e quasi mai casuali: dietro la delibera di un consiglio comunale c’è spesso una storia più antica, una parentela dinastica, un architetto emigrato o un cimitero militare. Vale la pena ripercorrerla, perché spiega perché due paesi lontani sulla mappa si somiglino tanto in certe cose.
Una regina milanese sul trono di Polonia
Il primo grande innesto italiano risale al 1518, quando Bona Sforza, figlia del duca di Milano, sposò il re Sigismondo I e divenne regina di Polonia. Non arrivò da sola: portò con sé una corte di cuochi, giardinieri, medici e artisti, e con loro un modo italiano di gestire terre e finanze che le procurò tanta ammirazione quanta ostilità tra la nobiltà locale.
L’eredità più curiosa è però linguistica e sta ancora oggi in ogni cucina polacca. Le verdure per il brodo — carota, sedano, prezzemolo, porro — si chiamano collettivamente włoszczyzna, cioè letteralmente “roba italiana”, da Włochy, l’Italia. Un intero reparto dell’ortofrutta polacca porta il nome del paese da cui quelle abitudini alimentari sono arrivate. Se ti interessa il seguito della storia, l’abbiamo raccontata anche nella guida alla cucina polacca.
Architetti italiani, città polacche
Nel Cinquecento e nel Seicento gli architetti e gli scalpellini italiani in Polonia erano talmente numerosi che il Rinascimento polacco è, in buona misura, opera loro. A Cracovia il cortile a loggiati del castello reale e la cappella funeraria dei re sul colle del Wawel furono realizzati da maestri toscani; il risultato è che un visitatore italiano, arrivato lì, ha una strana sensazione di casa.
Il caso più clamoroso resta però Zamość, nel sud-est. La città fu progettata da zero a partire dal 1580 dall’architetto padovano Bernardo Morando come città ideale rinascimentale: pianta regolare, piazza porticata, fortificazioni integrate nel disegno urbano. Oggi è patrimonio UNESCO e viene chiamata la “Padova del Nord” — un gemellaggio di fatto, siglato tre secoli prima che la parola esistesse.
Il legame di Monte Cassino
Il capitolo novecentesco è di natura completamente diversa. Nella primavera del 1944 il Secondo Corpo d’armata polacco, formato in gran parte da militari deportati in Unione Sovietica e poi liberati, combatté in Italia lungo la linea Gustav e conquistò l’abbazia di Monte Cassino nel maggio di quell’anno, a un prezzo altissimo. Il cimitero militare polacco che si trova là sotto raccoglie oltre mille tombe ed è uno dei principali luoghi della memoria polacca fuori dai confini nazionali.
Da quella vicenda nascono molti rapporti tuttora attivi tra comuni del Lazio e dell’Abruzzo e città polacche: commemorazioni annuali, scambi tra scuole, associazioni di discendenti. È il motivo per cui, scorrendo l’elenco dei gemellaggi di certi piccoli comuni dell’Italia centrale, si trovano nomi polacchi che a prima vista sembrano inspiegabili.
I gemellaggi oggi
Un gemellaggio, in concreto, è un patto di amicizia deliberato da due consigli comunali. Non produce effetti sui cittadini né vantaggi burocratici: produce relazioni. Le forme più frequenti sono gli scambi scolastici, le settimane culturali, i tornei sportivi giovanili e la collaborazione tra bande musicali e cori — attività poco spettacolari e sorprendentemente durevoli. Tra le grandi città, uno dei patti più noti lega Cracovia a Firenze, due centri storici di dimensioni simili e con lo stesso problema del turismo di massa da gestire.
Come scoprire il gemellaggio del tuo comune
La strada più rapida è il sito del comune: le delibere sono pubbliche e i patti compaiono di norma nelle pagine dedicate ai rapporti internazionali o alla cultura. Se non trovi nulla, l’ufficio cultura conserva quasi sempre la documentazione degli scambi passati, comprese le fotografie delle visite ufficiali. Vale la pena chiedere: molti gemellaggi degli anni Ottanta e Novanta si sono addormentati semplicemente perché è cambiata l’amministrazione, non perché qualcuno li abbia sciolti, e più di uno è stato riattivato dopo la telefonata di un cittadino curioso.
Domande frequenti
Che cos’è un gemellaggio tra città?
È un patto formale di amicizia tra due comuni di paesi diversi, deliberato dai rispettivi consigli comunali. Non ha effetti giuridici sui cittadini: serve a produrre scambi scolastici, iniziative culturali, incontri sportivi e rapporti tra associazioni.
Perché ci sono tanti legami tra Italia e Polonia?
Perché si sono accumulati per secoli: il matrimonio di Bona Sforza con il re di Polonia nel 1518, generazioni di architetti italiani attivi a Cracovia e a Zamość, e nel Novecento la campagna d’Italia del Secondo Corpo polacco, che culminò a Monte Cassino nel 1944.
Chi era Bona Sforza?
Figlia del duca di Milano Gian Galeazzo Sforza, nel 1518 sposò il re polacco Sigismondo I e divenne regina di Polonia. Portò a corte cuochi, giardinieri e artisti italiani, e con loro le verdure da brodo che in polacco si chiamano ancora włoszczyzna, cioè “roba italiana”.
Cosa c’è di italiano a Zamość?
Il piano della città. Zamość fu progettata dalla fine del Cinquecento dall’architetto padovano Bernardo Morando come città ideale rinascimentale, con piazza porticata e impianto regolare: per questo viene chiamata la “Padova del Nord” ed è patrimonio UNESCO.
Che cos’è il cimitero polacco di Monte Cassino?
È il cimitero militare dove riposano i soldati del Secondo Corpo polacco caduti nella battaglia del maggio 1944. Ogni anno vi si svolgono commemorazioni ufficiali e resta uno dei principali luoghi della memoria polacca fuori dalla Polonia.
Come si scopre se il proprio comune è gemellato?
La delibera è pubblica: la si trova sul sito del comune, di solito nelle pagine dedicate ai rapporti internazionali o alla cultura. In alternativa si può chiedere direttamente all’ufficio cultura, che di norma conserva la documentazione degli scambi.