Escursione sul Giewont e sul Kopa Kondracka

Il Giewont, detto cavaliere dormiente o śpiący rycerz è un simbolo di Zakopane e del Parco Nazionale dei Monti Tatra nonché una delle più conosciute montagne in Polonia.

Basta alzare lo sguardo verso Sud dalla capitale invernale della Polonia per vedere la lunga cresta estesa in direzione Est-Ovest accanto a un rilievo con una grossa croce di ferro sulla cima.

Onestamente ci vuole un po' di fantasia nel vedere un elmo con l'armatura osservando quelle rocce calcaree del Cretaceo. Anzi mi ricorda più la sagoma di una mummia. Tuttavia non sarà questo articolo a condizionare l'immaginario popolare, che cavaliere dormiente sia!

Profilo altimetrico della salita sul Giewont e su Kopa Kondracka

 

Oltre a essere un importante punto di riferimento per i turisti a passeggio nella famosa Krupówki nel centro di Zakopane, il Giewont è una piacevole meta per escursionisti anche se non la ritengo adatta a chi è alle prime armi.

Questa escursione rappresentava per me un banco di prova per la programmata escursione sul Monte Rysy dal versante slovacco. Qualora il mio stato di forma fosse stato buono, allora non avrei esitato ad attaccare la cima più alta in Polonia.

Non voglio però rovinarvi la sorpresa, mettetevi comodi perché sto per raccontarvi la mia escursione sul Giewont e sul Kopa Kondracka.

Partenza verso il Giewont

Ingresso nel sentiero per il Giewont

 

Ci incamminiamo alle otto del mattino ma il parcheggio a Dolina Strążyska è ancora semivuoto. Molti turisti sono stati scoraggiati dal tempo precario che purtroppo comprometterà la qualità delle mie foto.

Una volta mostrato il biglietto acquistato online al modico prezzo di tre złoty entriamo nel Parco Nazionale dei Monti Tatra o TPN. I cartelli all'ingresso, fra le varie avvertenze, ci invitano a stare attenti in caso d'incontro con un orso. Mi auguro di non averne bisogno.

Nel primo tratto sul sentiero rosso attraversiamo una foresta di faggi dentro al quale scorre limpido il torrente Strążycki. Alcuni spazi sono sufficientemente aperti per vedere il Giewont la cui cima è però coperta dalle nuvole.

Camminiamo su un sentiero sterrato in perfette condizioni e dopo meno di mezz'ora incrociamo una targa sulla roccia con l'immagine del viso di Edward Jelinek, pubblicista ceco che ha dedicato la sua carriera all'amicizia con i polacchi tanto che lo scrittore Henryk Sienkiewicz aveva promosso l'iniziativa di dedicare a lui quell'affioramento.

Proseguendo dobbiamo compiere un piccolo guado perché un trattore carico di legname ha da poco sfondato uno dei ponti di legno finendo nel torrente. Credo sia una delle peggiori giornate dell'autista ma non voglio infierire pubblicando le foto. Al contrario le custodirò gelosamente guardandole nei momenti di tristezza.

 

Sentiero rosso e nero verso il Giewont

 

Arriviamo a Polana Strzążyska e il cartello ci invita a svoltare a destra. Mancano adesso due ore per arrivare sulla cima del Giewont.

Il nostro sentiero rosso scorre insieme a quello nero fino a Przełęcz w Grzybowcu. Le pendenze sono aumentate considerevolmente e saliamo su una scalinata di roccia alquanto impegnativa e che ci costringe a un paio di pause per rifiatare. Siamo comunque in anticipo sulla tabella di marcia.

 

Sentiero rosso per Wyźnia Kondracka Przełęcz

 

Abbandonato il doppio sentiero proseguiamo per quello rosso. La foresta si va diradando lasciando sempre più spazio al panorama su Dolina Małej Łąki e ai rilievi di fronte.

Le pendenze sono un po' meno elevate e si cammina su un terreno sterrato. I segnali del sentiero sono presenti ormai solo sulle rocce che nonostante le piogge dei giorni precedenti sono perfettamente asciutte.

Incrociamo il primo ostacolo di roccia che dobbiamo scavalcare aiutandoci con le mani. Da quel punto proseguiamo senza i bastoncini telescopici che appendiamo agli zaini. Camminiamo con gli strati subverticali dei calcari del Piccolo Giewont o Mały Giewont sopra la nostra testa ma non sembrano esserci rischi di frane.

Superata un'altra lunga scalinata di rocce arriviamo a Wyźnia Kondracka Przełęcz, uno spiazzale pianeggiante dove si trovano alcune panchine di legno. Siamo sotto il Giewont e se non fossimo fra le nuvole sarebbe un posto perfetto per una serie di fotografie.

 

Salita sulla cima del Giewont

Cima del Giewont con la sua croce in cima

 

Abbandoniamo il sentiero rosso per attraversare quello blu che rappresenta il tratto tecnicamente più difficile di tutta l'escursione. Ci vogliono circa venti minuti per salire in cima. Ormai siamo passati a un clima tipicamente alpino.

Il sentiero gira attorno alla cima in senso antiorario, chi sale deve proseguire a destra. È una importante facilitazione perché si evita l'incrocio con chi scende riducendo i rischi. Qua comincia il tratto più complesso che i meno esperti dovrebbero intraprendere con estrema cautela.

Fino alla cima si prosegue aiutandosi con le catene fisse. Le rocce non sempre sono in posto ma dato il continuo afflusso di turisti alcune si sono distaccate con il rischio di rotolare a valle colpendo chi sta sotto. È Importante muoversi con cautela anche perché le pendenze sono notevoli.

Arriviamo in cima! Ci sediamo sotto la croce in ferro montata nel 1900 e alta 17,5 metri. La salita era prevista in tre ore e un quarto ma siamo arrivati con venti minuti di anticipo.

Gustiamo la barretta di cioccolata di rito in un angolino di quell'angusto cocuzzolo. Solitamente la cima è affollatissima ma causa il brutto tempo siamo in pochi. Ciò nonostante l'esiguo numero di presenti bastano per saturare ogni spazio rendendo precario e rischioso i nostri movimenti.

Siamo in mezzo alle nuvole e approfitto di ogni buco all'orizzonte per scattare alcune foto verso Zakopane e la valle adiacente. Non è la giornata ideale per un reportage fotografico ma faccio del mio meglio.

 

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Salita sul Kopa Kondracka e su Czerwone Wierchy

Cima del Giewont vista dalla salita verso Kopa Kondracka

 

Stiamo benissimo e vogliamo proseguire. Tuttavia per il pomeriggio è prevista una burrasca. Vorremmo arrivare a Kasprowy Wierch attraverso la cresta ma è troppo rischioso.

Tuttavia abbiamo il tempo per proseguire verso l'alto. Scendiamo dal Giewont aiutandoci con le catene presenti su tutto il tratto più ripido in discesa. Bisogna procedere con estrema cautela.

Davanti a noi un padre ha portato suo figlio alla sua prima esperienza montanara. Potrà avere otto anni. Ha il casco e delle imbragature che gli consentono di agganciarsi alle catene. Non porterei su un bambino così piccolo in un sentiero tanto difficile ma il padre sembra esperto e ha preso tutte le precauzioni per la sua sicurezza. Gli faccio i complimenti per la preparazione.

Arriviamo a Kondracka Przełęcz dove incrocia il sentiero blu con quello giallo. Gli escursionisti stanno aumentando e vogliamo scappare da quella folla.

Il sentiero giallo scorre con pendenze non troppo elevate su un tappeto di rocce. Noto che oltre a tanti gneiss occhiadini ci sono blocchi di graniti rosa tipici di alcune zone degli Alti Tatra come nella valle dei cinque laghi polacchi o sul monte Rysy. Non è una formazione tipica dei Tatra Occidentali dove ci troviamo, penso siano stati trasportati chissà da dove lungo la cresta per la loro maggiore resistenza chimico-fisica.

Le nuvole ogni tanto ci concedono una schiarita, riusciamo a vedere la croce sul Giewont, Zakopane e l'Osservatorio Metereologico di Kasprowy Wierch, il più alto in tutta la Polonia. Tuttavia è solo un fuoco fatuo perché il tempo sta peggiorando.

Giungiamo a Kopa Kondracka a quota 2.005 metri in quaranta minuti al cospetto dei cinquanta previsti dalle indicazioni. Siamo sulla linea di confine con la Slovacchia ma soprattutto ci troviamo in mezzo alle nuvole e il tempo non promette bene.

Kopa Kondracka è la cima più a Est del Czerwone Wierchy, un massiccio di quattro cime lungo i Tatra Occidentali insieme al Ciemniak, al Krzesanica e al Małołączniak. Tutte si trovano lungo il sentiero rosso e sono delle mete ambite dai turisti per lo splendido panorama lungo il versante polacco che quello slovacco.

 

Discesa verso Kuźnice

Discesa verso Hala Kondratowa

 

Seguiamo un breve tratto di sentiero rosso e dopo quindici minuti di comoda camminata sulla cresta sulla linea di confine fino a Przełęcz pod Kopą Kondracką. Da lì svoltiamo per il sentiero verde. È ora di scendere.

Le pendenze sono notevoli ma il sentiero scorre a zigzag su una scalinata di rocce. Scendendo il grigio dei calcari fa spazio al verde della vegetazione di alta montagna.

Passata un'ora giungiamo nella valle di Dolina Kondratowa. Il sentiero di roccia lascia spazio a un comodo sterrato nella prateria. Arriviamo al rifugio PTTK ma data la folla e il rischio di pioggia non ci fermiamo.

Proseguiamo per il sentiero blu immersi nella foresta. In un'ora arriviamo a Kuźnica dove parte la funivia per Kasprowy Wierch insolitamente vuota prima di proseguire per il centro di Zakopane.

 

Consigli per l'escursione

Quella sul Giewont è un'escursione di massa ed è frequente trovare la fila per salirci. Questo non per la sua facilità quanto per la sua vicinanza a Zakopane. La ritengo di categoria EE secondo la classificazione CAI ma è una mia opinione personale.

Alcuni definiscono l'ascesa allo stesso livello di difficoltà di quella per il Monte Rysy ma la ritengo una grossa esagerazione. Tuttavia non è da prendere sottogamba e va affrontata solo se si è degli escursionisti con un po' di esperienza.

Il tratto da Polana Strążyska a Przełęcz w Grzybowcu mette a dura prova i muscoli delle gambe per via delle pendenze ma quello più difficile è il sentiero blu per la cima del Giewont sia in salita che in discesa. Anche se ci sono le catene bisogna trattarle come un supporto e piuttosto che un'assicurazione a meno che si usi un'imbragatura.

I bastoncini sono molto utili per la prima parte della salita, ma in alcuni tratti della seconda metà del sentiero blu sono d'intralcio. Meglio usare quelli telescopici da appendere allo zaino.

Salite solo ed esclusivamente con scarponi che coprono le caviglie. Le ciabatte con calzino bianco e i tacchi alti non sono un granché indicati. Poi fate voi.

Tenete la mappa sempre con voi. Consiglio di acquistarne una laminata che non si rovini in caso di pioggia e che possa essere riutilizzata negli anni.

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Mappa del percorso