e i suoi reportage dall'Africa

Per chi scrive sui viaggi e sulla Polonia come me, deve aver letto per forza i libri di Ryszard Kapuściński. 

Ricordo che ero agli inizi delle mie prime esperienze polacche. Vivevo ancora in Italia e cercavo di scoprire il paese che poi è diventato casa mia. Certo i suoi reportage riguardavano altri luoghi al mondo ma nelle sue parole c'era sempre un riferimento fra le righe alla Polonia.

Alla fine non solo li ho letti tutti ma sono stati anche fonte d'ispirazione per imparare il polacco per leggere i suoi libri in lingua originale e soprattutto per vedere il concetto di viaggio secondo un altro punto di vista.

Chi era Ryszard Kapuściński

Era un grande reporter, un viaggiatore corrispondente per l'Africa nonché l'autore polacco più tradotto al mondo dopo Stanisław Lem.

Un po' tutti i suoi libri sono stati tradotti anche in italiano.

Soprannominato il Cesare dei reportage, aveva avuto il pregio di voler vivere i luoghi da lui visitati come una persona del posto cercando di percepire la vera essenza grazie anche alla gentilezza e alla capacità di approcciarsi con il prossimo.

Nella sua vita ha vissuto decine di rivoluzioni, quasi andandole a cercare in quanto riteneva la guerra un fattore normale nella sua vita avendola passata interamente in esilio.

Questo perché il suo paese natale, Pińsk, appartenente un tempo alla Polonia orientale, dopo la guerra passò all'attuale Bielorussia dove non poté rientrare.

Aveva sempre aspramente criticato i vari corrispondenti provenienti da vari paesi del mondo. Non gli piaceva vedere i suoi colleghi vivevano barricati in oasi frequentate solo da occidentali, cercando di convincere gli interlocutori che stavano «raccontando l'Africa». Kapuściński sosteneva l'impossibilità di raccontarla da una camera d''albergo e che, per viverla, occorreva adeguarsi agli standard della gente comune.

Molto interessante è l'opinione che esprime ne L'altro, dove lo scrittore definisce il prossimo secondo due aspetti: il primo, del tutto simile agli europei, con lo stesso sangue, paure, gioie, preoccupazioni, sentimento del freddo, caldo, fame e sete. 

In un secondo aspetto, si evidenzia una sostanziale differenza culturale, religiosa, razziale, con un'attenta analisi degli atteggiamenti degli europei, i quali passano da una tendenza dominante a uno studio e a una voglia di conoscenza delle culture differenti.

Pur avendo vissuto diverse rivoluzioni, non era un uomo violento. Il suo interesse era capire, conoscere culture diverse, sconosciute, a volte incomprensibili per gli europei. Non utilizzava mai un registratore perché avrebbe spinto l'interlocutore ad assumere atteggiamenti innaturali perdendone l'essenza.

 

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I suoi libri

Premetto, non sono un critico letterario, non è il mio mestiere sebbene nella mia vita ne abbia svolti parecchi.

Ho letto i suoi libri, sia in italiano che in polacco, e hanno significato molto per me e la mia formazione. 

Il mio pensiero riportato su questo articolo non è una critica asettica ma un commento dettato dal cuore.

 

Africa

Autoritratto di un reporter è un testo fondamentale per chi vuole intraprendere lo stesso cammino. 

All'inizio della sua carriera, nell'allora Polonia socialista, il suo scopo era di «attraversare il confine» pensando di visitare almeno la Cecoslovacchia. Tuttavia dopo essere stato in Cina e in India, decise di dedicarsi al continente africano martoriato dalle rivoluzioni.

Ebano è il libro che meglio racconta il lungo viaggio di Ryszard Kapuściński. In questo libro lo stesso termine «Africa» o «africano» appare estremamente riduttivo e privo di significato. 

Si tratta di un appassionante viaggio in diversi paesi come Tanganica, Etiopia, Ruanda, Uganda, Camerun, Senegal, vivendo costantemente in contatto con la gente, le realtà e le difficoltà del posto nella seconda metà del ventesimo secolo in piena epoca post coloniale.

Questo è uno dei pochi reportage in cui viene davvero raccontato il continente nelle sue essenze.

Il libro racconta un territorio dove l'uomo bianco, nel corso dei secoli, si è rivelato protagonista e fautore di guerre che hanno portato morte, distruzioni ed esodi di massa. Personalmente ritengo che chi sbraita ai quattro venti contro gli immigrati dovrebbe prima leggere libri come questo per capire alcune delle motivazioni che stanno dietro la drammaticità dei barconi.

Nel suo libro racconta anche la malaria cerebrale contratta durante uno dei suoi viaggio rischiando la morte. 

Un'altra rivoluzione, raccontata ne Il Negus, è quella in Etiopia, dove lo scrittore descrive la figura di Hailé Selassié, imperatore dagli anni trenta fino agli anni settanta.

Nel suo libro sono presenti i racconti di quelle persone che hanno vissuto il suo regno e che sono stati testimoni del suo sfarzo, della sua intransigenza, del periodo in cui governava con pugno di ferro il paese e cercava di portare l'Etiopia alla modernità mentre buona parte del paese moriva di fame, fino alla rivolta delle forze armato che lo hanno spodestato.

Altri testi come La prima guerra del football e In viaggio con Erodoto, raccontano i suoi viaggi in Africa e le sue mille avventure. 

 

Iran

Fra queste, aveva vissuto la rivoluzione khomeinista avendo così modo di raccontare, in Shah-in-Shah, la sua esperienza nel periodo in cui era al potere l'ultimo scià.

Lo scrittore racconta dei suoi incontri, delle testimonianze degli iraniani sugli ultimi scià, della loro smania di potere, degli stretti rapporti con l'occidente, americani su tutti, di come la Savak reprimesse col sangue ogni tentativo di ribellione al regime e di come la Rivoluzione Khomeinista del 1979 abbia trasformato il paese da una dittatura filo occidentale in una repubblica islamica sotto la guida dei mullah.

Tutto il libro è il risultato del riordino di appunti e foto in un albergo deserto dove lo scrittore polacco soggiornava da solo.

 

URSS

Kapuściński era anche un ottimo conoscitore dell'allora Unione Sovietica.

In Imperium racconta la sua esperienza di viaggio. Il libro parte dalla sua Pińsk, quando era bambino ai tempi della seconda guerra mondiale e delle deportazioni. 

Il suo viaggio prosegue attraverso i paesi del Caucaso e la Siberia fino a una sua avventura dentro il Cremlino raccontandone gli incontri e le dure realtà.

 

Polonia

Durante la sua carriera, in molti si sono chiesti per quale motivo lui non abbia mai scritto molto sulla Polonia.

Lui stesso afferma che, in ciascuno dei suoi racconti, c'è sempre un riferimento al suo paese, perché tutto ciò che vive è sempre confrontato dalla realtà da cui proviene. Inoltre, sono effettivamente presenti alcuni racconti concreti alla sua patria, come in Imperium, in cui comincia raccontando il periodo delle deportazioni russe agli inizi della seconda guerra mondiale e riferimenti vari in Lapidarium II.

Se si vuole percepire la Polonia che particolarmente amava consiglio di leggere Giungla polacca (Busz po polsku in polacco), dove vengono raccontati gli scenari da lui vissuti all'inizio della propria carriera di reporter.

Il libro è stato pubblicato nel 2007, anno della morte del reporter, grazie alla moglie Alicja che aveva deciso di recuperare i racconti e di pubblicarli.

I racconti del libro sono per lo più ambientati nel Nord-Est, zona dalla quale proveniva. Racconta inizialmente la sua infanzia, il periodo dei rastrellamenti, la fame, il freddo e la povertà patita durante la guerra nonché l'impossibilità di tornare a casa.

In questo libro ha raccontato le campagne, le province e i paesaggi di quei luoghi nei primi anni cinquanta, ma soprattutto le persone, i contadini, gli operai, i militari e la semplicità che li contraddistingueva.

Particolare risalto occorre dare agli ultimi due capitoli dove nel penultimo racconta la vita militare, del punto di vista della guerra e della sua assurdità ma soprattutto l'ultimo in cui il reporter, in Ghana, cerca di raccontare la Polonia ai vecchi saggi di un piccolo villaggio, paese a loro sconosciuto.

 

I suoi rapporti con l'Italia

Penso che molti reporter, mentre raccontano di luoghi dispersi nel mondo, pensino un po' a casa, alle origini e alle proprie radici. Questo è almeno quanto ho percepito nei suoi libri.

Lo stesso faceva Tiziano Terzani in cui la sua Firenze veniva sempre menzionata. Sarà grazie ai loro libri che quando racconto la Polonia su questo blog, inevitabilmente paragono i luoghi che visito alla mia Sicilia.

È d'obbligo infatti il parallelismo fra il lavoro di Kapuściński e quello del grande reporter fiorentino. Entrambi lavoravano in terreni di guerra, dov'erano in atto delle rivoluzioni, dove stava cambiando il mondo e con il solo obiettivo di raccontare.

Non avevano mai avuto modo d'incontrarsi, Terzani era impegnato per lo più in Asia mentre Kapuściński in Africa. Le uniche opere che raccontano gli stessi posti riguardano l'allora Unione Sovietica. Il già citato Imperium può benissimo essere confrontato con Buonanotte, Signor Lenin che, seppur in situazioni diverse, raccontano l'impero sovietico in disfacimento.

Un altro parallelismo si può trovare con Oriana Fallaci. La giornalista italiana aveva avuto modo d'intervistare Hailé Selassié e l'Ayatollah Khomeini come riportato nel suo Intervista con la storia, gli stessi personaggi raccontati da Kapuściński in Shah-in-Shah e in Negus.

È stato proprio in Italia uno degli ultimi viaggi di Kapuściński. Nel 2006 aveva incontrato un gruppo di giovani in Alto Adige raccontando non solo i suoi viaggi e affrontando alcuni argomenti come la globalizzazione e l'importanza di comprendere il prossimo. 

Da quell'incontro nacque il libro Ho dato la voce ai poveri. Dialogo con i giovani.

 

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