Nel corso del COP24, il fenomeno inquinamento in Polonia è salito alla ribalta mondiale. Gli ospiti di Katowice sono stati, infatti accolti da varie esposizioni di carbone usato nelle applicazioni più disparate: piatti di carne buona, tipica della cucina locale quanto dispendiosa per l'ambiente, il tutto in stoviglie monouso, sotto una pesante cappa di smog invernale e con il beffardo sottofondo della banda musicale dei minatori.

COP24 Katowice

Difficile dire se quanto avvenuto a Katowice sia stato dettato da incoscienza o consapevolezza, sappiamo solo che buona parte degli ospiti sono rimasti negativamente colpiti da quanto visto e sentito.Inquinamento al 18/12/2018 - immagine Airly

Il colpo di grazia all'immagine della Polonia l'ha dato il Presidente Andrzej Duda, il quale ha dichiarato che il carbone polacco basterà per i prossimi 200 anni e che i polacchi lo useranno, lasciando di stucco i presenti in sala venuti in Polonia proprio per evitare quello che il Presidente ha dichiarato con l'ardore del suo orgoglio nazionale.

Il preludio di un disastro annunciato salvato da una convenzione ridotta all'acqua di rose.

Cerchiamo però di spiegare a chi non conosce il problema a cosa è dovuto il famoso inquinamento in Polonia.

 

Centrali elettriche in Polonia

Innanzi tutto, l'80% del fabbisogno energetico dipende dal carbone, solo che la quantità di quello autoctono è in diminuzione in quanto sempre più difficile da estrarre.

Motivo per cui cresce l'importazione dalla Russia con un conseguente aumento dei prezzi e malumore dei minatori.

Nei giorni del COP24 è salita alla ribalta la centrale elettrica di Bełchatów, ovvero di gran lunga la più inquinante in Europa, la cui presenza ha completamente stravolto la zona creando però lavoro e ricchezza per tutto l'indotto e gli abitanti vicino.

A queste si aggiungono altre centrali elettriche tra cui quella di Opole, inaugurata da Donald Tusk durante la sua presidenza e quella di Ostrołęka, attualmente in costruzione nonostante i dubbi sorti, negli ultimi giorni, da esponenti anche dell'attuale governo in carica sull'utilità a livello economico ed ecologico.

L'eolico inshore è di difficile sviluppo in quanto, secondo la normativa vigente, non si possono installare impianti a meno di 2 km ci siano delle abitazioni, il che rende praticamente impossibile la costruzione di nuovi impianti.

Le centrali elettriche sono un problema, ma non sono IL problema. Il vero dramma è legato agli edifici con particolare riferimento alle case monofamiliari, quindi alle piccole emissioni dei singoli cittadini.

 

Vecchi edifici in Polonia

La Polonia è strapiena di case vecchie, fatiscenti, prive di qualsiasi impianto a gas o teleriscaldamento e riscaldati con caldaie a carbone.

Ad oggi mancano normative volte a regolarne gli standard. Di conseguenza ci sono ancora, in commercio e in produzione, i cosiddetti kopciuchy, ovvero caldaie a carbone prive di qualsiasi standard.

Non solo, alcuni vecchi palazzi, le cosiddette kamienice, sono ancora alimentati a carbone, sebbene si trovino in centro città dove esiste già una rete di teleriscaldamento.

Nella stessa Katowice, dove si è svolto il CAP24, ancora ci sono le consegne di carbone spalate poi nelle cantine e bruciato in inverno in barba a chi vuole salvare il pianeta.

Solo negli ultimi due anni, alcuni voivodati come quelli della Slesia o della Piccola Polonia, hanno emanato delle norme locali mirate a regolare gli standard delle caldaie e a una progressiva quanto lenta sostituzione di quelle vecchie.

A livello nazionale il governo attuale non ha ancora emesso alcuna normativa in merito.

Inoltre, in queste caldaie è ancora sovente l'abitudine di bruciare di tutto. Qui si parla di rifiuti di ogni tipo, carta, plastica, cuoio, pannolini e quanto altro capita a tiro, sebbene questa pratica sia, ovviamente, illegale.

 

Carbone in Polonia

Andiamo al carbone: anche qui non esiste una normativa vigente a livello nazionale, motivo per cui sono in commercio i cosiddetti muły e flotoconcentraty, ovvero scarti minerari venduti a prezzo irrisorio ma fonte di grandi guadagni per le miniere, con un contenuto calorico bassissimo e con emissioni stratosferiche.

Di solito sono le famiglie meno abbienti ad acquistare quelli che sono veri e propri rifiuti.

Come per le caldaie, solo in alcune regioni la vendita non è più consentita ma in molte altre si possono acquistare tranquillamente.

Anche la lignite la fa da padrone, si può comprare pressoché dappertutto.

Tornando agli edifici, è vero che, in questi anni, è stato investito parecchio sui termoisolamenti a cappotto, ma sono ancora decine di migliaia privi di qualsiasi isolamento, motivo per cui la dispersione termica è notevole e, di conseguenza, i consumi e lo smog.

 

Allarme smog in Polonia

Parliamo adesso dell'allarme smog. Durante il COP24, è stato chiesto da una delegazione francese provvedimenti per gli alti livelli di emissione presenti nell'aria in quel momento ma la reazione è stata nulla.

Innanzi tutto, l'allarme smog viene emanato a 300 μg/m3 di PM10 mentre in Italia è di 50 μg/m3, quindi quando c'è già una cappa di smog da tagliare con il coltello.

La cosa drammatica è che in caso di allarme smog non succede assolutamente niente.

Le scuole restano aperte, niente targhe alterne (per fortuna). Nessuno è costretto a spegnere le proprie caldaie inclusi quelli che hanno una seconda fonte di calore.

Nessun controllo, nessuna reazione se non l'annuncio via social con il consiglio di non far uscire di casa anziani e bambini (ma ci sono le scuole aperte) e di stare attenti alla propria salute.

L'immagine di cui sopra, emblematica, è stata estratta dalla mappa di Airly proprio mentre chi scrive mette giù queste righe. Naturalmente non c'è alcun allarme smog in corso.

I negazionisti ovviamente glissano sul discorso dando la colpa alle fabbriche, alle sigarette o al parco auto.

Sebbene ci siano ancora vecchi stabilimenti ridotti a ruderi fatiscenti e vecchie golf diesel Euro 0 in giro, la causa principale è sempre da ricercare alle emissioni dei singoli edifici nel periodo invernale.

La conferma è facile da trovare: guardando i livelli di PM10 e di PM2,5 nel periodo estivo, tutta la Polonia ha dei livelli di inquinamento alla stregua di tutti gli altri paesi europei e ben al di sotto dei minimi europei consentiti.

Insomma, è facile convincersi di quanto succede in inverno in Polonia, è sufficiente farsi una passeggiata serale in un paesino qualsiasi, soprattutto a Sud o sulle montagne.

Si troveranno camini fumanti di un nero acceso, una spessa cappa di smog e tante famigliole a godersi la serata al calduccio con un'aria da far rabbrividire gli abitanti dei sobborghi indiani.

Portatevi però una mascherina e dei vestiti di ricambio, perché puzzerete, ma parecchio.

 

Cosa succederà?

I polacchi hanno iniziato a prendere coscienza soprattutto grazie alle app disponibili sugli smartphone e al tran-tran in rete portando l'indignazione a salire alle stelle rapidamente.

Ora, il pregio dei polacchi è che una volta preso l'argomento a cuore sono in grado di cambiare il mondo, motivo per cui almeno a livello locale è già stato fatto qualcosa in poco tempo.

Tuttavia, sia l'acceso negazionismo da parte del governo PiS, sia i costi vertiginosi degli interventi rendono le innovazioni di una lentezza snervante.

S parla di cambiare le caldaie di centinaia di migliaia di edifici, nonché le abitudini degli abitanti consolidate in decenni d'ignaro inquinamento.

La Polonia cambierà, ridurrà lo smog raggiungendo standard europei, ci vorrà però ancora diversi anni oltre a tanta buona volontà e a tanti, ma tanti, investimenti.

foto Airly